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Caccia al killer nei carruggi

Una settimana alla ricerca di un feroce assassino mentre Genova è aggredita dall'afa portata dallo scirocco, la" Maccaia” (Fratelli Frilli Editori), che dà il titolo al nuovo romanzo di Bruno Morchio. Protagonista indiscusso il detective privato Bacci Pagano, nome e cognome che più genovesi non si può, cinquantenne, ex sessantottino, un investigatore che sta dalla parte dei più deboli, proprio come avviene nei gialli di Carlotto, Dazieri, Vichi o Montalban.


Uno strozzino viene ammazzato, pochi anni prima ha stipulato un'assicurazione sulla vita, i sospetti convergono sulla sua giovane moglie panamense e sul suo amante. Bacci, come al solito, risolverà il caso, mentre da "vero analfabeta dei sentimenti" non riuscirà a mettere ordine nella sua vita privata. Come da manuale, con le sue compagne non ci sa proprio fare.


Genova e il suo centro storico sono descritti negli angoli più intimi, la "maccaia" avvolge la città come un velo, per abbandonarla proprio nel momento in cui si scopre chi è l'assassino. Ora Genova ha riconquistato i suoi contorni, e il monte di Portofino si staglia nitido all'orizzonte. E Bacci può dormire tranquillo. Un groppo di malinconia lo perseguita per tutto il romanzo: sta invecchiando e il mondo che avrebbe tanto voluto diverso, non è che sia il migliore dei mondi possibili.
Un romanzo scritto bene, tanti i brani che catturano l'anima di Genova, un incedere narrativo che non ha nulla da temere se lo si confronta con tanti altri scrittori di livello nazionale.


Bruno Morchio, negli anni Settanta, come tanti giallisti italiani, ha fatto militanza politica attiva nelle file del movimento studentesco. Si è laureato in lettere con Edoardo Sanguineti e poi in psicologia a Padova. Sposato, ha due figli, Stefania di 26 e Federico di 16 anni e fa lo psicoterapeuta.


Quanto Genova si presta ad un'ambientazione noir?


I carrugi sono lo scenario ideale. È il gioco di luce e ombra che la rende così suggestiva come sfondo di storie a tinte forti. Ormai il noir mediterraneo - di Montalban, Fois, Izzo, Camilleri, ecc. - ha scalzato il giallo dalle nordiche nebbie anglosassoni. Le nostre coste assolate, memori delle truculente vicende omeriche, evocano la morte e il sangue con più efficacia che le scialbe e gelide brughiere dell'Inghilterra e della Scozia.


Com'è il centro storico di Genova secondo Bruno Morchio?


Ci abito e non me ne andrei per niente al mondo. È un posto dove si è raggiunto un accettabile livello di integrazione interetnica che non si trova in altre città europee. È pieno di gioventù e di bellezze architettoniche. Spero solo che il popolo che lo abita non ne sia buttato fuori dal lievitare dei prezzi.


Quanto Bacci Pagano è simile al suo autore?


Bacci condivide con me la stessa riluttanza ad entrare nel terzo millennio, entrambi abbiamo lasciato nel ventesimo secolo le cose più belle della nostra vita. Entrambi abbiamo vissuto la stagione delle grandi ideologie, del pensiero forte, riassumibili nel marxismo e nella psicoanalisi. Bacci ha attraversato un periodo storico caratterizzato da un conflitto radicale, si è schierato e ha pagato al di là delle proprie colpe. Ma non chiede niente in cambio alla società, continua a sbattersi con dignità. Stare coi perdenti non ne fa un vittimista.


Lei è psicologo: quanto il suo lavoro l'aiuta a costruire i suoi personaggi?


Penso che nei miei romanzi ci sia la mia vita, la mia conoscenza della vita degli altri accumulata in vent'anni di lavoro. In "Maccaia" ci sono molti "dialoghi chiave" tra due persone, Bacci e il suo interlocutore, in cui l'investigatore è impegnato a cercare la verità. Un po' come accade nelle sedute psicoanalitiche.


Si aspettava un successo così del suo primo libro, "Una storia da carruggi"?


Mi aspettavo che potesse piacere a quelli della mia generazione, ma non un successo così ampio. Resto curioso di capire quanto sia piaciuto ai lettori non genovesi e alla generazione dei trentenni, che non hanno conosciuto il sessantotto, l'autunno caldo e gli anni di piombo.


Intervista di Laura Guglielmi – IL SECOLO XIX – 15/10/2004



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