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Circolo di poesia


LETTERA IN VERSI N 6

Aldo G.B. Rossi

editoriale

Profilo bio-bibliografico

Antologia poetica

Intervista

Antologia critica



ANTOLOGIA CRITICA

 

Ciò che dall’analisi di questa composizione [La ballata dell’escavatorista, da Oltre la parola] può dedursi, una volta di più, come un dato immediato è il carattere di incisività che contraddistingue la poesia del Rossi, nella quale insieme con una costante riduzione dei concetti ai termini essenziali, viene attuato un integrale ostracismo a qualunque atteggiamento o formula che sappia anche lontanamente di retorico. Particolarmente degno di apprezzamento è poi il fatto che tali caratteristiche non vengono meno neppure quando nei suoi versi l’Autore passa dal piano descrittivo a quello delle intime introspezioni. Anche allora […] il Rossi sa mantenersi ad un livello di controllata sobrietà, non perdendosi in divagazioni né portando in urtante evidenza il proprio "io".

(Leonida Balestreri, «Genova», Rivista del comune, Anno XLV, n. 11, nov. 1965)

 

Canto arduo [quello di Aldo G.B. Rossi], ovviamente, reso difficile dalla volontà di nulla concedere al gratuito sentimentalismo pur affrontando temi di umanissima risonanza. Una nobile e bella fatica, intrapresa con umiltà… ma anche con la consapevolezza di chi sa di avere davvero qualcosa da dire.

(d.m., «Corriere Mercantile», 22 gen. 1966)

 

I motivi ispiratori del Rossi di oggi non si discostano sostanzialmente da quelli del Rossi di ieri: la famiglia, il contatto sociale, la fede, il proprio mondo interiore, gli scenari e le situazioni quotidiane… Dalle prime poesie dedicate a persone care traspare già quel senso di cordiale abbandono al sentimento, che tuttavia, trasposto in lirica, non genera compiacenze troppo soggettive, ma si inquadra in una controllata sobrietà di misura, talvolta ottenuta con sottile gioco di immagini…

(Piero Raimondi, Presentazione a Il fiore dell’agave, 1966)

 

Come si presenta [Aldo G.B. Rossi] di fronte alla «linea ligure»? Direi che salvo qualche raro accento o «eco» di vocabolo, siamo di fronte ad un autonomo e personale «fuori linea», ad un poeta che nuota a suo modo, con uno stile suo personale, e che ha fiato robusto per lunghi percorsi.

(Luigi Pennone , «Liguria», Anno XXXIV, n. 1, gen. 1967)

 

Rossi ha puntato sul linguaggio, sulla grammatica, sulla sintassi poetica, come su di un cardine del suo poetare. E giustamente. […] I versi del Rossi […] si propongono ad una coscienza del’elaborazione dall’interno, ad uno spiccato senso dei suoni e degli stacchi, ad un’esatta accentuazione dei periodi. Si sa bene come possa cambiare il significato di un discorso spostando la caduta degli accenti e spostando i toni. […] Il discorso metaforico di Aldo G.B. Rossi non va per similitudini, modernissimo in questo, salutarmente resuscitato dai pesanti sedimenti della tradizione accademica.[…] Poesia di fede: si è detto del segno cristiano della «morale». Diremo ora del segno caloroso dell’umanesimo cristiano, della preghiera.

(Giovanni Cattanei, Prefazione a The blue collars, 1969)

 

E’ [quella di Aldo G.B. Rossi] poesia di vigorosi contenuti e d’agile dettato, e quindi eticamente ed esteticamente suasiva ed apprezzabile. Vi si avvertono ovviamente le suggestioni espressive oggi più ricorrenti e accreditate, ma senza che ne scàpiti la robusta ispirazione personale o si generino squilibri e disarmonie nel gioco delle immagini, nel flusso delle evocazioni, nei toni e nelle atmosfere di fondo.

(Gherardo del Colle, «Arte Stampa», Anno XXV, nn. 3-4, mar.-apr. 1975)

 

Egli, particolarmente affacciandosi sulla «sua» Liguria, non guarda, scruta, non descrive, sente; e penetra, e il suo rapporto con le cose costituisce subito un’antropologia, ma questa antropologia non è antropocentrica. Sta il risucchio della trascendenza a coglierlo, a sollecitarlo verso l’intimo, verso la scoperta e la riscoperta. Da ciò i toni d’una meditazione che sovente caratterizzano il tracciato dei suoi versi, a volte più fondi, a volte meno, a volte più visibili, a volte reconditi, però continui. C’è già, anche dinanzi al paesaggio - che è paesaggio di uomini, non di cose - un raccogliersi, un toccare gli accenti familiari dell’animo, un insorgere degli affetti, un farsi del dramma.

(Giovanni Cattanei, Presentazione a Sulla strada di Émmaus, 1979)

 

I perché escatologici, i rendimenti di grazie, le implorazioni o i pentimenti più contriti, il chiamare Dio, il volerlo partecipe, presente, interessato a noi, è quel tal modo di profferir parola che, a un tempo assicura la rigorosità dell’occasione contenutistica in uno con la sincerità, chiarità, consonanza della forma.

(Claudio Toscani, «Gazzetta di Parma» 23 ago. 1979 e «Liguria», Anno XLVI, nn. 11-12, nov.-dic. 1979)

 

Sulla strada di Émmaus di Aldo G.B. Rossi annovera composizioni inedite e già pubblicate che costituiscono la trama di un itinerario coerente; l’approfondita analisi dei sentimenti, espressi in un linguaggio terso e pacato, sono il punto base e di forza di questo interessante autore.

(Margherita Faustini, «Corriere Mercantile», 17 giu. 1980)

 

La prima impressione che si prova […] è quella di una sorta di compatta unitarietà poetica conseguita attraverso un’ansia di ricerca e una concretezza di esiti, che disvelano l’intento di fondo, che resta fissato nel pianeta uomo come punto di partenza e di approdo dell’intero discorso. […] è tutta un’antologia di sentimenti domestici, racchiusi entro una sfera del privato che mai si isola nel deserto del monologo, ma al contrario si offre all’altro, alla figlia, alla madre novantenne, con una stremata disponibilità di intenti e di attività tensive […] un’ansia evocativa, come si vede, del tutto depurata dalle istanze retoriche, e al contrario interamente concentrata sulla sfida della parola come strumento di comunicazione umana.

(Walter Mauro, Prefazione a Il guado, 1983)

 

Educato sui classici appare lo stile di Aldo G.B. Rossi per la esemplarità della chiarezza del dettato, dell’armonia musicale, dell’equilibrio delle strutture. Anche la tematica si configura nella ricerca di una verità fondamentale, non solo privata ma universale.

(Liana De Luca, «L’Arena di Pola», Anno 39, n. 1129, 15 ott. 1983)

 

"La Giuria del Premio Mastroianni nell’assegnare il massimo riconoscimento al volume Il guado di Aldo G.B. Rossi ha inteso valutare nella sua pienezza il processo di maturazione di un poeta che opera da parecchi anni con estrema e consapevole dedizione nel lavoro e nell’impegno della Letteratura. Unitaria nella struttura e fortemente meditata nell’elaborazione linguistica la poesia di Aldo G.B. Rossi muove dal pianeta uomo per addentrarsi nel fitto grumo di un inquietante tracciato, all’interno del quale nessuna delle componenti del duro trauma esistenziale viene trascurata, nella compattezza di un eloquio deprivato di ogni possibile verticalità sonora e potenziato invece dal senso profondo e acuto della vita".

(Motivazione Primo Premio Felice Mastroianni di Lamezia Terme - Edizione 1985, presidente Mario Sansone)

 

[Cartoline dalle Dolomiti del Brenta è] un’operetta davvero singolare per vari motivi: sia perché si configura come «poesia a due voci», una sorta di dialogo nato nel segno dell’amicizia e di certa congenialità d’ispirazione, sia perché il "taglio" - o il "genere" - in cui si struttura, la "cartolina", è poco frequentato e "umile", anche se certe sollecitazioni di fondo a volte trascolorano dalla familiare spontaneità degli spunti a "un ordito simbolico e metafisico - come leggiamo nella presentazione - che oltrepassa l’occasione immediata, il lampo stesso della bellezza paesaggistica e dell’emozione lirica".

(Alberto Frattini, «Il Ragguaglio librario», Anno LII, n. 9, set. 1985)

 

E’ un libro che al di là del titolo riduttivo «Cartoline», presenta la grazia di un linguaggio limpidissimo, carico di suggestioni simboliche, attraversato da lampi di figurazione naturalistica, che non ha eguali nella nostra recente poesia.

(Giancarlo Pandini, «Avvenire», 27 luglio 1985)

 

La prima impressione che ci colpisce leggendo la poesia di Aldo G.B. Rossi (Il guado, Ed. Bastogi) è quella di una spontaneità nativa, di una freschezza e originalità originaria che tocca i suoi momenti più alti nel colloquio diretto con le persone amate. La loro presenza, i loro gesti, gli atti e i luoghi delle loro apparizioni sono le occasioni prime che muovono il suo sentimento, e la sua fantasia. Di qui il tono prevalentemente colloquiale della sua pagina, dove le immagini e il canto scattano sul filo della memoria o, quasi, di un dialogo immaginario e ininterrotto. E di qui anche il tono cordiale e affettuoso della sua poesia dove la trama delle dediche è la spia più felice della trama del sentimento.

(Giovanni Cristini, «Il Ragguaglio Librario», Anno 52, mag. 1985)

 

Le due voci [quella di Giovanni Cristini e di Aldo Rossi nelle Cartoline dalle Dolomiti del Brenta], benché, ovviamente diverse, sono perfettamente intonate l’una all’altra, rispondendosi nei temi e nello stile, che in tutti e due è di una classica compostezza; i loro movimenti che, per entrambi i poeti sono di un’attenta osservazione e registrazione del reale, da cui si genera uno slancio interiore e meditativo, diffondono, nella loro armonia un senso di partecipazione, direi addirittura di cordialità, in cui si trova preso anche il lettore.

(Margherita Guidacci, «Città di vita», Anno XL, n. 5, set.-ott. 1985)

 

Se il tema occasionale è quello della montagna, i motivi che da essa emergono sono di tutt’altra natura e si riferiscono alla condizione esistenziale dell’uomo, costituendo su di essa una polivalente riflessione.

(Mario Miccinesi, «Uomini e libri», n. 103, ott.-nov. 1985)

 

Aldo G.B. Rossi conferma qui le sue qualità stilistiche e di resa concettuale. Le sue «cartoline» praticano un simbolismo naturalistico che allude al mistero perenne dell’esistenza, e più ancora della morte, sorta di «luogo» petroso da cui, peraltro, misteriosi bagliori infondono un’aspettativa di resurrezione e d’inveramento escatologico, confortata dall’annuncio cristiano… In complesso si tratta d’una plaquette di rigoroso nitore formale e contenutistico, di compatta unità nel suo procedere per spunti allegorici, ispirati all’atmosfera magica dell’alta montagna.

(Franco Trinchero, «Controcampo», Anno XII, n. 3, 1986)

 

Aldo G.B. Rossi ha dato prova […] di una lirica nutrita di quotidianità che riesce tuttavia a toccare i grandi misteri dell’uomo, nella vita e nella morte.

(Francesco De Nicola, in L’ulivo e la parola, Savona, Liguria Edizioni Sabatelli, 1986, p. 103)

 

Poesia aperta quella di Aldo G.B. Rossi, poesia limpida e schietta, cordiale, fatta di cose e di genuine sensazioni. Poesia che si regge a lungo, con varietà di modulazioni e di ritmi, tutta tesa all’immediatezza espressiva; sempre ricca di contenuti umani e di simpatia per i propri simili. Poesia sciolta e vivace e tuttavia controllata e incisiva nell’uso dei vocaboli, siano essi presi dalla lingua parlata che da quella colta, usati comunque in ogni occasione con estrema proprietà.

(Elio Andriuoli, in Venticinque Poeti (Ricerche sulla poesia del Novecento in Liguria), Genova, Liguria, Edizioni Sabatelli, 1987, pp. 252-239)

 

"Svolta in una cifra letteraria che si può ben definire descrittiva e discorsiva, la poesia di Aldo G.B. Rossi è solo apparentemente poesia facile. La limpida, costruita musicalità del suo verso accompagna colori e immagini di un paesaggio ricco sempre di commossa capacità evocativa".

(Motivazione del Premio "Città di Ceva" 1988)

 

Le Cartoline dalle Dolomiti del Brenta […] sono un bell’esempio della più squisita maturazione stilistica del nostro corregionale, ed in questo senso vogliamo oggi fermarci sopra il lieve libretto. Bisogna dire subito che il Rossi è un bravo alpinista […] e nelle montagne trova sensazioni naturalistiche vividissime; e persino presagi di emozione religiosa, come se l’ascesa del monte fosse figura dell’ascesa ultima verso il Mondo senza tempo.

(Aldo Capasso, «Arte Stampa», XXXIX, n. 2, apr.-mag.-giu. 1989)

 

… il fare poetico di Aldo Rossi è un viaggio tra privato e sociale, tra circostanza e assoluto, inteso allo svelamento dell’uomo nella sua interezza di essere materiale e spirituale. Va da sé che un viaggio simile, è un viaggio poetico, geografico anche per la sua parte, ma anche viaggio contemplativo, e viaggio religioso. Nella contingenza e nella coscienza.

(Claudio Toscani, «L’Osservatore Romano», 25 set. 1991)

 

Componente importante della poesia di Rossi è una forma particolare di religio che lo induce a interrogarsi sui rapporti con gli altri uomini. L’uomo diventa dunque momento d’incontro e di verifica delle proprie intuizioni, dei propri sentimenti, delle proprie idealità: l’uomo come essere integrale (l’uomo che lavora, che sogna, che soffre, che muore).

(Bruno Rombi, «Liguria», Anno 58, n. 6, giu. 1991)

 

Stilisticamente matura, ormai, approdata al pieno delle sue possibilità espressive, la poesia di Aldo G.B. Rossi possiede l’incanto dell’arte che è riuscita a catturare e ad esprimere nella parola il sapore e la fresca fragranza della vita. Nata dalla vita e alimentata, nei suoi succhi segreti, dalla pastosità dell’esperienza concreta, ma al contempo radicata per la sua indiscutibile sapienza scriptile in un vasto e consistente impianto culturale, la poesia di A. Rossi si offre come un nitido cristallo prismatico che dopo aver accolto in sé luci, colori, suoni, sentimenti e pensieri, li polarizza e li proietta nello spazio luminoso del suo universo poetico per irradiarne segnali e significati, ben al di là della individuale storia biografica che pure l’ha determinata.

(Graziella Corsinovi, Prefazione a Émmaus e nuove poesie, 1991)

 

La lettura delle poesie [di Aldo G.B. Rossi] costituisce […] una fonte di viva emozione e di immediata adesione. […] La metafora, tanto frequente nella poesia del Novecento, è ampiamente usata dal Rossi come strumento tecnico di grande forza espressiva, ma il suo significato non è mai oscuro, né mai è frutto di ricerca puramente tecnica, ma espressione di un’esigenza interiore. […] Nell’insieme l’opera del poeta Aldo G.B. Rossi è una seria e severa riflessione sulla vita, sull’uomo e sui suoi limiti.

(Pieramgelo Rabozzi, Giornale di Brescia, 7 set. 1991)

 

La ricerca di un’armonia, in cui far convergere in unità sentimenti, intuizioni e musicalità, è la costante della «struttura» della poesia [di Aldo G.B. Rossi]. Poesia quindi di contenuti che, avvalendosi generalmente di una metrica endecasillabica, alternata con sapiente dosaggio a versi più brevi e di un linguaggio essenziale e puntuale, si incentra sull’uomo e sulle sue perenni istanze esistenziali.

(Giovanni Card. Colombo, in L’Eucaristia e i poeti - Da Leopardi ad oggi, Centro Ambrosiano di documentazione e studi religiosi, Ed. PIEMME 1992, pp. 99-102)

 

Un itinerario in versi [Émmaus e nuove poesie] che percorre molteplici luoghi, incontra personaggi, "passa" attraverso tempi, luci, atmosfere, memorie, sensazioni, pulsioni, sentimenti. Un viaggio, il cui punto di partenza è per tutti "visibile", ovvio, per l’occasione, il fatto immediato (gli affetti familiari, l’infanzia, i ricordi di guerra) o nei riferimenti storici e geografici; ma che poi s’incanala in un cammino emotivo e fantastico il cui punto d’arrivo tocca l’indicibile, l’ineffabile, i sentieri misteriosi della poesia, la Fede…

(Giannina Scorza, «Corriere Mercantile», 12 mag. 1992)

 

Aldo G.B. Rossi è una delle voci più mature e genuine della poesia italiana di oggi: coglie registri espressivi molto intensi e moderni privilegiando un linguaggio denso, ricco di contenuti ma nello stesso tempo attento alla volontà di comunicare messaggi.

(Franco Gallea, «Gente di Riviera», Anno III, n. 5, 1993)

 

Sapienza lessicale adagiata sugli echi della grande poesia. […] La sua poesia "Profumo d’oceano" è un’originale interpretazione del sapere e dell’ardimento del navigare. Come le sue poesie d’amore sono una suonata linguistica che attraversa i più asciutti lirismi.

(Giorgio Saviane, «Esperienza», n. 8, 1994)

 

La poesia di Aldo G.B. Rossi è il risultato armonico di registri molteplici, incessantemente marcanti i momenti e gli eventi della vita. Il ricordo e la memoria (attraverso le liriche dedicate al padre, alla madre, agli amici defunti) sono temi ricorrenti e saldano sempre l’umano col divino, il precario presente con l’eterno Oltre, tanto atteso… In verità l’attesa diviene, qui, legge essenziale del vivere e dell’esserci, legata sempre all’ascesa, alla tensione verso l’Alto… Ma ciò che colpisce leggendo questi singolari testi è l’effetto interattivo, operato da ritmi e immagini, da luce tenebre, suoni e colori.

(Giovanni Chiesura, «Bacherontius», Anno XXVII, nn. 8-9, set.-ott. 1995)

 

Molteplici sono i motivi ispiratori [della poesia di Aldo G.B. Rossi], che vanno dalle problematiche esistenziali ai momenti d’abbandono alla preghiera, dalla contemplazione della natura ai sentimenti d’intensa percezione delle relazioni interpersonali. […] L’apertura verso gli altri non conduce, tuttavia, il Rossi ad una poesia basata sull’enfatizzazione del sentimento, perché tale sentimento viene sempre manifestato con grande misura e sobrietà ed espresso con perfetta resa stilistica.

(Liliana Porro Andriuoli, Le relazioni interpersonali, «Otto/Novecento», n. 1, 1995, pp. 205-219)

 

Riconfermando la cifra più specifica nel suo limpido dire lirico, articolato, in versi di perfetta fattura e di fluente musicalità, il poeta, ribadisce l'intensa meditatività delle precedenti raccolte - pervase dall’attenzione vigile e sensibilmente responsabile ai problemi dell’uomo come individuo e come essere sociale, calato nel concreto della storia (The blue Collars) e/o metafisicamente proiettato nel mistero dell’esistere (Sulla strada di Émmaus) - e si cimenta, ora in una diversa direzione tematica: il canto d'amore per la propria dolcissima sposa. […] Ciò che colpisce il lettore e rende questi versi carichi di suggestione e di pregnanza sentimentale, è la misura stilistica, tanto più persuasiva quanto più modulata in essenziali metafore, collocate nella dimensione di un quotidiano che è vissuto come continuo prodigio di donazione.

(Graziella Corsinovi, Prefazione a Versi per Irene e altre poesie, 1995)

 

La poesia di Aldo G.B. Rossi, limpida e schietta, muove da un sottofondo sostanzialmente religioso, benché sia molto variata nella tematica. Tale ispirazione religiosa la si ritrova pertanto non solo nelle liriche nelle quali egli si rivolge direttamente a Dio […], ma anche in quelle nelle quali egli ci parla con commossa pietà dei propri simili e delle loro sofferenze.

(Elio Andriuoli - Sandro Gros Pietro, in L’erbosa riva - Antologia, Torino, Genesi Editrice, 1998, pp. 305-316)

 

La Luce di Émmaus, […] è quella della resurrezione e della vita oltre la morte, e Rossi proprio questa fede (e fiducia) intende significare, cioè l'idea di poesia come quella che discende dalla luce del Verbo incarnato accolto nella parola dedita con strenuo slancio e con assoluta tenacia a dare voce alla bellezza della terra, alla verità degli affetti, alla memoria dei morti, alla preghiera, ma rinnovata e resa più pienamente ilare e convinta della certezza che il Cristo risorto garantisce il valore e il senso della vita e, per conseguenza, della scrittura che proprio questo cerca di illuminare e di perpetuare.

(Giorgio Bárberi Squarotti, Prefazione a La Luce di Émmaus, 1999)

 

La poesia di Rossi si situa nel solco della tradizione italiana: linguaggio asciutto ed essenziale, parola sempre ricercata, elaborata e scelta tra mille, ispirazione sofferta, che si rifà ai valori ultimi della vita e cesellata con un bulino calibrato tra la malinconia e il male di vivere e il ricordo che si fa termine di paragone e valore in se stesso.

(Renzo M. Grosselli, «L’Adige», 27 ott. 1999)

 

Possiamo interpretare il testo [La Luce di Émmaus] come un vasto poema, realizzato per frammenti e partiture, tanta è la compattezza stilistica e del ritmo, dell’intonazione, del procedimento linguistico che l’autore persegue con naturalezza estrema. Tutto ritorna, nella sua luminosa scrittura, in modo che non vi siano ombre né ambiguità, in un’esistenza vissuta secondo quella che riteniamo la deontologia dell’esistere.

(Giuseppina Luongo Bartolini, «Sìlarus», Anno XL, n. 212, nov.-dic. 2000)

 

A trentacinque anni dall’avvio della sua fortunata carriera di poeta, Aldo G.B. Rossi ha avvertito la lecita esigenza di tracciare un bilancio, raccogliendo in buona parte il frutto delle sue precedenti sillogi. Ne vien fuori un poeta di sicura ispirazione, prevalentemente intimista e lirico, cantore di affetti e di paesaggi, aperto alla moralità e alla riflessione, anche se non mancano i momenti più risentiti e giocati sulla dimensione del sociale, come nella sezione I colletti blu.

(Marcello Vaglio, Nota critica su La luce di Émmaus, in I Limoni, La poesia in Italia nel 1999 e nel 2000 - a cura di Francesco De Nicola e Giuliano Manacorda -, Marina di Minturno (LT), Ed. Caramanica, 2001)

 

Aldo G.B. Rossi [appare] creatore di una poesia semplice e limpida, promotrice di sensazioni genuine [in liriche] che dedica al ricordo del padre, [nelle quali] i sentimenti familiari si intrecciano a quelli per la natura. E’ [la sua] una materia lirica osservata e considerata nello spirito della tradizione poetica italiana, in cui la stessa poesia diventa un essere vivente con cui si può colloquiare. L’autore ha un occhio attento e scrutatore, pronto a raccogliere le più inaspettate sensazioni. Le coste liguri, scoscese e selvatiche, rispecchiate nell’immensità marina, si associano con l’idea di solitudine e di incompiutezza, di introvabilità della propria identità, ma anche con una calma accettazione.

(Stefan Damian, in Autori liguri contemporanei e Poeti contemporanei di Neamt, 2001)

 

Il tono del canzoniere amoroso di Rossi, al di là di alcuni rari momenti di riflessione collettiva storica, appare comunque essenzialmente domestico e quotidiano, testimoniato non solo dalle già accennate situazioni di minuta cronaca coniugale, ma anche dallo stesso vocabolario che punteggia i versi di Rossi, dove infatti troviamo, cariche di significato poetico, anche voci e immagini della più comune vita familiare […] Di qui il ricorso ad un dettato poetico immediato e diretto, attento alla sonorità del verso raggiunta anche con frequenti assonanze e rime interne […] e sorretto dalla lingua dell’uso, talora aggiornata con voci straniere […] con qualche accettabile invenzione … e con qualche altrettanto accettabile, e per nulla esibito, richiamo alla mitologia.

(Francesco De Nicola, Prefazione a Irene, 2001)

 

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