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Attento al Berlusconi che c'è in te (e nel tuo prossimo)

Diceva Baudelaire che il male va gustato fino in fondo per comprenderne davvero il sapore. Forse aveva ragione. Leggiamo allora questo passo di Paolo Guzzanti, da L'Italia che ho in mente - I discorsi a braccio di Silvio Berlusconi (Mondadori): “Berlusconi si è opposto all'opposizione che manomette le verità, ha preso coraggiosamente su di sé il fardello e lo porta in giro per le città, le piazze, i teatri, le convention, le riunioni di partito e quelle popolari, dichiarando il suo anticomunismo. Il risultato è quello che vediamo quando passa tra la folla, o quando il pubblico si stringe sotto il palco. Gli gridano: "Liberaci dai comunisti". E a fare questa richiesta non sono persone reazionarie e analfabete, ma giovani, professionisti, gente del popolo che sente in Berlusconi uno che non fa politica per evitare di lavorare (come la maggior parte dei nostri politici) ma perché ci crede; e lo vede come un personaggio fuori dagli schemi: uno che è partito da zero, ha fatto la gavetta, ha affrontato la competizione, si è dovuto confrontare con i grovigli dello Stato e della sua feroce e inefficace burocrazia, ha costruito meccanismi che fabbricano e distribuiscono ricchezza per decine di migliaia di persone, e poi è entrato in politica da esterno ma non da dilettante (…). Berlusconi è oggi senza ombra di dubbio (altrimenti perché attaccarlo con una campagna parlamentare volta a farlo tacere?) il miglior comunicatore, ma anche il più organizzato e originale creatore di progetti”.


Erano altri tempi, certo. E per fortuna. Ma il brano vale come esempio di berlusconismo puro, rivolto cioè al culto idolatrico dell'uomo Silvio Berlusconi e all'esorcizzazione del suo demone, il comunismo. Ma esiste anche un altro berlusconismo. Una forma generalizzata di porsi nei confronti del mondo che dal berlusconismo puro trae origine. E' quella che per identificazione con il capo carismatico rende emuli del suo mito. Il mito dell'uomo "che si è fatto da sé" (un'immacolata concezione autogena?), che lotta contro lo Stato (che assieme al comunismo è il male assoluto), che invece di lamentarsi lavora (lavora sodo, lavora sempre) e genera benessere per sé e per gli altri. Un simile individuo, una sorta di demiurgo assoggettato solo alle leggi del Mercato (unica sua divinità nel pantheon lugubre di un'infinita provincia metafisica, sospesa tra la Brianza e il Texas), sprezzante ogni valore che non sia la propria affermazione, con "gli occhi sfrigolanti" (così definiva Giorgio Bocca l'emulo di Berlusconi) ci si para davanti ovunque e in continuazione, e il declino del Berlusconi politico non ne crea necessariamente l'estinzione. Anzi. Morto (politicamente) un Berlusconi se ne fa un altro. La fede in questo orizzonte minimo di valori, bottegaio, pragmatico, insofferente nei confronti di qualunque istituzione, mimetico e sempre pronto a ripartire, a lavorare sodo, a lavorare sempre, è forte in migliaia di italiani, e non solo a destra.

Sono uomini che, "fattisi da sé", non hanno origine (non hanno storia, non vogliono storie: il passato è un luogo indistinto dell'orrore, non serve a nulla, è un incubo prefabbricato dove c'era il comunismo al potere e tutto era distruzione, tutto era morte) e non hanno destinazione (non sono utopisti: è adesso che si fanno i soldi). In campo culturale, li si distingue per l'estrema disinvoltura con cui cambiano posizione e opinione. Non credendo nella storia non credono nella cultura ma sanno cosa è la produzione e la occupano ovunque. Gridano. Oggi una cosa domani l'esatto contrario. Sono anche loro "organizzati e originali creatori di progetti". Fanno marketing culturale. Scrivono sui giornali con lo stesso spirito con cui affronterebbero una vendita di immobili. Devono convincere l'acquirente. Sulla bontà del prodotto. Per creare, nel loro piccolo, "meccanismi che fabbricano e distribuiscono ricchezza". L'unica ricchezza che conoscono. Quella dei soldi. Che iniziano a mancare. Perché c'è la recessione. Ma per loro, che del Mercato hanno fatto una fede, per loro, che sanno che l'individuo contro tutti (altri individui o altre idee che siano) il sole del presente continuerà a splendere. E vaglielo a spiegare, che stanno dormendo, e sognano il sogno di un programma televisivo che è già morto. Vaglielo a dire, quanto è guasto il loro sogno, e mortifero. Ti liquideranno, dandoti, dio mio, del comunista. Finché potranno farlo. Finché la storia, che esiste, non li spazzerà via. Centrifugandoli assieme ai detersivi. In un paradiso fatto di consigli per gli acquisti parallelo alla realtà ma lontano dal mondo. Per sempre urlanti lontani dal mondo.

Aldo Nove – LIBERAZIONE – 20/05/2005




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