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RENATO FUCINI










Renato Fucini

E l'uccellino canta sulla fronda:


Dormi tranquillo, boccuccia d'amore:

 
Piegala giù quella testina bionda,
 
Della tua mamma posala sul cuore.
 E l'uccellino canta su quel ramo:
 
Tante cosine belle imparerai,
 Ma se vorrai conoscer quant'io t'amo,
 Nessuno al mondo potrà dirlo mai!
 
E l'uccellino canta al ciel sereno:
 Dormi, tesoro mio, qui sul mio seno.


opere

Cento sonetti in vernacolo pisano (1872)

Cinquanta nuovi sonetti in vernacolo pisano

Lettere a Napoli a occhio nudo (1878)

Mondo nuovo e mondo vecchio (1901-1904)

Acqua passata (1921)

Le veglie di Neri (1882)

All'aria aperta (1887)

Nella campagna toscana (1908)
Foglie al vento (1922)






Leggi di Fucini:

Per saperne di più
Biblioteca Comunale
"Renato Fucini" - Empoli

INCONTRO CON RENATO FUCINI
a 80 anni dalla morte (1921-2001)
gli atti del convegno


Il Matto delle giuncaie

VANNO IN MAREMMA


Alcune poesie di Neri Tanfucio

TORNAN DI MAREMMA


Cenni biografici

Figlio di David, medico condotto, e di Giovanna Nardi, Renato Fucini nacque a Monterotondo presso Massa Marittima, l'8 Aprile 1843.
Visse a Campiglia fino al 1849; successivamente, avendo il padre perduto il posto di lavoro, fu costretto a seguire la famiglia che si trasferì prima a Livorno, poi ad Empoli ed infine a Dianella, presso la stessa Empoli.
Compiuti gli studi d'agraria presso l'Università di Pisa, lavorò per il municipio di Firenze, allora capitale, come assistente ai lavori di ingegneria e fu proprio a Firenze che, nel 1872, pubblicò Cento sonetti in vernacolo pisano con cui da tempo divertiva le compagnie di amici che amava frequentare.

Successivamente ottenne prima un posto come insegnante e poi fu ispettore scolastico.


Nel 1877, assieme a Giustino Fortunato, fece un viaggio a Napoli che gli fornì il materiale per scrivere Lettere ad un amico, titolo poi mutato in Napoli ad occhio nudo.


Nei sonetti il Fucini fingeva di essere Neri Tanfucio, che di mestiere faceva il muratore e si firmò con questo nome.


Fucini si divertiva spesso ad interpretare anche nella vita reale il personaggio del toscano, arguto e cordiale e, quando negli anni successivi prese a scrivere novelle, firmò spesso anche loro con l' anagramma di Neri Tanfucio: tanto che anche la raccolta dei suoi migliori racconti fu da lui intitolata
Le veglie di Neri, pubblicata una prima volta nel 1882 presso Barbera di Firenze, col titolo Paesi e figure della campagna toscana e successivamente nel 1884 col titolo attuale.

In essa confluirono tutti i racconti che dal 1877 al 1881 erano apparsi sulla Rassegna settimanale, una rivista diretta da Sidney Sonnino, ad eccezione di Dolci ricordi, pubblicato su La domenica del Fracassa, il 16 gennaio1885, e di Scampagnata, composto appositamente per l’edizione completa.

L'amore per la caccia e il suo lavoro di ispettore scolastico gli permisero di frequentare e di conoscere profondamente la campagna toscana e i suoi abitanti, che ritraeva nei suoi racconti, in cui spesso traspare un certo pessimismo nei confronti degli ambiziosi progetti di riforma sociale del periodo, che spesso si scontravano con i pochi mezzi a disposizione e la scarsa conoscenza delle situazioni locali degli uomini del risorgimento.

Fucini fu il primo cultore del "bozzetto", ossia del breve racconto che ritrae realisticamente uno squarcio di vita vissuta: proprio per questo la sua arte fu spesso accostata a quella dei pittori impressionisti e dei macchiaioli toscani Signorini e Fattori.



Dopo aver lavorato alla Riccardiana di Firenze dal 1901 al 1907, trascorse i suoi ultimi anni di vita tra Castiglioncello e Dianella, dove morì nel febbraio 1921.

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