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Simona Ventura non esiste. Lo dice Hegel

Io mi sono laureato in filosofia, ho speso cinque anni della mia esistenza per poi ritrovarmi disoccupato a vita ma solo oggi ho scoperto che la filosofia ha un valore. Basta applicarla all'esistenza di tutti i giorni. Nulla di più semplice. Ad esempio, Platone. “L'uomo è come incatenato in una caverna, col viso rivolto alla parete di fondo. Fuori dalla caverna vi è una grande luce, e, dinanzi all'apertura, passano degli esseri reali, che proiettano la loro ombra sulla parete di fondo. L'uomo può vedere solo queste ombre, e crede che esse siano la realtà. Se però riesce a infrangere le catene che lo pongono in mezzo tra i due mondi, esce dalla grotta, e può conoscere la realtà vera. Alzerà poi lo sguardo al cielo e alle stelle, per poter infine, contemplare il sole”. Questa, in sintesi, è la teoria della caverna, tratta dal VII libro della "Repubblica". Applicata al quotidiano, il vantaggio che se ne trae è la sparizione dalla realtà delle sorelle Lecciso e di Bruno Vespa. Quando a crepuscolo inoltrato, guardando sui nostri muri catodici, vediamo la rassegna di ombre di politici che, da Bruno Vespa, discettano sul nulla, ci illudiamo su una realtà che non è reale.


Prenderne atto (e una laurea in filosofia può essere utile, in questo senso) significa "infrangere le catene" della schiavitù e iniziare un processo di vera liberazione. Funziona bene. Si mette in pratica in molti modi. Applicando in maniera immediata i principi della storia della filosofia, spaziando dai presocratici a Derrida, tutto dimostra che la televisione non esiste. E' già qualcosa. Una boccata d'aria. Prendiamo Hegel, una delle sue più famose sentenze, pilastro divulgativo dell'idealismo classico: “Ciò che è reale è razionale, ciò che razionale è reale...”. Basta questa frase per far fuori in un colpo solo Simona Ventura che in mezzo a un esercito di persone vestite da scimmie fa scommettere a ignari individui con gli occhi e le orecchie bendate capitali che un lavoratore accumulerebbe in una vita. Simona Ventura non è razionale e non lo è Francesco Pionati che nel Tg1 ci racconta ogni giorno il contrario di quello che la nostra capacità cognitiva raccoglie attraverso altre modalità di informazione. L'applicazione della sentenza di Hegel, a mo' di rasoio di Ockham, ci libererebbe della schiavitù che maggiormente ci induce a vivere proni di fronte a un potere che non esiste perché, fondato sul nulla, non si pone nella realtà. E così le leggi create ad arte da Bettino Craxi per generare l'impero che ha fatto di Berlusconi il proprietario dell'Italia costituita da milioni di gaudenti italiani proni di fronte al nulla, non hanno nessun riscontro filosofico, non esistono più, l'Italia è libera.

Basta leggere un bignami di filosofia. Si scoprono tante cose. Ad esempio che tutto ciò che esiste, o tende a farlo, viene escluso dalla televisione per legge naturale. Daniele Luttazzi Enzo Biagi Michele Santoro esistono e quindi non appaiono in televisione perché secondo il principio di non contraddizione non è dato che ciò che non esiste possa includere ciò che esiste. Sono opposti per natura e per natura si respingono. In chiave teologica, la televisione è l'abisso che precede la creazione, quel vuoto in cui Adriano Pappalardo gridava "Ricominciamo!!!!!!!!!!!!!!! " esprimendo in modo rudimentale una concezione ciclica dell'universo, prossima all'eterno ritorno di Nietzsche ma anche alla concezione taoista dell'essere. Secondo il pensiero ortodosso della Chiesa, così come si definisce nella "Summa Theologica" di San Tommaso, non essendo dato un abisso antecedente la creazione, non è data la televisione, e non essendo la scienza divina, in quanto rivelata, modificabile attraverso il tempo, non è dato nemmeno che questa possa apparire secoli dopo San Tommaso, come a noi sembra invece essere successo. Insomma, una laurea in filosofia per sbarazzarci di tutta la spazzatura che abbiamo dentro. La questione, una volta liberati dalla spazzatura, è verificare se resta qualcosa. Ma qui ancora interviene in nostro soccorso la filosofia. “La cultura - diceva un altro grande del pensiero - è quello che ci rimane quando abbiamo perso tutto”, e anche l'intera nostra esistenza, quando fosse persa, e quando si rivelasse, come per chi come me ha circa trantacinque anni, piena quasi esclusivamente di miti televisivi d'accatto, da robot giapponesi e veline russe, svelerebbe comunque che qualcosa rimane. Noi stessi, appunto. Anche se qua il discorso si complica terribilmente, e la voglia di tornare dentro la caverna si fa forte, un telegiornale è sempre meglio di una seduta di psicanalisi o di un'immersione nella mistica sufi e quando le soglie di resistenza si abbassano anche Pionati giunge in soccorso a dirci che adesso, ma soltanto adesso, c'è una realtà anche se stiamo tutti soltanto guardandola, anche se tutti sappiamo che è falsa. Basta un attimo, un'oscillazione, un telecomando.

Aldo Nove – LIBERAZIONE – 22/02/2005




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