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LA
STRUTTURA DEL ROMANZO
Prefazione
Lettera
I, II, III, IV
Capitoli
da 1 a 24
Seguito
della IV lettera
Le
prima quattro lettere fungono da introduzione ed hanno in nuge
l'INCIPIT della narrazione del fatto centrale; quest'ultimo è
racchiuso nello snodarsi dei capitoli e poi nell'epilogo narrato
nel seguito alla lettera IV.
SITUAZIONE
INIZIALE
Robert
Walton, gentiluomo inglese vissuto in un momento non precisato
del XVIII secolo, indirizza da San Pietroburgo, da Arcangelo e
poi da località sempre più vicine al Polo Nord,
delle lettere all'amata sorella Margaret. Egli, sollecitato
dalla Cultura del suo tempo, sta per intraprendere un'impresa
notevole; intende infatti, volendo dare un contributo al
progresso scientifico e geografico, per raggiungere più
velocemente il Polo Nord, individuare un percorso attraverso
l'Ovest. Con il procedere delle navigazione, se in alcune
pagine lamenta la mancanza di un amico con cui condividere
l'esperienza, in altre afferma di sentirsi comunque sostenuto sia
dall'amore per la Natura, le cui leggi non devono essere mai
violate, sia dalla passione per i viaggi e la scoperta.
Due
eventi sposteranno però altrove l'attenzione di Robert
Walton:
l'avvistamento
con il cannocchiale, da parte dell'equipaggio, di " un
essere di forma umana ma di statura gigantesca " seduto
su una slitta trainata da cani (la Creatura)
il
salvataggio di un uomo "a un passo dalla morte"
con cui farà conoscenza e stringerà amicizia;
costui, che altri non è che Victor Frankenstein, rivelerà
ad Walton gli eventi più significativi della sua vita;
Robert, ignaro del loro contenuto drammatico, comunica alla
sorella Margaret che non passerà giorno senza che lui non
racchiuda in una sorta di Autobiografia
di Frankenstein quanto da costui gli verrà
narrato.
FATTO
CENTRALE
Dopo
aver raccontato a Robert la storia della sua famiglia, l'adozione
di Elisabeth, la nascita dei suoi due fratelli, la sua profonda
amicizia con Henry Clerval, la morte della madre, Victor
Frankentein parla del suo trasferimento dalla Svizzera a
Inglostadt in Germania per frequentare l'Università.
Superato l'iniziale scetticismo per gli studi scientifici,
essendosi dedicato precedentemente solo alla lettura dei grandi
testi dell'Alchimia, Victor aveva abbracciato con entusiasmo lo
studio dell'Anatomia e della Fisiologia convinto che "c'è
uno spazio ancora inviolato in attesa di nuove sorprendenti
scoperte ; una mente che si applichi
infallibilmente
giungerà in quel campo
". Allievo
eccellente, educato da suo padre a non lasciarsi turbare dai
terrori soprannaturali e ben allenato, mediante le letture
giovanili, a non temere la frequentazione dei cimiteri, lui,
moderno Prometeo, non ha censure ed, entusiasta di se
stesso,afferma: "ero riuscito a scoprire il segreto
della creazione e della vita, io stesso ero capace d'infondere la
vita alla materia inanimata; non che tutto mi si fosse rivelato
all'improvviso
tuttavia avevo scoperto come indirizzare i
miei sforzi... Una nuova specie umana sarebbe nata ed io ne sarei
stato l'artefice".
Prende
vita così, senza che ne sveli la modalità, la
Creatura, durante una "cupa notte di Novembre: "respirò
a fatica ed un movimento convulso le scosse le membra" .
Victor
Frankenstein, debilitato dall'impegno profuso per pervenire alla
"creazione", fugge immediatamente dalla sua
realizzazione, abbandonandola a se stessa. La malattia
contratta gli impedisce inoltre per lungo tempo di essere sia
presente agli eventi sia autonomo; guarisce grazie alla cure
dell'amico Henry Clerval, che, preoccupato per il lungo silenzio
di Victor, l'aveva raggiunto ad Inglostadt e si era trattenuto lì
fino alla guarigione completa dell'amico. In procinto di
ritornare insieme in Svizzera, dove i familiari di Victor li
attendono, la raccapricciante notizia dell'assassinio del
fratellino William riporta Frankenstein alla realtà della
sua orrenda creazione. Non intende però parlarne con
nessuno.
"
.Cominciai
a considerare quell'essere da me gettato tra gli uomini
.come
il mio vampiro, il mio spirito stesso liberatosi dalla tomba e
destinato a distruggere tutto ciò che mi è caro".
Una
profonda depressione lo assale, considerato anche che quello
sarebbe stato solo l'esordio di una serie di lutti. Nel tentativo
di escogitare come poter tenere lontano da sé e dai suoi
cari quel turpe demonio si cimenta nell'affrontare degli
impegnativi itinerari alpini. Proprio durante un'escursione
incontra l'essere miserevole da lui creato, che mediante
un lungo feedback, gli racconta la sua vicenda.
Fin
dalle prime frasi pronunciate dal demone traspirano la sua
inadeguatezza al mondo e la profonda sofferenza dovuta
all'abbandono subito da parte del suo "Creatore" che
gli ha fatto mancare quell'amore da lui spesso osservato tra gli
esseri umani. Lasciata Ingolstadt, la città nativa,
attraverso il contatto solitario con la Natura comincia ad
amarla; successivamente scopre una casupola, abitata dal giovane
Felix e dalla sua famiglia; la Creatura sente che in quel gruppo
é presente una sofferenza attenuata da profondi sentimenti
d'amore; questa constatazione gli fa sognare una possibilità
d'inserimento: "
il mio morale era alle stelle.
Il passato era dimenticato, il presente sereno e il futuro
risplendeva dei luminosi raggi della speranza ".
Osservando la famigliola da un nascondiglio, apprende da loro
la lettura, la parola e si nutre di letteratura romantica;
leggendo finalmente il diario di Victor Frankenstain che aveva
portato con sé fuggendo dal laboratorio, scopre la propria
storia ed è in grado di risalire al suo Artefice. Sentirsi
fermamente rifiutato il giorno in cui si palesa alla famiglia in
cui vorrebbe inserirsi, lo pone però in una situazione di
nuovo ed sconforto estremo così "
un'ira
infernale prese il posto della bontà e
dell'altruismo
ogni giorno sognavo una vendetta profonda e
mortale". Inizia così a scagliarsi contro
Frankenstein sia pure mediante una vendetta trasversale.
Concluso
il lungo feedback (che occupa i capitoli dall' XI al XVI), la
Creatura cerca di convincere Victor a dargli una compagna della
sua stessa specie, con i suoi stessi difetti e Frankenstein,
compresone il dramma, confortato anche dalla prospettiva di
separare per sempre i rispettivi destini, ne accetta la
richiesta.
Trasferitosi in Scozia con l'amico Clerval e
poi separatosi da lui, in un laboratorio isolato installato sulle
isole Orcadi, inizia la creazione, sentendosi spesso spiato dal
Mostro; assalito però da una crisi di coscienza, sentitosi
responsabile questa volta di nuove catastrofi qualora i due
individui procreassero, decide di sospendere l'esperimento; la
Creatura disperata lo maledice e gli garantisce la propria
vendetta. Questa arriverà in due momenti e sarà
terribile: uccisi dal mostro moriranno prima Clerval, l'amico
fraterno, poi Elisabeth la sorella adottiva da lui sempre amata.
Anche il padre, sopraffatto da tanto dolore, morirà tra le
braccia di Victor. Inutilmente rivoltosi alla Giustizia per
essere aiutato a catturare la Creatura, Frankenstein ne inizia la
drammatica ricerca, attraversando l'intera Europa e spingendosi
fino alle terre polari, laddove l'equipaggio di Robert Walton lo
ha soccorso.
CONCLUSIONE
"..Non
senti anche tu ghiacciarti il sangue per l'orrore?"
Sconvolto da quanto ha raccontato a sua sorella Margaret,
Walton procede, completando la quarta lettera; in essa si
sofferma a parlare del dramma dello scienziato, che, sia pure
confortato dall'amicizia e dalla comprensione di Walton, non
intende rinunciare alla sua missione: Devo inseguire e
distruggere l'essere a cui ho dato la vita
.poi potrò
finalmente morire
sento di essere nel giusto desiderando la
morte del mio avversario..". La malattia debilitante che
l'ha colpito lo porta alla morte prima che abbia portato a
termine la sua missione. Proprio allora appare la Creatura,
vedendola, Walton prova compassione mista a curiosità; con
attenzione lo ascolta pronunciare un bellissimo monologo
incentrato sul vari temi: il dolore, il disprezzo per se stesso,
la perdita di ogni visione positiva, il desiderio di vendetta "il
Male divenne per me il Bene", il degrado morale, il
legame negativo-distruttivo con suo "padre":
ho
condannato all'infelicità il mio creatore, ciò che
c'è di più degno di amore e di ammirazione",
desiderio di morire per concludere quel ciclo nefasto e per
riscattare se stessi. Dato fuoco alla zattera che lo porterà
alla deriva,"la luce dell'incendio svanirà e il
vento trascinerà in mare le mie ceneri"
di
Maria Maciariello

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LA
RECENSIONE
Nei classici
della collana dedicata ai ragazzi, la Piemme ha pubblicato, in versione
integrale, "Frankenstein* di Mary Shelley, in un'edizione finemente
illustrata da Philippe Munch e arricchita da immagini e didascalie che
ricostruiscono il quadro storico dell'epoca in cui si snoda la trama.
La storia originale, quella che l'autrice scrisse a diciannove anni gareggiando
con il marito Shelley e l'amico Byron in una sfida letteraria nel genere
gotico, è composta di una triplice struttura narrativa. Il mostro
viene percepito e rivelato al lettore attraverso le emozioni di un osservatore
esterno, dell'artefice della creatura e del mostro stesso. Il pretesto
della competizione fornì a Mary Shelley l'occasione per esprimere
il proprio disagio di fronte agli esperimenti di animazione della materia
che in quegli anni stavano infervorando la nuova scienza. Oggi, in epoca
di clonazioni, trapianti, manipolazioni genetiche e ibernazioni, l'attualità
dell'opera è ancora nel suo tema: la smaniosa ansia dell'"homo
faber" di diventare artefice di ogni cosa, compreso se stesso. L'autrice
non tralascia di sviluppare un tema parallelo, quello dell'educazione
dell'uomo: chi ha reso bestiale la creatura? "Il mio animo era fatto
per accogliere amore e comprensione", dice il mostro durante la sua
confessione alla fine della storia. Ma le ambizioni faustiane della nuova
scienza approdano a un incubo senza risveglio.
sta in
L'Indice 1998, n. 4,T. Merani,
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