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Il macho, macho Condoleezza Rice

A livello planetario, il machismo ha il suo più recente modello di riferimento in Condoleezza Rice. E' politically correct, essendo donna, esibisce muscoli a più non posso, è sicura di sé oltre ogni possibile immaginazione e fa le veci di qualcun altro. Nella coppia che dirige la Casa bianca c'è stata una rivoluzione: non più il modello classico, e veteromachista, dell'uomo che prende le decisioni per la donna, ma l'essere umano, she-male, che prende le decisioni per la scimmia eletta a presidente del Sistema per fedeltà a Orwell.


Il veteromachismo è rinchiuso in un qualche oscuro carcere iracheno, e passa le giornate, leggiamo, a leggere Hemingway, altro veteromacho dal fare bonario ma virilmente attratto da armi, corride e guerre. Fa un po' tenerezza l'uomo vero Saddam Hussein, il superpadre superassassino superimprigionato. Lui ha rappresentato uno degli ultimi modelli di quell'Uomo Vero, tutto famiglia e razzi, in grado di saturare di testosterone una nazione fino a farla esplodere per poi acquattarsi bonario sul figlioletto prediletto (da uccidere in seguito).

L'uomo uomo, diciamola tutta, si massacra nei film d'azione di Hong-Kong, si diverte nei film porno gay ma nella realtà si vede ben poco, un esemplare si occupa di pene di morte in California, un altro scuote il ditino giusto un po' fallico nei video di Al Jazeera. Poca roba. E' che il maschio maschio, il veteromachista, sta letteralmente scomparendo dal nostro immaginario.

Certo, facendo dei cartoni animati di "South park" una visione del mondo legittimabile, Berlusconi vi rientrerebbe a pieno rambo come macho. Ma la vita non è un cartone animato satirico e il mussolini mignon di palazzo Chigi può fare il machetto a Legolandia. Restano sparsi, qua e là (ad esempio a San Remo) esemplari di veri maschi picchiatori, suonati e stupratori, ma si limitano a fare comparsate miliardarie nul Vuoto Catodico orchestrato da Bonolis.

Per il resto silenzio. Il nulla. Tanto che c'è chi corre ai ripari. Fatevi un giro su www. maschiselvatici. it, domicilio web delle fantastiche teorie di Claudio Risé, il più preoccupato e accorto studioso dell'estinzione dell'uomo testosteronico, e scoprirete che il problema è serio.

Dove sono finite quelle belle gite per la foresta a squartare gazzelle prima di tornare a casa a ingravidare la donna? Leggete questa riflessione, sempre dal sito di cui sopra: «A volte penso, osservo, me, gli altri, di nuovo me, e mi guardo all'interno, e mi pare d'esser come un uomo dentro l'altro, per l'esperienza che possiedo, o per ciò che ho fatto, sono come un uomo più grande che ne racchiude uno un po' più piccolo, che ero io qualche tempo fa, un uomo che a sua volta ne racchiude un altro, e così via, fino a quello più piccino, che poi ero io da bambino».

Nel mitico regno di Onan, in un tripudio di matrioske testicolari, l'uomo uomo si consola escludendo (a mo' di novello Leopardi misogeno militante e millenarista) quello scomodo passaggio attraverso il corpo femminile che complica un po' tutto pur rivelandosi, per taluni, molto, oltremodo piacevole.

Un maschio maschio di ritorno, quel Nietzsche che di fronte alle proposte di una donna, Lou von Salomé, scappava terrorizzato per poi lasciarle sotto l'uscio di casa una lettera con proposta di matrimonio. Sempre lui ebbe a scrivere "Vai da una donna? Ricordati la frusta", confondendo in un colpo solo circo, pratiche sadomaso e un terrore dell' Altro notevole.

La questione è tutta nel cortocircuito da cui siamo partiti: se l'uomo più testosteronico del mondo è una donna, il maschio biologico, dotato d'arcaica, narcisistica, ineffabile dotazione genitale, è messo in crisi. Da Roberto Vecchioni che illuminantemente cantava "Voglio una donna donna donna donna con la gonna gonna gonna" a Giovanni Paolo Secondo che ricorda la vocazione femminile per la maternità con tutta una serie di corollari di fragilità e debolezza e subordine al maschio che Condoleezza, il Nuovo Macho Man dell'impero, metterebbe a tacere assestando agli sproloquianti un energico, johnfordiano calcio nelle palle.

Aldo Nove – LIBERAZIONE – 03/04/2005




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