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RITRATTO DI AUTORE

RECENSIONE di IDA LEONE

SANTO PIAZZESE


Il soffio della valanga di Santo Piazzese


Ultima attesissima fatica letteraria di uno degli scrittori da me più amati, “Il soffio della valanga” spiazza il lettore fin dalle prime righe, aprendosi con un ricordo d’infanzia del protagonista che non è più il biologo - detective La Marca, amatodiato attore dei primi due libri di Piazzese, bensì il suo amico Commissario Spotorno, un vero Commissario, quindi più titolato, almeno nell’immaginario collettivo, a fare indagini.

L’indagine su cui Spotorno è impegnato è però delicata, soprattutto per lui, perché una delle vittime è un suo amico d’infanzia, che emerge dal romanzo pennellata dopo pennellata, fino a giustificare il titolo: l’amico di Spotorno altri non è che un uomo travolto, suo malgrado, da una valanga della quale credeva di stare ai margini: ma una valanga che cade porta con sé uno spostamento d’aria violentissimo, che schianta anche chi si trova fuori dalla sua portata diretta.

A questa verità Spotorno arriva per gradi, delicatamente, mettendo insieme frammenti di indagini ma anche di sensazioni e di ricordi, che convolgono altri amici d’infanzia, e una donna, la Dama Bianca, che appare e scompare come un fantasma, e che sarà, alla fine, il bandolo della matassa che porta alla fine dell’inchiesta.

Non c’è dubbio che Spotorno è diverso da La Marca, pur avendo entrambi un imprinting comune (la palermitanità?) e a me sembra, avendo avuto la fortuna di conoscere l’autore, che ci sia molto più Piazzese in Spotorno che non in La Marca. Spotorno fa una vita diversa, è meno ironico, forse per via del mestiere (fa eccezione, spiccando come una mela in un cesto di arance, la descrizione dell’agente Stella, cammeo irresistibile); è meno citazionista, meno schiavo degli ossimori, privo di una certa patina di irrealtà che permeava La Marca, eppure è un personaggio vivo, completo, reale, cui non si fa fatica ad affezionarsi.

Delizioso anche il personaggio della moglie del Commissario, la compagna perfetta di un uomo dalla vita difficile eppure così autonoma, così dotata di vita propria, di parole e di silenzi, da poter essere facilmente protagonista del prossimo romanzo.

Anche l’incastro narrativo è preciso come un mosaico, privo di tempi morti, pur essendo il romanzo quasi totalmente privo di “azione” in senso cinematografico; anzi, i ritmi sono pacati, poco chiassosi, le parole misurate e pesate, come pure gli sguardi, e i piccoli gesti all’apparenza insignificanti, nella consapevolezza che tutto significa qualcosa, a saper leggere nei fatti umani.

Nel complesso Il soffio della valanga sembra un lavoro più maturo, nel quale i pensieri di Spotorno, le cose che dice o che vengono fatte dire da Piazzese ad altri personaggi, sembrano più meditati, e costringono il lettore ad una riflessione salvifica.


(Ida Leone)

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