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Ideali perduti nei viaggi di José Ovejero

José Ovejero si considera un narratore che fa uso di diversi generi letterari, e talvolta si trasforma in scrittore di viaggi reali e letterari. Forse a questo scopo si sommerge nelle culture di altri paesi, ed è da queste esperienze che le sue storie nascono. È nato a Madrid e attualmente risiede a Bruxelles, faceva il traduttore ma ora si dedica a tempo pieno alla scrittura lavorando fra la Spagna e il Belgio. L'ultimo suo libro, Nostalgia dell'eroe è stato presentato in questi giorni in diverse città italiane - ieri a Firenze -ed è stato preceduto dai racconti titolati Come sono strani gli uomini, entrambi pubblicati dalla Voland, mentre Feltrinelli aveva fatto uscire quattro anni fa La Cina per ipocondriaci. Nei suoi libri c'è una combinazione equilibrata dell'azione con la riflessione, sono saturi di un umore aspro e ombroso, ricchi di intuito psicologico e si strutturano su diversi piani alla maniera impressionista. I suoi personaggi sono per lo più viaggiatori: donne, uomini, coppie, un insieme di persone che percorrono il mondo per i motivi più diversi.

La scrittrice spagnola Rosa Montero ha detto di considerare il suo libro Nostalgia dell'eroe un romanzo antropofago, nel quale il lettore viene divorato dalle pagine, e precipita nella storia. Ci agita, ci si commuove insieme al protagonista, Neftali Larraga, che è un personaggio a sua volta misero e grandioso. Come mai la scelta di ambientarlo soprattutto a Cuba?

Fatto salvo il dato autobiografico per cui la mia famiglia abita a Cuba., per il resto è stato un caso. Andavo e venivo dall'isola al Belgio, nel tempo ho voluto conoscere le persone che hanno partecipato alla rivoluzione, e i cubani che hanno preso parte alla Guerra Civile spagnola, perciò avevo bisogno di stare sul posto. Parte di questo materiale compare nella storia di Ramón che va alla ricerca di suo nonno, Neftali. Le interviste che ho inserito nel libro le ho fatte davvero, non sono opera di finzione, e anche il contenuto del romanzo è nato dalle conversazioni che ho avuto con le persone del luogo, e con la mia famiglia. Con Nostalgia dell'eroe volevo raccontare la storia di un uomo che è considerato, ingiustamente, un antieroe: credevo di aver scritto un libro sul crollo degli ideali, ma è stata piuttosto la realtà a crollare. È un libro amaro, però salvaguarda la dignità intrinseca all'idea di cambiare il mondo, parla di come avremmo voluto che andassero le cose, riguarda il disinganno che il socialismo ha portato con sé.

Lei afferma di non essere uno scrittore di viaggi, però nei suoi libri i personaggi percorrono continuamente altri paesi e altri mondi, siano essi reali o letterari.

In realtà il mio unico libro di viaggi è Cina per ipocondriaci, ma il fatto stesso di abitare da molto tempo fuori dalla Spagna, e di aver viaggiato tanto, si trasforma in una esperienza narrativa. Non parto mai con una decisione di scrivere di viaggi, mi piace raccontare delle storie e la letteratura di viaggi in sé non mi interessa, soprattutto se esibisce una certa erudizione.

Da un lato lei si è rivolto con la sua narrativa alla Cina dall'altro a Cuba. È una scelta che ha a che vedere con la situazione politica di questi due paesi?

Suppongo che i paesi comunisti o socialisti abbiano il fascino tipico dei sistemi in via di estinzione. Ci sono altri luoghi nei quali andrei volentieri, ma saranno sempre lì, si trasformeranno gradualmente, mentre paesi come Cuba e la Cina cambieranno molto velocemente.

Quali sono gli scrittori dai quali riconosce di essere stato particolarmente influenzato?

Tra gli scrittori che ammiro forse il più importante è Primo Levi. La Tregua è probabilmente il più grande libro di viaggi che sia mai stato scritto. Non è soltanto la testimonianza di qualcuno che è sopravissuto a un lager, è allo stesso tempo un viaggio in treno attraverso un'Europa distrutta dalla guerra e la storia del rapporto del viaggiatore con i luoghi nei quali arriva, con il mondo che osserva e con il modo di filtrarlo con la sua esperienza personale.

Vivere lontano dalla Spagna fa sì che lei sia meno presente negli ambienti letterari. Questo la fa sentire in una sorta di esilio?

Sì, ma il fatto è che il mio è un esilio di lusso. Sono andato via per scelta e posso tornare in qualunque momento. Del tutto diverso è il caso, per esempio, degli scrittori cubani. Comunque, per quel che mi riguarda, non saprei dove situarmi nel mondo letterario spagnolo. Inoltre gli scrittori che più mi hanno segnato, fatte salve le letture adolescenziali, quando leggevo i classici o anche i latinoamericani come Vargas Llosa, García Márquez, Rulfo o Cortázar, che era il mio idolo, non sono spagnoli. Tranne in Nostalgia dell'eroe, dove c'è sia Cuba che la Spagna della Guerra Civile, negli altri miei libri non racconto di temi che riguardino la Spagna, perché hanno luogo - invece - in tutt'altre geografie. E questo non per snobismo cosmopolita, ma solo perché ci sono altri luoghi che conosco meglio della Spagna.

Lei trova che sia possibile parlare del configurarsi di una letteratura europea?

Di solito quando si parla di letteratura ci si riferisce al luogo di origine dello scrittore, perché la situazione che lo circonda non può che influire sulla sua scrittura. Certamente, esistono punti di contatto tra scrittori italiani, spagnoli, tedeschi di circa quarant'anni, che non si ritrovano fra scrittori di paesi non europei. Credo si possa parlare di una letteratura occidentale, ma non di una narrativa in grado di costruire uno spirito europeo, anzi mi sembra che ci sia un ritorno verso interessi locali, testimoniati - almeno in Spagna e in Italia - dalla gran quantità di romanzi che hanno per sfondo la storia di questi paesi. No, non mi sembra che la narrativa sia portatrice di un'idea di Europa, né c'è un progetto politico che abbia portato gli interessi degli scrittori al di fuori dell'aspetto nazionale.

 

Intervista di Marìa Pilar Soria Millàn – IL MANIFESTO – 30/04/2005




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