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RITRATTO DI AUTORE
Maricla Tagliaferri
– IL SECOLO XIX – 27/02/2002

Sepulveda, regista al vetriolo


Luis Sepúlveda debutta nella regia e arriva il primo marzo nei cinema con “Nowhere”, tratto dal suo romanzo “Incontro d'amore in una paese di guerra”, scritto da lui stesso, girato fra Argentina e Spagna, interpretato da Harvey Keitel, Jorge Perugorria, Luigi Maria Burruano, Andrea Prodan e Angela Molina, musicato da Nicola Piovani e cantato da Jarabe De Palo, co- prodotto tra Spagna, Argentina e Italia (Massimo Vigliar e Raicinema), nato non per caso: “Ho sempre avuto una rapporto passionale col cinema, sia come spettatore che come sceneggiatore. Ho avuto voglia di raccontare una storia da un altro punto di vista, non più solitario, come quando scrivo, ma collettivo perché un film lo fanno tante persone. E mi volevo togliere la soddisfazione di gridare “azione” sul set”.

L'autore di “Il vecchio che leggeva romanzi d'amore” e di “Un nome da torero” (nonché della famosissima “Gabbianella” animata da Enzo D'Alò e, prossimamente, “Fine di secolo”) racconta in “Nowhere”, dedicato “a tutte le vittime della dittatura cilena”, di cinque “dissidenti” rapiti dalle milizie e di un emblematico dittatore sudamericano, confinati in un campo di concentramento a 4000 metri d'altezza (che si chiama, appunto, “da nessuna parte”), e di come riescono a fuggire: “Una storia che ritenevo necessario raccontare, un omaggio alla libertà e alla dignità, alla gente semplice che non sarà mai sui libri di storia né avrà strade coi loro nomi, ma che ha il coraggio di dire “No”, sapendo che sarà incarcerata, torturata, uccisa. Un omaggio alla gente che fa il semplice mestiere di vivere”.

Da sempre, la gente più amata dal cinquantatreenne scrittore cileno, imprigionato dagli scherani di Pinochet (l'ha raccontato con straziante umorismo in “La frontiera scomparsa”) esiliato, militante di Greenpeace, nomade in Europa, attualmente domiciliato a Gujon, paese delle Asturie massacrato dal franchismo ma, come dice lui: “abitato dalla gente più irriverente e contestataria che non dice “buongiorno”, ma “salud”, la formula usata dai repubblicani”.

Per loro ha affrontato le durezze della regia: “La fatica che immaginavo era solo la metà di quel che è stata”. Per loro è riuscito a placare i cattivi auspici del primo giorno di riprese, quando una pioggia torrenziale mandò all'aria i programmi: “Svuotai al suolo l'augurale bottiglia di champagne che stavamo per bere, offrendola invece a Paccha Mama, la madre terra degli indios andini, i miei antenati. Spuntò il sole e il film cominciò”.

E per loro, adesso che certe parole non vanno più di moda, non si tira indietro: “Questo è un film politico, fatto da un uomo che sta da una precisa parte della barricata. Sono di sinistra, il film è di sinistra e se qualcuno non lo vede vuol dire che è cieco”. Altro che cautela diplomatica verso il paese che ieri lo ospitava: “Come tutto il resto del mondo sono preoccupato per l'Italia. E' elementare, istintivo, temere per la libertà quando una sola persona possiede l'intero sistema informativo. E in questo sono totalmente d'accordo con Nanni Moretti. Se il mondo si svilupperà come si deve, un domani certamente il monopolio televisivo sarà considerato un crimine contro l'umanità, contro il libero pensiero e la libera espressione”.

Peccato che il mondo sembri andare più verso un impero a stelle e strisce che verso una pluralità di voci: “Ho una grande fiducia nell'umanità. Prima o poi tutti si accorgeranno che gli americani hanno un presidente cretino, che confonde svalutazione con deflazione e fa crollare le borse, che si strozza con un salatino quando sente le parole “diritti umani”, che è stato eletto dopo quattro mesi passati a contare i voti, che non capisce la differenza tra Iran e Irak e Corea del Nord, che accomuna tutto sotto la bandiera del male. Credo che l'imperialismo porti dentro di sé il germe della sua propria distruzione: la cretineria”.

Maricla Tagliaferri – IL SECOLO XIX – 27/02/2002




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