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“Basta con la crudeltà dei tigì”

Dark lady per temperamento o finzione, Isabella Santacroce, 35 anni, autrice di quattro romanzi, “Destroy”, “Luminal”, “Fluo” e “Lovers”, passa dal team selezionatore del Festival di Sanremo a far coppia con la Nannini in una serie di testi che faranno discutere. “Vieni amore vieni, corri nelle vene, succhiami il dolore” dice la canzone “DJ Morphine”, e in “Mio” si arriva a “nel miele ti voglio assaggiare, nel miele ti voglio penetrare”, mentre “Amore cannibale”brecita “angeli in grida armoniche, celestiali spiriti mai si saziano”.

Isabella, si sente ancora scrittrice pulp-cannibale...

Facciamo solo scrittrice...

La musica rock è piena di belle parole, d'accordo?

Sì, adoro David Bowie, ma ho sempre preferito il semplice gesto di tradurre uno straniero in italiano. Mi ha sempre intrigato parecchio, il risultato finale...

Cosa si è tradotta?

Per esempio i Nirvana, i Soundgarden, e il Bowie di “Look Back in Anger”.

Come ha incontrato la Nannini?

Per caso, in un bar, lo stesso giorno che avevo viaggiato con la sua musica in testa. Curioso, non trova?

E' difficile scrivere per canzoni?

No, perché le parole hanno un suono e quando scrivo penso in musica. Come nel mio ultimo romanzo, “Lovers”. Uso le lettere come si usano le note: si legge il libro ad alta voce, e deve fare musica.

Questo è un album sull'amore, vero?

Sì, dedicato a quella lama tagliante che brilla tanto: è così bella e allo stesso tempo è capace di ferirti, di farti male...

Amore fisico, eterosessuale, gay?

Non solo, ma anche amore per la bellezza, per i ricordi, per la vita.

Un sentimento molto condiviso, oggi?

Non direi proprio: il telegiornale è di una crudeltà veramente incredibile.

Gli uomini non imparano mai?

Non so, questa continua lotta tra bene e male, tra amore e odio: la canzone “Uomini a metà” parla di questo, manca sempre qualcosa e forse è anche una paura d'amare che non ti permette di essere completamente intero.

Chi è Làuviah di “Un dio che cade”?

E' l'angelo di Gianna...

E “Madre nostra, guerriera della luce”?

E' una preghiera sull'abbandono. Sembra di essere di fronte a un dio che se ne è andato, che comunque è stato sconfitto. E' un dio capovolto, dalle sembianze femminee, sembianze di donna, e poi è comunque una madre...

C'è anche molta passione.

E' fondamentale, per fortuna credo che nella nostra società non manchi proprio.

Un album che farà discutere per le parole?

Quando scrivo non ci penso mai, ma questa volta spero possano veramente servire a qualcosa, ad arrivare dentro le persone.

Intervista di Renato Tortorolo – IL SECOLO XIX – 20/04/2002

Intervista a Gianna Nannini

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