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Luis Sepulveda

Una speranza dopo la tormenta

Dopo la tormenta viene la calma, dice un vecchio proverbio, e questo l'hanno dimostrato gli spagnoli in una domenica cominciata con un'intensa luminosità, quasi il presagio di quello che stava per arrivare. La tormenta del dolore e della morte scoppiata l'11 marzo è stata immediatamente vinta dalla solidarietà esemplare dei madrileni, dal loro degno senso di responsabilità che inorgoglisce la specie umana. Però a tutte le dimostrazioni di affetto verso le vittime il governo di Aznar ha risposto con la peggior grossolanità e ha scatenato una tormenta di menzogne, tentativi di manipolazione della tragedia e disprezzo verso la più elementare concordia forgiata dai cittadini di un paese brutalmente ferito. Giovedì 11 è scoppiata la tormenta del dolore, venerdì 12 la cittadinanza si è riversata nelle strade a esprimere il suo rifiuto del terrorismo e il suo amore per le vittime. In tutte le città di Spagna la gente ha marciato sotto la pioggia, la maggioranza non portava altro che le sue mani pulite, tuttavia l'indegna ossessione dell'aznarismo per capitalizzare elettoralmente il dolore, per usarlo a sostegno di una menzogna che minuto dopo minuto cadeva in pezzi, è stata la goccia che ha fatto traboccare la pazienza di una cittadinanza ferita, che invocava l'unità per poter fare fronte all'orrore e alla tragedia. Sabato 13, giorno di riflessione prima di andare alle urne, i cittadini sono scesi spontaneamente per le strade a reclamare la verità.

E' stato davvero patetico vedere un Mariano Rajoy balbettante, che non solo ha rotto la regola elementare di non fare propaganda il giorno destinato a riflettere, ma si è avvalso anche della sua condizione di segretario generale del Partido Popular e di candidato alla guida del governo per bollare come illegale il clamore delle spagnole e degli spagnoli che chiedendo la trasparenza delle informazioni sui veri colpevoli della maggiore tragedia sofferta dalla Spagna, non facevano altro che riflettere, rispettosamente, in pace e a voce alta, che è il modo più onesto di riflettere. Ancor più patetico è stato verificare come, in un'ultima prova di manipolazione delle informazioni, Zaplana, il ministro portavoce, non dicesse assolutamente nulla che si avvicinasse alla verità di quel che stava accadendo nelle strade di Spagna e si limitasse a mentire, squalificare, disprezzare, nel tipico stile irritante di Aznar e dell'aznarismo. Il ministro degli interni, da parte sua, è stato tragicomico nella sua grossolanità e, dichiarata guerra alla sintassi, nel suo sforzo a negare l'evidenza: Aznar ha giustificato il suo appoggio alla guerra in Iraq affermando che la Spagna grazie a essa sarebbe stata più sicura, e non ha fatto altro che attirare sulla Spagna l'odio di qualche miserabile fanatico che ha coperto di sangue Madrid.

Però domenica 14, sotto un sole luminoso, presagio dell'inarrestabile primavera, la cittadinanza è andata alle urne e con la stessa serenità esemplare, ha riposto la sua fiducia nel Partido Socialista Obrero Español, nel suo candidato José Luis Rodríguez Zapatero, e l'ha considerato meritevole di una vittoria nitida, trasparente, inappellabile.

La Spagna ha vissuto la giornata elettorale in un modo esemplarmente corretto, la serenità è stata la sua nota di fondo, l'anelito di pace la sua forza, e la maturità della democrazia spagnola ha fatto giustizia di tutti gli sfregi inflitti da un megalomane che si faceva scudo dietro una maggioranza assoluta. Naturalmente i socialisti hanno celebrato la loro giusta vittoria, e quella celebrazione passerà alla storia come una dimostrazione di maturità civica, di comportamento democratico, di cultura politica. Hanno celebrato con calma, con misura, con la stessa serena responsabilità con cui José Luis Rodríguez Zapatero ha chiamato, prima di tutto, a osservare un minuto di silenzio in omaggio alle vittime della tragedia. Poi, con parole misurate, ha annunciato gli elementi che caratterizzeranno la sua gestione: tolleranza, rispetto per tutte le idee e trasparenza. E per ultimo ha assicurato che il potere non gli farà perdere il suo stile dialogante, la sua capacità di unire nell'ora più triste. In quel momento è nato un Uomo di Stato, uno spagnolo, un europeo che antepone la ragione alla forza.

E finalmente è arrivata la calma, che viene dopo la tormenta.


Luis Sepulveda – IL MANIFESTO – 18/03/2004


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