| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |

BIBLIOTECA

Teatro della Scala, fiera delle vanità del potere meneghino

C'è l'arte che nasce spontanea, che esplode nei luoghi più impensati e dilaga per la sua grandezza e c'è l'arte che è delegata alla grandezza, l'arte istituzionale. Quell' "arte di stato" che Carmelo Bene ha sempre additato come vana e grigia, conservatrice esibizione di sfarzo del regime, qualunque regime si voglia considerare. L'infinita telenovela della Scala di Milano, il teatro più bello e travagliato del mondo, è giunto a uno dei suoi ennesimi, polimorfici epiloghi da televonela brasilian-meneghina. Riccardo Muti se ne va o, meglio, resta. Quel pasticciaccio brutto che ha coinvolto le istituzioni milanesi impegnate a sbrigliare l'ardua matassa dei contrasti tra lavoratori della Scala e il suo direttore artistico si rivela sempre di più per quello che è: un gioco del potere e dei suoi balletti dove girano soldi e incompetenze, bizze umorali e manie di grandezza.


C'è qualcosa che riguarda un vero e proprio conflitto di classe in questa vicenda: l'opposizione tra chi alla Scala ci lavora e chi invece è strapagato per esprimere la propria arte per convenzione (ancora, di Stato) sublime. Lo scandalo, in fondo, non è che Muti se ne vada, resti, si fermi sull'ingresso... Lo scandalo è il delirio che per mesi si è perpetuato in questa vicenda, ed è bello che i lavoratori sappiano far valere le loro ragioni. Strana realtà, la Scala. Tempio mondiale della musica che celebra se stessa fino al parossismo, monumento mondiale dell'intrattenimento colto e luogo per politici e soubrette rampanti al seguito degli stessi.

Non è un caso che i veri appassionati di musica lirica siano una specie di strana fauna ridotta, alla Scala, ai margini del gioco di ciò che è e per cui vive: la fiera delle vanità del potere meneghino. La Scala dei ricchi che ci vanno perché il blasone della cultura è lì immediatamente dato. Basta esserci. Possibilmente di fronte alle telecamere. Schivando le uova di chi, per altrettanto consolidata tradizione, partecipa alle prime per dire che il mondo non è solo il lusso di una grandezza di stato, media e sfavillante, tutto sommato noiosa. Quanto è pesante questo pachiderma storico che dai tempi di Giuseppe Verdi si è via via trasformato in un museo autocelebrativo, foriero di appalti fuori dalla logica e sogno incongruo di migliaia di migliaia di giapponesi che ogni giorno la fotografano sospirando di fronte alle icone che è stata e permane nell'immaginario mondiale.

Da questo punto di vista, la Scala rappresenta il peggio di Milano: quella delle cartoline ridotte al Duomo e a questa sorta di tempio mondiale della musica d'élite. Cartoline tra l'altro fasulle, perché sia il Duomo che la Scala, in perenne ristrutturazione, non sono mai quello che sono. Cantieri eterni un una città che è essa stessa un cantiere e non appare mai uguale a se stessa. Collochiamo allora i problemi di Albertini, Mauro Meli e di tutte le altre comparse di questa vicenda nell'ambito che gli spetta. Quello delle piccole beghe di potere che diventano grandi perché collocate all'interno di un'istituzione fatiscente. La musica non ha bisogno di templi. E' più importante ricordarsi, in questo momento, che gli orchestrali fanno un lavoro penoso e hanno una paga quasi da fame. E che la Scala, come è attualmente gestita, non è altro che una delle infinite forme del potere berlusconiano. Basta dare un'occhiata alla sua gestione e ai nomi che ne costituiscono il consiglio. Insomma, il business è business, e i tempi sono questi.

Sono passati tanti anni da quando l'anziano Toscanini, alla fine della seconda guerra mondiale, celebrò proprio nel grande teatro milanese l'orgoglio della nazione liberata. Ora la nazione è occupata da se stessa. Dalle sue gestioni e dalle sue competenze affaristiche che non distinguono tra pomodori, bond e partiture orchestrali. Con buona pace dei puristi.

Aldo Nove – LIBERAZIONE – 17/03/2005




| UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | MOTORI DI RICERCA |