| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |



MUSICA

Intervista a Meri Lao

Abita nella mia stessa città, eppure Meri Lao non l'avevo ancora incontrata. E dire che è una donna che nessun appassionato di tango e/o di culture latinoamericane dovrebbe ignorare. E' la testimone vivente nonché giovanissima (nello spirito e nel corpo) della storia dei primi emigranti italiani, quelli che partirono dai porti di Genova e Livorno nei primi anni del Novecento per cercar fortuna oltre l'oceano. Meri Lao è un pozzo senza fondo di avventure, di mestieri, lingue e dialetti. Una pianista da gran concerti, compositrice, cantante per gli intimi, ballerina di tango e di tutto il resto, traduttrice, autrice, scrittrice della prima storia del tango mai editata nel mondo ("Tempo di tango", Bompiani 1975), coniatrice del neologismo "tanghitudine" che fa di quella musica una filosofia. Insegnante di pianoforte, colei che tirò fuori dal buco dell'isolamento romano Astor Piazzolla, che fu amica di Borges e si inventò amica del mito Gardel (ma lì fu costretta a una forzatura storica). Meri come America in breve e scritto all'italiana, perché il padre anarchico la voleva chiamare Giustizia e Libertà ma il fascismo non glielo permise, meglio, lo schiaffò in galera. E allora lui e la moglie, con Meri che aveva solo due anni, salirono di nuovo sulla nave e riattraversarono il grande mare.


Meri, leggendo il tuo ultimo libro "Todo tango", ho scoperto che questa musica, che può "anche" essere ballata, è in realtà "anche" una lingua, un sentimento, una storia, una terra. Anzi, una striscia di terra. Quella dove tu approdasti, assieme ai tuoi, ragazzina di due anni...

Dalle parti nostre si dice: i peruviani discendono dagli incas, i messicani discendono dai maya, gli argentini e gli uruguaiani discendono dalle navi. Ecco, la nostra storia inizia così, da quella discesa dalle navi su cui avevamo attraversato per trenta giorni l'Oceano, quasi tutti in terza classe, nella pancia della nave, vomitando l'anima. Poi ho aperto gli occhi, e intorno a me c'era il tango...

Ma da dove era venuto, di chi erano figli quei suoni e perché avevano tanta importanza?

Il tango passa per essere argentino e io non mi stancherò mai di dire quanto questa attribuzione sia falsa, o almeno incompleta. Il tango nasce su una striscia di terra che appartiene parte all'Argentina (le città di Buenos Aires, La Plata, Rosario) e parte all'Uruguay (Colonia, Montevideo). E' figlio di quelle terre (io lo definirei principalmente rioplatense) e con origini multietniche. Fortissime ovviamente sia l'influenza africana, negli strumenti e nei ritmi, che quella italiana.

Già, gli italiani. Che ora ballano il tango in massa pensando sia un prodotto d'esportazione, esotico. Quasi rinnegandone la paternità...

Esatto. Dimenticando che gli italiani sono stati tra i suoi fondatori. Al tango, l'Italia ha regalato la lingua, quel lunfardo talmente zeppo di termini dialettali veneti, piemontesi, liguri, che molti spagnoli non lo capiscono. In lunfardo, il "gringo" delle canzoni, privo di intenti dispregiativi, non indica lo yankee ma l'italiano. Che può essere anche chiamato: tano (da napoli-tano), manyapulenta, tallarìn (spaghetti), manache (mannaggia), vichenzo, bachica, geneise (genovese). Del lunfardo è tipico il "vesre", ovvero il parlare invertendo le sillabe. Per cui gringo diventa "gongri", macho diventa "choma", cabeza è "zabeca" e tango, "gotàn".

Tornando a te. Hai iniziato a suonare e a ballare il tango a Buenos Aires e a Montevideo nella sua epoca d'oro, il decennio dei Quaranta.

L'unico momento in cui musica, parole, orchestra e cantante formano un connubio ai massimi livelli. Quando io ero appena ragazzina, quattordicenne, e mi muovevo assieme ai miei compagni tranquillamente tra Buenos Aires e Montevideo, il tango era ovunque. Alla radio, al ristorante, nei bar, nelle latterie. Ovunque, meno che nei bordelli, che con il tango non c'entrano nulla.

Come? E tutta la simbologia delle coreografie del ballo, i vestiti, lo spacco di lei, il tirabusciò e il neo, le calze a rete strappate, il disprezzo di lui....

Mio dio, che orrore! Tutta roba inventata per Rodolfo Valentino. Invenzioni per turisti in cui siete caduti con tutte le scarpe. Con tutti questi orpelli il tango musica non c'entra nulla, e nemmeno quello ballato. E' per questo che non vado più volentieri nelle milongas, con tutti quei ganchi, quelle gambe di lei che mettono costantemente a rischio i testicoli di lui, e lei che si appiccica come una biscia. E lui che fa il cabeceo...

Sarebbe a dire?

Quel gioco d'occhi leggermente accentuato con la testa che serve ad invitare la donna a ballare. Se un uomo lo fa a me, lo butto giù dal letto!

Bene, ma non negherai almeno la sensualità...

Una sensualità data dall'assoluta parità tra uomo e donna. E' vero che lui conduce, ma se lei non capisce i segnali di lui o non vuole fare ciò che viene invitata a fare, il ballo non c'è. Al contrario del waltzer dove lui porta e lei esegue. Una sensualità che è data dall'imprevisto, dal non sapere, ogni volta, cosa accadrà. Se sarà finalmente un tango perfetto, come da sempre lo avevi sognato...

Allontaniamoci dal ballo e torniamo alla musica. Nel tuo libro dedichi un intero capitolo al "fratello jazz". I due sono parenti così stretti?

Sono entrambi tributari di una emigrazione interna e di una esterna. Registrano il primo disco tutti e due nel 1917. Vengono diffusi principalmente per radio. Hanno la stessa importante presenza di donne cantanti e nelle stesse proporzioni. Sono stati innumerevoli volte soggetti per il cinema. Sono arrivati insieme in Europa. Solo che nel Vecchio continente il jazz ha finito per godere di assai maggiore fortuna per il semplice fatto che Argentina e Uruguay non hanno vinto la guerra. Da allora siamo in mano all'industria discografica anglosassone.

Parlami della sua musica.

Melodie, accordi imprevedibili, combinazioni ogni volta diverse. E sopra se vuoi ci puoi cantare a squarciagola o sussurrare. Per me è come ascoltare Chopin, Wagner, List. Altro che bordelli...

Le parole chiave.

La nostalgia, il viaggio, "volver", tornare, "es un soflo la vida", vent'anni è nulla. L'infinita richiesta "Donde estas? Donde te ha sido? " (Dove sei? Dove sei andato?). E soprattutto l'assenza... Per questo nel libro mi sono permessa di fare quel terribile accostamento tra tango e le madri di Plaza de Mayo, con i loro cartelli "Donde estan? " e le foto dei dispersi. Volevo solo sottolineare quanto sia insito in quella identità domandare degli assenti.

Hai tradotto migliaia di tanghi, e altrettanti ne hai ballati, composti, cantati. Oggi, se dovessi cantare il tango in un verso solo, come suonerebbe?

C'è già, ed è una mia traduzione in italiano di una strofa di Borges: "La morte mi prenderà/ tu costeggerai la vita/ tu sei memoria infinita/ tango che fosti e sarai".

Intervista di Sabina Morandi – LIBERAZIONE – 03/05/2005

Meri Lao di nascita è milanese, di adozione latinoamericana e di casa romana. E' considerata la maggior esperta di tango in Italia e tra le prime nel mondo. Da non perdere quindi la recentissima uscita del suo "Todo Tango", edito ancora una volta da Bompiani, così come il suo primo saggio in materia "Tempo di tango" (1975).

Meri Lao ha un'età importante che le ha causato qualche problemino alle mani (non dà più concerti) e anche alle gambe (non balla quasi più). In compenso, grazie allo yoga, si piega in due come un giunco. Vive nel centro della capitale, spesso assieme al figlio, alla nuora metà lettone metà americana e alla nipotina. Ma il vero personaggio di casa, oltre a Meri dalla vitalità esplosiva, è il pappagallo Jacou che fischia il tango come nessun umano potrebbe. Meri Lao tentò di convincere Piazzolla a incidere un disco con Jacou, un "Psitacotango". Ma nonostante la curiosità del compositore, non se ne fece nulla. Jacou non se la prese, ed è ancora lì che fischia folle e beato. Non più tanghi, ora preferisce Beethoven.

Viaggio nelle parole, avanti tutta

L'altra settimana parlavamo di S come Stupidità. Oggi torniamo dalle parti della T (a suo tempo esplorammo il Tempo con lo psichiatra Genovino Ferri) per sognare di tango. In Italia, per le giovani generazioni che ultimamente lo hanno scoperto e appassionatamente lo amano, il tango è soprattutto ballo e milongas. Un atteggiamento che indispettisce non poco la nostra intervistata di oggi, la studiosa Meri Lao, massima tangologa in Italia e probabilmente in buona parte del mondo, compositrice e concertista a sua volta, per cui il tango è soprattutto musica, o meglio "es un pensamiento triste que se puede tambien bailar", come disse Enrique Santos Discépolo. Tambien, anche, se proprio ci tieni. Ma per il resto è musica, e vita.



| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|