MARY SHELLEY

FRANKESTEIN o il moderno Prometeo

INCIPIT

LA STRUTTURA DEL ROMANZO

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LA RECENSIONE

L'ARGOMENTO: LA CLONAZIONE

I FILM

INCIPIT
I am by birth a Genevese, and my family is one of the most distinguished of that republic. My ancestors had been for many years counsellors and syndics, and my father had filled several public situations with honour and reputation. He was respected by all who knew him for his integrity and indefatigable attention to public business. He passed his younger days perpetually occupied by the affairs of his country; a variety of circumstances had prevented his marrying early, nor was it until the decline of life that he became a husband and the father of a family.


Sono nato a Ginevra e la mia famiglia è una tra le più in vista di quella repubblica. I miei antenati per molti anni sono stati consiglieri e giudici federali, e mio padre ha ricoperto molte cariche pubbliche con onore e con buona reputazione. Era rispettato da tutti quelli che lo conoscevano per la sua integrità e per l'infaticabile cura della cosa pubblica. Egli trascorse la sua giovinezza sempre occupato dagli affari del suo paese; una serie di circostanze gli aveva impedito di sposarsi presto e solo sul declino della vita divenne un marito e un padre di famiglia.


LA STRUTTURA DEL ROMANZO


Prefazione

Lettera I, II, III, IV

Capitoli da 1 a 24

Seguito della IV lettera


Le prima quattro lettere fungono da introduzione ed hanno in nuge l'INCIPIT della narrazione del fatto centrale; quest'ultimo è racchiuso nello snodarsi dei capitoli e poi nell'epilogo narrato nel seguito alla lettera IV.


SITUAZIONE INIZIALE

Robert Walton, gentiluomo inglese vissuto in un momento non precisato del XVIII secolo, indirizza da San Pietroburgo, da Arcangelo e poi da località sempre più vicine al Polo Nord, delle lettere all'amata sorella Margaret.
Egli, sollecitato dalla Cultura del suo tempo, sta per intraprendere un'impresa notevole; intende infatti, volendo dare un contributo al progresso scientifico e geografico, per raggiungere più velocemente il Polo Nord, individuare un percorso attraverso l'Ovest.
Con il procedere delle navigazione, se in alcune pagine lamenta la mancanza di un amico con cui condividere l'esperienza, in altre afferma di sentirsi comunque sostenuto sia dall'amore per la Natura, le cui leggi non devono essere mai violate, sia dalla passione per i viaggi e la scoperta.

Due eventi sposteranno però altrove l'attenzione di Robert Walton:

  • l'avvistamento con il cannocchiale, da parte dell'equipaggio, di " un essere di forma umana ma di statura gigantesca " seduto su una slitta trainata da cani (la Creatura)

  • il salvataggio di un uomo "a un passo dalla morte" con cui farà conoscenza e stringerà amicizia; costui, che altri non è che Victor Frankenstein, rivelerà ad Walton gli eventi più significativi della sua vita; Robert, ignaro del loro contenuto drammatico, comunica alla sorella Margaret che non passerà giorno senza che lui non racchiuda in una sorta di Autobiografia di Frankenstein quanto da costui gli verrà narrato.



FATTO CENTRALE

Dopo aver raccontato a Robert la storia della sua famiglia, l'adozione di Elisabeth, la nascita dei suoi due fratelli, la sua profonda amicizia con Henry Clerval, la morte della madre, Victor Frankentein parla del suo trasferimento dalla Svizzera a Inglostadt in Germania per frequentare l'Università.
Superato l'iniziale scetticismo per gli studi scientifici, essendosi dedicato precedentemente solo alla lettura dei grandi testi dell'Alchimia, Victor aveva abbracciato con entusiasmo lo studio dell'Anatomia e della Fisiologia convinto che "c'è uno spazio ancora inviolato in attesa di nuove sorprendenti scoperte ; una mente che si applichi …infallibilmente giungerà in quel campo…".
Allievo eccellente, educato da suo padre a non lasciarsi turbare dai terrori soprannaturali e ben allenato, mediante le letture giovanili, a non temere la frequentazione dei cimiteri, lui, moderno Prometeo, non ha censure ed, entusiasta di se stesso,afferma:
"ero riuscito a scoprire il segreto della creazione e della vita, io stesso ero capace d'infondere la vita alla materia inanimata; non che tutto mi si fosse rivelato all'improvviso… tuttavia avevo scoperto come indirizzare i miei sforzi... Una nuova specie umana sarebbe nata ed io ne sarei stato l'artefice".


Prende vita così, senza che ne sveli la modalità, la Creatura, durante una "cupa notte di Novembre: "respirò a fatica ed un movimento convulso le scosse le membra" .

Victor Frankenstein, debilitato dall'impegno profuso per pervenire alla "creazione", fugge immediatamente dalla sua realizzazione, abbandonandola a se stessa.
La malattia contratta gli impedisce inoltre per lungo tempo di essere sia presente agli eventi sia autonomo; guarisce grazie alla cure dell'amico Henry Clerval, che, preoccupato per il lungo silenzio di Victor, l'aveva raggiunto ad Inglostadt e si era trattenuto lì fino alla guarigione completa dell'amico. In procinto di ritornare insieme in Svizzera, dove i familiari di Victor li attendono, la raccapricciante notizia dell'assassinio del fratellino William riporta Frankenstein alla realtà della sua orrenda creazione. Non intende però parlarne con nessuno.

"….Cominciai a considerare quell'essere da me gettato tra gli uomini….come il mio vampiro, il mio spirito stesso liberatosi dalla tomba e destinato a distruggere tutto ciò che mi è caro".

Una profonda depressione lo assale, considerato anche che quello sarebbe stato solo l'esordio di una serie di lutti. Nel tentativo di escogitare come poter tenere lontano da sé e dai suoi cari quel turpe demonio si cimenta nell'affrontare degli impegnativi itinerari alpini. Proprio durante un'escursione incontra l'essere miserevole da lui creato, che mediante un lungo feedback, gli racconta la sua vicenda.

Fin dalle prime frasi pronunciate dal demone traspirano la sua inadeguatezza al mondo e la profonda sofferenza dovuta all'abbandono subito da parte del suo "Creatore" che gli ha fatto mancare quell'amore da lui spesso osservato tra gli esseri umani. Lasciata Ingolstadt, la città nativa, attraverso il contatto solitario con la Natura comincia ad amarla; successivamente scopre una casupola, abitata dal giovane Felix e dalla sua famiglia; la Creatura sente che in quel gruppo é presente una sofferenza attenuata da profondi sentimenti d'amore; questa constatazione gli fa sognare una possibilità d'inserimento:
"…il mio morale era alle stelle. Il passato era dimenticato, il presente sereno e il futuro risplendeva dei luminosi raggi della speranza
".
Osservando la famigliola da un nascondiglio, apprende da loro la lettura, la parola e si nutre di letteratura romantica; leggendo finalmente il diario di Victor Frankenstain che aveva portato con sé fuggendo dal laboratorio, scopre la propria storia ed è in grado di risalire al suo Artefice. Sentirsi fermamente rifiutato il giorno in cui si palesa alla famiglia in cui vorrebbe inserirsi, lo pone però in una situazione di nuovo ed sconforto estremo così "…un'ira infernale prese il posto della bontà e dell'altruismo…ogni giorno sognavo una vendetta profonda e mortale". Inizia così a scagliarsi contro Frankenstein sia pure mediante una vendetta trasversale.

Concluso il lungo feedback (che occupa i capitoli dall' XI al XVI), la Creatura cerca di convincere Victor a dargli una compagna della sua stessa specie, con i suoi stessi difetti e Frankenstein, compresone il dramma, confortato anche dalla prospettiva di separare per sempre i rispettivi destini, ne accetta la richiesta.

Trasferitosi in Scozia con l'amico Clerval e poi separatosi da lui, in un laboratorio isolato installato sulle isole Orcadi, inizia la creazione, sentendosi spesso spiato dal Mostro; assalito però da una crisi di coscienza, sentitosi responsabile questa volta di nuove catastrofi qualora i due individui procreassero, decide di sospendere l'esperimento; la Creatura disperata lo maledice e gli garantisce la propria vendetta.
Questa arriverà in due momenti e sarà terribile: uccisi dal mostro moriranno prima Clerval, l'amico fraterno, poi Elisabeth la sorella adottiva da lui sempre amata. Anche il padre, sopraffatto da tanto dolore, morirà tra le braccia di Victor. Inutilmente rivoltosi alla Giustizia per essere aiutato a catturare la Creatura, Frankenstein ne inizia la drammatica ricerca, attraversando l'intera Europa e spingendosi fino alle terre polari, laddove l'equipaggio di Robert Walton lo ha soccorso.


CONCLUSIONE

"..Non senti anche tu ghiacciarti il sangue per l'orrore?" Sconvolto da quanto ha raccontato a sua sorella Margaret, Walton procede, completando la quarta lettera; in essa si sofferma a parlare del dramma dello scienziato, che, sia pure confortato dall'amicizia e dalla comprensione di Walton, non intende rinunciare alla sua missione: “Devo inseguire e distruggere l'essere a cui ho dato la vita….poi potrò finalmente morire…sento di essere nel giusto desiderando la morte del mio avversario..". La malattia debilitante che l'ha colpito lo porta alla morte prima che abbia portato a termine la sua missione.
Proprio allora appare la Creatura, vedendola, Walton prova compassione mista a curiosità; con attenzione lo ascolta pronunciare un bellissimo monologo incentrato sul vari temi: il dolore, il disprezzo per se stesso, la perdita di ogni visione positiva, il desiderio di vendetta "il Male divenne per me il Bene", il degrado morale, il legame negativo-distruttivo con suo "padre":…ho condannato all'infelicità il mio creatore, ciò che c'è di più degno di amore e di ammirazione", desiderio di morire per concludere quel ciclo nefasto e per riscattare se stessi. Dato fuoco alla zattera che lo porterà alla deriva,"la luce dell'incendio svanirà e il vento trascinerà in mare le mie ceneri"

di Maria Maciariello




LA RECENSIONE

Nei classici della collana dedicata ai ragazzi, la Piemme ha pubblicato, in versione integrale, "Frankenstein* di Mary Shelley, in un'edizione finemente illustrata da Philippe Munch e arricchita da immagini e didascalie che ricostruiscono il quadro storico dell'epoca in cui si snoda la trama. La storia originale, quella che l'autrice scrisse a diciannove anni gareggiando con il marito Shelley e l'amico Byron in una sfida letteraria nel genere gotico, è composta di una triplice struttura narrativa. Il mostro viene percepito e rivelato al lettore attraverso le emozioni di un osservatore esterno, dell'artefice della creatura e del mostro stesso. Il pretesto della competizione fornì a Mary Shelley l'occasione per esprimere il proprio disagio di fronte agli esperimenti di animazione della materia che in quegli anni stavano infervorando la nuova scienza. Oggi, in epoca di clonazioni, trapianti, manipolazioni genetiche e ibernazioni, l'attualità dell'opera è ancora nel suo tema: la smaniosa ansia dell'"homo faber" di diventare artefice di ogni cosa, compreso se stesso. L'autrice non tralascia di sviluppare un tema parallelo, quello dell'educazione dell'uomo: chi ha reso bestiale la creatura? "Il mio animo era fatto per accogliere amore e comprensione", dice il mostro durante la sua confessione alla fine della storia. Ma le ambizioni faustiane della nuova scienza approdano a un incubo senza risveglio.

sta in L'Indice 1998, n. 4,T. Merani,