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Il popolo cileno è anti-imperialista |
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Il primo grande Forum
Sociale cileno è anche il primo no alla politica
imperialista americana, dopo le elezioni di novembre. Tra balli
folcloristici e carta igenica con stampata la faccia di Bush compare
lui, Luis Sepúlveda, lo scrittore cileno che tra gli
organizzatori del Social Forum sembra essere il più
arrabbiato. Pochi giorni fa aveva detto, riferendosi al presidente
americano, faremo di tutto per rendere il suo soggiorno a
Santiago il più brutto possibile.
Una giornata
importante questa. Perché?
È la prima grande
manifestazione mondiale dopo le elezioni degli Stati uniti. Ma anche
una grande dimostrazione della coscienza politica del popolo cileno
che dicendo no all'Apec dimostra la sua vocazione anti-imperialista.
Una grande fiducia nel recupero della democrazia del nostro
paese.
Cosa si aspetta domani?
Una coscienza
maggiore del coraggio cileno che oggi è sceso per strada per
protestare democraticamente. La gente ha urlato che un altro mondo è
possibile. Non si può lasciare tutto alla volontà del
denaro. C'è qualcosa di più importante che non va
dimenticata. L'etica.
Qual è la posizione del
presidente Lagos?
Una posizione difficile. È stato
eletto democraticamente, ma la verità è che noi cileni
non sappiamo qual è stato il risultato finale della
negoziazione tra la dittatura, la destra e la democrazia cristiana, e
un settore del socialismo che ha dato vita a gruppo democratico
cileno molto sui generis. Non tutti i cileni hanno il diritto di
partecipare alla politica nazionale. Questa manifestazione è
anche una richiesta di cambiamento del modo di far politica in
Cile.
Powell rimarrà qui a Santiago ancora per pochi
giorni. Come interpreta le sue dimissioni?
Una
dimostrazione di forza della parte peggiore del governo Bush e che
purtroppo sarà presente in tutte le decisioni di politica
estera.
Il tema del terrorismo internazionale in qualche
modo rimbalza anche in questo vertice...
Il terrorismo è
un grande problema internazionale. Ma l'unico modo per combatterlo è
tagliargli la radice. Non posso pensare che a un ragazzo palestinese
di sedici anni la vita non lasci altra opportunità che quella
di immolarsi come bomba umana alla frontiera con Israele. La gente
non diventa terrorista per una decisione spontanea. C'è una
profonda radice politica nel problema. E soprattutto non è
possibile lasciare che tutti i diritti civili vengano dimenticati in
nome della lotta contro i terroristi.
Intervista di Rosita Cavallaro IL MANIFESTO 21/11/2004
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