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Mastrocola: la scuola uccide il talento e i sogni

La polemica non la coglie impreparata. I giovani d'oggi - schiavi di videogiochi ed sms - non sanno prendere una penna in mano? Paola Mastrocola lo sapeva già. “Il problema è che non sanno prenderla per esprimere pensieri. Tutta colpa della scuola” chiosa la prof. di un liceo scientifico di Torino, scrittrice di successo con "Galline volanti", "Palline di pane" e l'ultimo Una barca nel bosco, che - in attesa del Campiello - riceverà domani ad Alassio il Premio "Un Autore per l'Europa".

La storia è semplice e disarmante. Gaspare, tredicenne del sud, dotato di cervello e buona volontà, ma figlio di pescatore, emigra con la mamma a Torino per poter studiare. Ma i suoi 10 in latino non fanno per la scuola d'oggi, i compagni lo deridono, la scuola non sa che farsene del suo talento. Per adattarsi al mondo degli altri, Gaspare cercherà il branco e leggerà i poeti latini di nascosto, ma alla fine, vinto da una società che lo ignora, e in cui non può vantare amicizie che contano, aprirà un bar.
E' un romanzo così che gli italianisti di tutt' Europa, giurati di questo specialissimo e meritorio premio Alassio, hanno votato. Bella soddisfazione per la prof-scrittrice.

Mastrocola, ma questa storia è esportabile negli altri Paesi europei?

Credo di sì perché i problemi della scuola sono simili in tutta l'Unione. È l'Europa che vuole conformarsi a un modello unico somigliante a quello americano. Inglesi, francesi, e ora anche gli svizzeri sono molto preoccupati per il degrado culturale delle loro scuole. Ci supereranno i ragazzi dell'Est, perché loro almeno hanno voglia di conoscere, studiare, migliorarsi.

Il suo è un romanzo di (s)formazione. In che cosa la scuola italiana è così capace di sformare i giovani?

Soprattutto quando i ragazzi arrivano miracolosamente alle superiori pieni di voglia di leggere e studiare. Ebbene lì la perdono perché la nostra società preferisce non lasciare il tempo per farlo. Tutto deve essere facile, bello, divertente, e non deve far pensare.

Per questo lei ha criticato la riforma Moratti?

Ho criticato tutte le riforme da dieci anni a questa parte perché il livello dell'istruzione si è abbassato sempre di più rendendo la scuola paradossale.

La scuola distrugge il talento, ma la società lo cerca?

Eh, il talento se ne va, fugge o si rintana. E comunque la storia di Gaspare è emblematica. Il suo talento trova uno sbocco surreale, perché se avesse voluto diventare un latinista, non ce l'avrebbe mai fatta.

In "Galline volanti" lei s'è occupata dell'ottusità delle ragazze di periferia che sognano il "salto sociale". In "Palline di pane" ha raccontato il tour de force della famiglia italiana in vacanza. In "Una barca nel bosco" la vicenda di un ragazzo del sud bravissimo in latino, ma non in... telefonia. Il cinema si è interessato alle storie di Paola Mastrocola?

Si ma poi ha lasciato cadere. C'era in ballo l'idea di fare un film da Galline volanti, ma la mia gioia è avere lettori, un film forse aprirebbe ad altro pubblico, ma sarebbe un'altra opera. Io c'entrerei molto meno.

Che cosa l'insegnante ha dato alla scrittrice e viceversa?

La scuola è l'oggetto privilegiato del mio sguardo perché io ci vivo. E quindi è l'oggetto della mia scrittura quasi senza volerlo.

E continuerà anche nel suo prossimo lavoro.

Che non è un romanzo, ma un pamphlet narrativo. È la storia degli ultimi dieci anni di scuola vista da me, cioè da un punto di vista molto ristretto.

Il suo protagonista finisce con l'aprire un bar. E' davvero difficile realizzare i propri sogni?

Il nostro mondo non prevede il sogno. E noi alleviamo i ragazzi con l'idea che debbano emergere, avere successo, fare denaro e carriera, mentre noi eravamo autorizzati a fare anche studi non strettamente utili. Infatti io mi sono laureata in Lettere....

Intervista di Sergio Buonadonna – IL SECOLO XIX – 03/09/2004

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