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Circolo di poesia


LETTERA IN VERSI N 6

Aldo G.B. Rossi

editoriale

Profilo bio-bibliografico

Antologia poetica

Intervista

Antologia critica



INTERVISTA
di Liliana Poro Andriuoli a Aldo G.B. Rossi

 

1) Émmaus è un nome che si ripete nei titoli delle tue tre raccolte antologiche, che coprono un arco di tempo che va dal 1979 al 2001, cioè di più di vent’anni. Come è nata in te l’idea di un titolo così fortemente evocativo, che hai pure usato per una delle tue più significative poesie?

Tu hai colto subito il baricentro e il punto nevralgico della mia poesia. Il titolo è mutuato dalla mia lirica "Sulla strada di Émmaus" (per la morte immatura di Giancarlo). Nella agiografia cattolica l’episodio di Émmaus (Vangelo di Luca) rappresenta la prima apparizione ai discepoli di Gesù crocifisso e resuscitato. Resta quindi, secondo i Vangeli, il simbolo della Resurrezione.

In via analogica l’episodio di Émmaus assume anche un’altra connotazione.

Come i due discepoli riconoscono Gesù, quando Egli spezza il pane e immediatamente scompare, così noi di una persona cara apprezziamo appieno le doti e le virtù, nel momento in cui essa ci lascia da questa vita. Direi che l’ultimo verso della poesia in questione dia una splendida sintesi del tutto: "Sulla strada di Émmaus polverosa / fiorisce ancora la luce del tuo giorno"

 

2) Per rimanere sui titoli delle tue sillogi (il titolo non è mai dato da un poeta in modo casuale) si direbbe che essi indichino al lettore un percorso da te compiuto nella vita e nell’arte, che va dalla scelta di una meta ("Sulla strada di Émmaus") ad un traguardo raggiunto ("La luce di Émmaus"). Corrisponde ciò veramente ad un tuo itinerario spirituale umano ed artistico?

Sul piano artistico penso di poter serenamente rispondere si. Sul piano dell’itinerario spirituale penso che la Fede sia sempre una rotta e solo in casi e momenti rari un approdo.

 

3) E sul piano stilistico quale reputi sia stata l’evoluzione di questo lungo cammino?

Penso che dopo i primi due volumetti, "Oltre la parola" e "Il fiore dell’agave", ci sia stato veramente un salto stilistico con "The blue collars" (non per niente finalista al Viareggio).

In seguito ritengo ci sia stata sempre almeno l’intenzione riposta di ulteriori graduali passi verso una poesia stilisticamente più matura.

 

4) Hai nominato "The blue collars", una raccolta di notevole successo e da considerarsi ancora oggi fra le tue migliori, in cui i protagonisti sono i "lavoratori in tuta", con i quali sei entrato in contatto nella tua esperienza quotidiana di lavoro come ingegnere civile. Quale influenza ha avuto in questo libro tale tua esperienza e quanto invece ha influito in te la tua matrice cattolica?

Qui bisogna partire un po' da lontano e cioè dal giugno 1940, dal tempo cioè in cui ebbe inizio la guerra dell’Italia e contemporaneamente si concluse con l’agognata "maturità" il nostro corso liceale. Dirò solo che per me si concluse con il "dieci" di greco.

Quando a Novembre, non essendo ancora di leva, ci ritrovammo tutti all’Università, unanimamente i compagni di liceo si meravigliarono moltissimo nell’apprendere che mi ero iscritto a Ingegneria. Prendendo spunto da questo stupore Gianni Dagnino, compianto splendido Presidente della Carige, durante una lettura poetica ebbe a dire che se io mi fossi iscritto a Lettere certamente avrei fatto cose grandi sul piano accademico ma forse come poeta non avrei avuto le pregnanze vitali che ebbi facendo l’ingegnere civile, attraverso il quotidiano contatto con i miei operai. Certamente figure come "Guardiano del cantiere", "Ferraiolo", "Carpentiere", "Vecchio muratore" e così via, non sarebbero balzate fuori così vive dalla mia pagina.

Per quanto concerne la mia matrice cattolica, essa fu alla base dei miei "colletti blu", insieme a un primigenio senso del sociale.

 

5) "Poesia come preghiera" è un altro titolo che compare frequentemente nella tua poesia (lo troviamo come titolo di una poesia nella tua seconda raccolta - "Il fiore dell’agave", 1996 - e successivamente, come titolo di sezione, nelle tue tre raccolte antologiche), per cui critici e prefatori hanno riconosciuto nell’ispirazione religiosa uno dei filoni più importanti della tua produzione poetica. Tu come ti consideri? Ritieni appropriata una tale catalogazione?

Io mi riconosco come un poeta anche e forse precipuamente spirituale.

Dalla spiritualità alla religione il passo non è lungo, ma talvolta può anche non essere facilissimo. Io sarei onorato di essere considerato poeta cattolico. Mi pare però che ci sia qualche inadeguatezza perché ciò avvenga in totale pienezza.

 

6) Giovanni Cristini e Aldo G.B. Rossi: due amici, due poeti che si inviano reciprocamente delle "cartoline", ispirate dal comune amore per la montagna ("Cartoline dalle Dolomiti del Brenta"). In quale misura ha giocato in questo libro la passione per la montagna e quindi per la natura (che costituisce uno dei tuoi filoni ricorrenti) e quanto invece il desiderio dell’ascesa, che può significare anche un desiderio di purificazione?

Certamente le "Cartoline", questa pubblicazione, cui l’impareggiabile amico grande poeta milanese teneva tanto, nascono "in primis" spontaneamente dal puro amore per la montagna e le sue incomparabili bellezze.

Questo peraltro coinvolge inevitabilmente un desiderio di ascesa, che si ramifica anche nell’amicizia.

 

7) Un’altra delle tue tematiche fondamentali è quella degli affetti familiari. "Affetti" è infatti il titolo della prima sezione della tua prima silloge "Oltre la Parola" (1965) e "Irene" (il nome dell’incomparabile compagna della tua vita) è il titolo della tua più recente raccolta (novembre 2001). Qual è l’importanza che attribuisci a tale filone nel quadro generale della tua poesia, che annovera anche altri importanti filoni, quali quello civile ("Versi civili") e quello del vagheggiamento dei valori della cultura e dell’arte ("Bagliori d’arte")?

Il filone degli affetti familiari e delle autentiche amicizie è per me sentimentalmente il più importante di tutti. Se io dovessi salvare dalla mia opera globale solamente 20 liriche, sarebbero tutte scelte, ripeto sentimentalmente, dalla tematica degli affetti.

 

8) Quanto ritieni che nella tua poesia, oltre alla forza del sentimento, giochino la suasiva musicalità, la vivacità delle immagini e la proprietà lessicale, caratteristiche sempre evidenziate dalla critica che ti riguarda? O meglio cosa significa, secondo te, scrivere poesia.

La domanda è formulata in modo da ottenere una risposta da "miles gloriosus", cosa alla quale non mi sottraggo, così come non mi fa piacere essere un falso modesto.

La poesia matura dai fatti e dalle emozioni che ne scaturiscono. Peraltro almeno altrettanto importante è la forma espressiva, cioè in fin dei conti lo stile. Esso nasce dalla proprietà sintattico-lessicale, che talvolta può anche tollerare qualche voluta evasione dalla norma sintattica e del vocabolo.

La poesia deve esprimersi non dicendo tutto, per bagliori anziché con una luce continua e attraverso il massimo potere di sintesi. Poi il vocabolo giusto al posto giusto. Ancora meglio se dall’insieme nasce una polisemanticità.

Importanti anche le sinestesie. Quanto alle metafore e alle immagini, esse debbono sempre essere vivaci e calzanti, mai strampalate o funamboliche. Veniamo alla musicalità, che è importantissima, perché alla poesia, come diceva Barile, non deve mai mancare il conforto del canto, che mai, aggiungiamo noi, deve scadere nella cantilena.

Ogni poeta autentico ha una propria musicalità interiore, che talvolta travalica le regole della metrica pura e semplice. Per esempio può nascere anche inconsapevolmente una musicalità eccedente la metrica, basata sulle allitterazioni e sulle onomatopee o sull’iterazione o ancora sulle rime e assonanze interne preferibilmente distanziate. O infine, fatto per me importantissimo, sull’"enjembement" metrico. Ad esempio, prendiamo due endecasillabi consecutivi. Legando la seconda parte del primo con la prima parte del secondo, può nascere un terzo endecasillabo criptato nei primi due. Ciò conferisce alla lirica una straordinaria fluidità di canto.

Per concludere, facciamo un breve richiamo anche alla "circolarità". Cioè una lirica inizia con una particolare parola o un breve sintagma, che viene ripetuto alla fine, preferibilmente con una piccola "variatio". Ciò conferisce alla poesia un particolare senso di compiutezza.

 

9) Si tratta dunque di un "modus poetandi consapevole", come lo definisce G. Corsinovi ("Émmaus e nuove poesie"). A questo punto vorrei chiederti: nel contesto della poesia contemporanea dove pensi di poterti inserire?

Io mi inserisco nel contesto della poesia contemporanea fra coloro che propongono una poesia la quale, pur ricca di metafore, musicale, variata nei metri e nei ritmi, aperta anche a neologismi e altro, abbia per filo conduttore soprattutto la genuinità dell’ispirazione, evitando stravaganze, metafore balzane e così via. Una poesia che, pur non aliena dalla modernità si inserisca a buon diritto nella tradizione grande e mai sopita della classicità.

 

10) E nel contesto della "linea ligure" quale ritieni possa essere la tua posizione?

Certamente nessun poeta è un isolato e può prescindere dai suoi predecessori, verso i quali ha un ovvio debito.

Così la mia barca poetica si è trovata nella corrente del grande fiume della poesia ligure del novecento, che nasce con il glorioso e sventurato Ceccardo Roccatagliata Ceccardi e giù giù attraverso Campana, Boine, Jahier, Mario e Angiolo Silvio Novaro, Adriano Grande e Renzo Laurano, nonché Francesco Pastonchi, sino ai grandi ai quali siamo più legati sia temporalmente che nel contesto poetico e cioè Sbarbaro, Barile, Montale e Caproni. Di questi ultimi io mi riconosco molto di più nei primi due e nei primi periodi lirici dei secondi.

Per concludere dirò che un mio amico critico mi ha augurato che il mio "gozzo" abbia tanto vento favorevole nelle vele e io lo ringrazio di cuore.

 

11) Hai partecipato con successo a numerosi premi letterari; cosa pensi della loro funzione e soprattutto del loro valore?

Ci sono premi pregevoli e premi mediocri. Di positivo c’è il fatto che, per quanto riguarda i partecipanti, sono tutti animati da un lato da una legittima ambizione, dall’altro da un grande amore per la parola poetica, il che a tutti i livelli è sempre un dato positivo. Io "confesso" di aver partecipato a molti premi e non ne sono pentito, perché ho conosciuto così posti nuovi e ho intrecciato molte feconde amicizie.

 


 

 

 

ANTOLOGIA CRITICA

 

Ciò che dall’analisi di questa composizione [La ballata dell’escavatorista, da Oltre la parola] può dedursi, una volta di più, come un dato immediato è il carattere di incisività che contraddistingue la poesia del Rossi, nella quale insieme con una costante riduzione dei concetti ai termini essenziali, viene attuato un integrale ostracismo a qualunque atteggiamento o formula che sappia anche lontanamente di retorico. Particolarmente degno di apprezzamento è poi il fatto che tali caratteristiche non vengono meno neppure quando nei suoi versi l’Autore passa dal piano descrittivo a quello delle intime introspezioni. Anche allora […] il Rossi sa mantenersi ad un livello di controllata sobrietà, non perdendosi in divagazioni né portando in urtante evidenza il proprio "io".

(Leonida Balestreri, «Genova», Rivista del comune, Anno XLV, n. 11, nov. 1965)

 

Canto arduo [quello di Aldo G.B. Rossi], ovviamente, reso difficile dalla volontà di nulla concedere al gratuito sentimentalismo pur affrontando temi di umanissima risonanza. Una nobile e bella fatica, intrapresa con umiltà… ma anche con la consapevolezza di chi sa di avere davvero qualcosa da dire.

(d.m., «Corriere Mercantile», 22 gen. 1966)

 

I motivi ispiratori del Rossi di oggi non si discostano sostanzialmente da quelli del Rossi di ieri: la famiglia, il contatto sociale, la fede, il proprio mondo interiore, gli scenari e le situazioni quotidiane… Dalle prime poesie dedicate a persone care traspare già quel senso di cordiale abbandono al sentimento, che tuttavia, trasposto in lirica, non genera compiacenze troppo soggettive, ma si inquadra in una controllata sobrietà di misura, talvolta ottenuta con sottile gioco di immagini…

(Piero Raimondi, Presentazione a Il fiore dell’agave, 1966)

 

Come si presenta [Aldo G.B. Rossi] di fronte alla «linea ligure»? Direi che salvo qualche raro accento o «eco» di vocabolo, siamo di fronte ad un autonomo e personale «fuori linea», ad un poeta che nuota a suo modo, con uno stile suo personale, e che ha fiato robusto per lunghi percorsi.

(Luigi Pennone , «Liguria», Anno XXXIV, n. 1, gen. 1967)

 

Rossi ha puntato sul linguaggio, sulla grammatica, sulla sintassi poetica, come su di un cardine del suo poetare. E giustamente. […] I versi del Rossi […] si propongono ad una coscienza del’elaborazione dall’interno, ad uno spiccato senso dei suoni e degli stacchi, ad un’esatta accentuazione dei periodi. Si sa bene come possa cambiare il significato di un discorso spostando la caduta degli accenti e spostando i toni. […] Il discorso metaforico di Aldo G.B. Rossi non va per similitudini, modernissimo in questo, salutarmente resuscitato dai pesanti sedimenti della tradizione accademica.[…] Poesia di fede: si è detto del segno cristiano della «morale». Diremo ora del segno caloroso dell’umanesimo cristiano, della preghiera.

(Giovanni Cattanei, Prefazione a The blue collars, 1969)

 

E’ [quella di Aldo G.B. Rossi] poesia di vigorosi contenuti e d’agile dettato, e quindi eticamente ed esteticamente suasiva ed apprezzabile. Vi si avvertono ovviamente le suggestioni espressive oggi più ricorrenti e accreditate, ma senza che ne scàpiti la robusta ispirazione personale o si generino squilibri e disarmonie nel gioco delle immagini, nel flusso delle evocazioni, nei toni e nelle atmosfere di fondo.

(Gherardo del Colle, «Arte Stampa», Anno XXV, nn. 3-4, mar.-apr. 1975)

 

Egli, particolarmente affacciandosi sulla «sua» Liguria, non guarda, scruta, non descrive, sente; e penetra, e il suo rapporto con le cose costituisce subito un’antropologia, ma questa antropologia non è antropocentrica. Sta il risucchio della trascendenza a coglierlo, a sollecitarlo verso l’intimo, verso la scoperta e la riscoperta. Da ciò i toni d’una meditazione che sovente caratterizzano il tracciato dei suoi versi, a volte più fondi, a volte meno, a volte più visibili, a volte reconditi, però continui. C’è già, anche dinanzi al paesaggio - che è paesaggio di uomini, non di cose - un raccogliersi, un toccare gli accenti familiari dell’animo, un insorgere degli affetti, un farsi del dramma.

(Giovanni Cattanei, Presentazione a Sulla strada di Émmaus, 1979)

 

I perché escatologici, i rendimenti di grazie, le implorazioni o i pentimenti più contriti, il chiamare Dio, il volerlo partecipe, presente, interessato a noi, è quel tal modo di profferir parola che, a un tempo assicura la rigorosità dell’occasione contenutistica in uno con la sincerità, chiarità, consonanza della forma.

(Claudio Toscani, «Gazzetta di Parma» 23 ago. 1979 e «Liguria», Anno XLVI, nn. 11-12, nov.-dic. 1979)

 

Sulla strada di Émmaus di Aldo G.B. Rossi annovera composizioni inedite e già pubblicate che costituiscono la trama di un itinerario coerente; l’approfondita analisi dei sentimenti, espressi in un linguaggio terso e pacato, sono il punto base e di forza di questo interessante autore.

(Margherita Faustini, «Corriere Mercantile», 17 giu. 1980)

 

La prima impressione che si prova […] è quella di una sorta di compatta unitarietà poetica conseguita attraverso un’ansia di ricerca e una concretezza di esiti, che disvelano l’intento di fondo, che resta fissato nel pianeta uomo come punto di partenza e di approdo dell’intero discorso. […] è tutta un’antologia di sentimenti domestici, racchiusi entro una sfera del privato che mai si isola nel deserto del monologo, ma al contrario si offre all’altro, alla figlia, alla madre novantenne, con una stremata disponibilità di intenti e di attività tensive […] un’ansia evocativa, come si vede, del tutto depurata dalle istanze retoriche, e al contrario interamente concentrata sulla sfida della parola come strumento di comunicazione umana.

(Walter Mauro, Prefazione a Il guado, 1983)

 

Educato sui classici appare lo stile di Aldo G.B. Rossi per la esemplarità della chiarezza del dettato, dell’armonia musicale, dell’equilibrio delle strutture. Anche la tematica si configura nella ricerca di una verità fondamentale, non solo privata ma universale.

(Liana De Luca, «L’Arena di Pola», Anno 39, n. 1129, 15 ott. 1983)

 

"La Giuria del Premio Mastroianni nell’assegnare il massimo riconoscimento al volume Il guado di Aldo G.B. Rossi ha inteso valutare nella sua pienezza il processo di maturazione di un poeta che opera da parecchi anni con estrema e consapevole dedizione nel lavoro e nell’impegno della Letteratura. Unitaria nella struttura e fortemente meditata nell’elaborazione linguistica la poesia di Aldo G.B. Rossi muove dal pianeta uomo per addentrarsi nel fitto grumo di un inquietante tracciato, all’interno del quale nessuna delle componenti del duro trauma esistenziale viene trascurata, nella compattezza di un eloquio deprivato di ogni possibile verticalità sonora e potenziato invece dal senso profondo e acuto della vita".

(Motivazione Primo Premio Felice Mastroianni di Lamezia Terme - Edizione 1985, presidente Mario Sansone)

 

[Cartoline dalle Dolomiti del Brenta è] un’operetta davvero singolare per vari motivi: sia perché si configura come «poesia a due voci», una sorta di dialogo nato nel segno dell’amicizia e di certa congenialità d’ispirazione, sia perché il "taglio" - o il "genere" - in cui si struttura, la "cartolina", è poco frequentato e "umile", anche se certe sollecitazioni di fondo a volte trascolorano dalla familiare spontaneità degli spunti a "un ordito simbolico e metafisico - come leggiamo nella presentazione - che oltrepassa l’occasione immediata, il lampo stesso della bellezza paesaggistica e dell’emozione lirica".

(Alberto Frattini, «Il Ragguaglio librario», Anno LII, n. 9, set. 1985)

 

E’ un libro che al di là del titolo riduttivo «Cartoline», presenta la grazia di un linguaggio limpidissimo, carico di suggestioni simboliche, attraversato da lampi di figurazione naturalistica, che non ha eguali nella nostra recente poesia.

(Giancarlo Pandini, «Avvenire», 27 luglio 1985)

 

La prima impressione che ci colpisce leggendo la poesia di Aldo G.B. Rossi (Il guado, Ed. Bastogi) è quella di una spontaneità nativa, di una freschezza e originalità originaria che tocca i suoi momenti più alti nel colloquio diretto con le persone amate. La loro presenza, i loro gesti, gli atti e i luoghi delle loro apparizioni sono le occasioni prime che muovono il suo sentimento, e la sua fantasia. Di qui il tono prevalentemente colloquiale della sua pagina, dove le immagini e il canto scattano sul filo della memoria o, quasi, di un dialogo immaginario e ininterrotto. E di qui anche il tono cordiale e affettuoso della sua poesia dove la trama delle dediche è la spia più felice della trama del sentimento.

(Giovanni Cristini, «Il Ragguaglio Librario», Anno 52, mag. 1985)

 

Le due voci [quella di Giovanni Cristini e di Aldo Rossi nelle Cartoline dalle Dolomiti del Brenta], benché, ovviamente diverse, sono perfettamente intonate l’una all’altra, rispondendosi nei temi e nello stile, che in tutti e due è di una classica compostezza; i loro movimenti che, per entrambi i poeti sono di un’attenta osservazione e registrazione del reale, da cui si genera uno slancio interiore e meditativo, diffondono, nella loro armonia un senso di partecipazione, direi addirittura di cordialità, in cui si trova preso anche il lettore.

(Margherita Guidacci, «Città di vita», Anno XL, n. 5, set.-ott. 1985)

 

Se il tema occasionale è quello della montagna, i motivi che da essa emergono sono di tutt’altra natura e si riferiscono alla condizione esistenziale dell’uomo, costituendo su di essa una polivalente riflessione.

(Mario Miccinesi, «Uomini e libri», n. 103, ott.-nov. 1985)

 

Aldo G.B. Rossi conferma qui le sue qualità stilistiche e di resa concettuale. Le sue «cartoline» praticano un simbolismo naturalistico che allude al mistero perenne dell’esistenza, e più ancora della morte, sorta di «luogo» petroso da cui, peraltro, misteriosi bagliori infondono un’aspettativa di resurrezione e d’inveramento escatologico, confortata dall’annuncio cristiano… In complesso si tratta d’una plaquette di rigoroso nitore formale e contenutistico, di compatta unità nel suo procedere per spunti allegorici, ispirati all’atmosfera magica dell’alta montagna.

(Franco Trinchero, «Controcampo», Anno XII, n. 3, 1986)

 

Aldo G.B. Rossi ha dato prova […] di una lirica nutrita di quotidianità che riesce tuttavia a toccare i grandi misteri dell’uomo, nella vita e nella morte.

(Francesco De Nicola, in L’ulivo e la parola, Savona, Liguria Edizioni Sabatelli, 1986, p. 103)

 

Poesia aperta quella di Aldo G.B. Rossi, poesia limpida e schietta, cordiale, fatta di cose e di genuine sensazioni. Poesia che si regge a lungo, con varietà di modulazioni e di ritmi, tutta tesa all’immediatezza espressiva; sempre ricca di contenuti umani e di simpatia per i propri simili. Poesia sciolta e vivace e tuttavia controllata e incisiva nell’uso dei vocaboli, siano essi presi dalla lingua parlata che da quella colta, usati comunque in ogni occasione con estrema proprietà.

(Elio Andriuoli, in Venticinque Poeti (Ricerche sulla poesia del Novecento in Liguria), Genova, Liguria, Edizioni Sabatelli, 1987, pp. 252-239)

 

"Svolta in una cifra letteraria che si può ben definire descrittiva e discorsiva, la poesia di Aldo G.B. Rossi è solo apparentemente poesia facile. La limpida, costruita musicalità del suo verso accompagna colori e immagini di un paesaggio ricco sempre di commossa capacità evocativa".

(Motivazione del Premio "Città di Ceva" 1988)

 

Le Cartoline dalle Dolomiti del Brenta […] sono un bell’esempio della più squisita maturazione stilistica del nostro corregionale, ed in questo senso vogliamo oggi fermarci sopra il lieve libretto. Bisogna dire subito che il Rossi è un bravo alpinista […] e nelle montagne trova sensazioni naturalistiche vividissime; e persino presagi di emozione religiosa, come se l’ascesa del monte fosse figura dell’ascesa ultima verso il Mondo senza tempo.

(Aldo Capasso, «Arte Stampa», XXXIX, n. 2, apr.-mag.-giu. 1989)

 

… il fare poetico di Aldo Rossi è un viaggio tra privato e sociale, tra circostanza e assoluto, inteso allo svelamento dell’uomo nella sua interezza di essere materiale e spirituale. Va da sé che un viaggio simile, è un viaggio poetico, geografico anche per la sua parte, ma anche viaggio contemplativo, e viaggio religioso. Nella contingenza e nella coscienza.

(Claudio Toscani, «L’Osservatore Romano», 25 set. 1991)

 

Componente importante della poesia di Rossi è una forma particolare di religio che lo induce a interrogarsi sui rapporti con gli altri uomini. L’uomo diventa dunque momento d’incontro e di verifica delle proprie intuizioni, dei propri sentimenti, delle proprie idealità: l’uomo come essere integrale (l’uomo che lavora, che sogna, che soffre, che muore).

(Bruno Rombi, «Liguria», Anno 58, n. 6, giu. 1991)

 

Stilisticamente matura, ormai, approdata al pieno delle sue possibilità espressive, la poesia di Aldo G.B. Rossi possiede l’incanto dell’arte che è riuscita a catturare e ad esprimere nella parola il sapore e la fresca fragranza della vita. Nata dalla vita e alimentata, nei suoi succhi segreti, dalla pastosità dell’esperienza concreta, ma al contempo radicata per la sua indiscutibile sapienza scriptile in un vasto e consistente impianto culturale, la poesia di A. Rossi si offre come un nitido cristallo prismatico che dopo aver accolto in sé luci, colori, suoni, sentimenti e pensieri, li polarizza e li proietta nello spazio luminoso del suo universo poetico per irradiarne segnali e significati, ben al di là della individuale storia biografica che pure l’ha determinata.

(Graziella Corsinovi, Prefazione a Émmaus e nuove poesie, 1991)

 

La lettura delle poesie [di Aldo G.B. Rossi] costituisce […] una fonte di viva emozione e di immediata adesione. […] La metafora, tanto frequente nella poesia del Novecento, è ampiamente usata dal Rossi come strumento tecnico di grande forza espressiva, ma il suo significato non è mai oscuro, né mai è frutto di ricerca puramente tecnica, ma espressione di un’esigenza interiore. […] Nell’insieme l’opera del poeta Aldo G.B. Rossi è una seria e severa riflessione sulla vita, sull’uomo e sui suoi limiti.

(Pieramgelo Rabozzi, Giornale di Brescia, 7 set. 1991)

 

La ricerca di un’armonia, in cui far convergere in unità sentimenti, intuizioni e musicalità, è la costante della «struttura» della poesia [di Aldo G.B. Rossi]. Poesia quindi di contenuti che, avvalendosi generalmente di una metrica endecasillabica, alternata con sapiente dosaggio a versi più brevi e di un linguaggio essenziale e puntuale, si incentra sull’uomo e sulle sue perenni istanze esistenziali.

(Giovanni Card. Colombo, in L’Eucaristia e i poeti - Da Leopardi ad oggi, Centro Ambrosiano di documentazione e studi religiosi, Ed. PIEMME 1992, pp. 99-102)

 

Un itinerario in versi [Émmaus e nuove poesie] che percorre molteplici luoghi, incontra personaggi, "passa" attraverso tempi, luci, atmosfere, memorie, sensazioni, pulsioni, sentimenti. Un viaggio, il cui punto di partenza è per tutti "visibile", ovvio, per l’occasione, il fatto immediato (gli affetti familiari, l’infanzia, i ricordi di guerra) o nei riferimenti storici e geografici; ma che poi s’incanala in un cammino emotivo e fantastico il cui punto d’arrivo tocca l’indicibile, l’ineffabile, i sentieri misteriosi della poesia, la Fede…

(Giannina Scorza, «Corriere Mercantile», 12 mag. 1992)

 

Aldo G.B. Rossi è una delle voci più mature e genuine della poesia italiana di oggi: coglie registri espressivi molto intensi e moderni privilegiando un linguaggio denso, ricco di contenuti ma nello stesso tempo attento alla volontà di comunicare messaggi.

(Franco Gallea, «Gente di Riviera», Anno III, n. 5, 1993)

 

Sapienza lessicale adagiata sugli echi della grande poesia. […] La sua poesia "Profumo d’oceano" è un’originale interpretazione del sapere e dell’ardimento del navigare. Come le sue poesie d’amore sono una suonata linguistica che attraversa i più asciutti lirismi.

(Giorgio Saviane, «Esperienza», n. 8, 1994)

 

La poesia di Aldo G.B. Rossi è il risultato armonico di registri molteplici, incessantemente marcanti i momenti e gli eventi della vita. Il ricordo e la memoria (attraverso le liriche dedicate al padre, alla madre, agli amici defunti) sono temi ricorrenti e saldano sempre l’umano col divino, il precario presente con l’eterno Oltre, tanto atteso… In verità l’attesa diviene, qui, legge essenziale del vivere e dell’esserci, legata sempre all’ascesa, alla tensione verso l’Alto… Ma ciò che colpisce leggendo questi singolari testi è l’effetto interattivo, operato da ritmi e immagini, da luce tenebre, suoni e colori.

(Giovanni Chiesura, «Bacherontius», Anno XXVII, nn. 8-9, set.-ott. 1995)

 

Molteplici sono i motivi ispiratori [della poesia di Aldo G.B. Rossi], che vanno dalle problematiche esistenziali ai momenti d’abbandono alla preghiera, dalla contemplazione della natura ai sentimenti d’intensa percezione delle relazioni interpersonali. […] L’apertura verso gli altri non conduce, tuttavia, il Rossi ad una poesia basata sull’enfatizzazione del sentimento, perché tale sentimento viene sempre manifestato con grande misura e sobrietà ed espresso con perfetta resa stilistica.

(Liliana Porro Andriuoli, Le relazioni interpersonali, «Otto/Novecento», n. 1, 1995, pp. 205-219)

 

Riconfermando la cifra più specifica nel suo limpido dire lirico, articolato, in versi di perfetta fattura e di fluente musicalità, il poeta, ribadisce l'intensa meditatività delle precedenti raccolte - pervase dall’attenzione vigile e sensibilmente responsabile ai problemi dell’uomo come individuo e come essere sociale, calato nel concreto della storia (The blue Collars) e/o metafisicamente proiettato nel mistero dell’esistere (Sulla strada di Émmaus) - e si cimenta, ora in una diversa direzione tematica: il canto d'amore per la propria dolcissima sposa. […] Ciò che colpisce il lettore e rende questi versi carichi di suggestione e di pregnanza sentimentale, è la misura stilistica, tanto più persuasiva quanto più modulata in essenziali metafore, collocate nella dimensione di un quotidiano che è vissuto come continuo prodigio di donazione.

(Graziella Corsinovi, Prefazione a Versi per Irene e altre poesie, 1995)

 

La poesia di Aldo G.B. Rossi, limpida e schietta, muove da un sottofondo sostanzialmente religioso, benché sia molto variata nella tematica. Tale ispirazione religiosa la si ritrova pertanto non solo nelle liriche nelle quali egli si rivolge direttamente a Dio […], ma anche in quelle nelle quali egli ci parla con commossa pietà dei propri simili e delle loro sofferenze.

(Elio Andriuoli - Sandro Gros Pietro, in L’erbosa riva - Antologia, Torino, Genesi Editrice, 1998, pp. 305-316)

 

La Luce di Émmaus, […] è quella della resurrezione e della vita oltre la morte, e Rossi proprio questa fede (e fiducia) intende significare, cioè l'idea di poesia come quella che discende dalla luce del Verbo incarnato accolto nella parola dedita con strenuo slancio e con assoluta tenacia a dare voce alla bellezza della terra, alla verità degli affetti, alla memoria dei morti, alla preghiera, ma rinnovata e resa più pienamente ilare e convinta della certezza che il Cristo risorto garantisce il valore e il senso della vita e, per conseguenza, della scrittura che proprio questo cerca di illuminare e di perpetuare.

(Giorgio Bárberi Squarotti, Prefazione a La Luce di Émmaus, 1999)

 

La poesia di Rossi si situa nel solco della tradizione italiana: linguaggio asciutto ed essenziale, parola sempre ricercata, elaborata e scelta tra mille, ispirazione sofferta, che si rifà ai valori ultimi della vita e cesellata con un bulino calibrato tra la malinconia e il male di vivere e il ricordo che si fa termine di paragone e valore in se stesso.

(Renzo M. Grosselli, «L’Adige», 27 ott. 1999)

 

Possiamo interpretare il testo [La Luce di Émmaus] come un vasto poema, realizzato per frammenti e partiture, tanta è la compattezza stilistica e del ritmo, dell’intonazione, del procedimento linguistico che l’autore persegue con naturalezza estrema. Tutto ritorna, nella sua luminosa scrittura, in modo che non vi siano ombre né ambiguità, in un’esistenza vissuta secondo quella che riteniamo la deontologia dell’esistere.

(Giuseppina Luongo Bartolini, «Sìlarus», Anno XL, n. 212, nov.-dic. 2000)

 

A trentacinque anni dall’avvio della sua fortunata carriera di poeta, Aldo G.B. Rossi ha avvertito la lecita esigenza di tracciare un bilancio, raccogliendo in buona parte il frutto delle sue precedenti sillogi. Ne vien fuori un poeta di sicura ispirazione, prevalentemente intimista e lirico, cantore di affetti e di paesaggi, aperto alla moralità e alla riflessione, anche se non mancano i momenti più risentiti e giocati sulla dimensione del sociale, come nella sezione I colletti blu.

(Marcello Vaglio, Nota critica su La luce di Émmaus, in I Limoni, La poesia in Italia nel 1999 e nel 2000 - a cura di Francesco De Nicola e Giuliano Manacorda -, Marina di Minturno (LT), Ed. Caramanica, 2001)

 

Aldo G.B. Rossi [appare] creatore di una poesia semplice e limpida, promotrice di sensazioni genuine [in liriche] che dedica al ricordo del padre, [nelle quali] i sentimenti familiari si intrecciano a quelli per la natura. E’ [la sua] una materia lirica osservata e considerata nello spirito della tradizione poetica italiana, in cui la stessa poesia diventa un essere vivente con cui si può colloquiare. L’autore ha un occhio attento e scrutatore, pronto a raccogliere le più inaspettate sensazioni. Le coste liguri, scoscese e selvatiche, rispecchiate nell’immensità marina, si associano con l’idea di solitudine e di incompiutezza, di introvabilità della propria identità, ma anche con una calma accettazione.

(Stefan Damian, in Autori liguri contemporanei e Poeti contemporanei di Neamt, 2001)

 

Il tono del canzoniere amoroso di Rossi, al di là di alcuni rari momenti di riflessione collettiva storica, appare comunque essenzialmente domestico e quotidiano, testimoniato non solo dalle già accennate situazioni di minuta cronaca coniugale, ma anche dallo stesso vocabolario che punteggia i versi di Rossi, dove infatti troviamo, cariche di significato poetico, anche voci e immagini della più comune vita familiare […] Di qui il ricorso ad un dettato poetico immediato e diretto, attento alla sonorità del verso raggiunta anche con frequenti assonanze e rime interne […] e sorretto dalla lingua dell’uso, talora aggiornata con voci straniere […] con qualche accettabile invenzione … e con qualche altrettanto accettabile, e per nulla esibito, richiamo alla mitologia.

(Francesco De Nicola, Prefazione a Irene, 2001)

 

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