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Sterling, il futuro in tasca

Bruce Sterling è seduto su un divino al primo piano di Villa Nobel. Nella sala conferenze al piano di sotto, dove un suo intervento è atteso nel pomeriggio, si discute di robotica e di etica, e lui, cinquantenne texano dall'atteggiamento scanzonato, si guarda attorno sorridendo. Certo, ad uno degli scrittori più rappresentativi del genere ciberpunk, con orecchino, capelli lunghi e l'aria di chi ha appena spento il proprio pc in un'azienda della Silicon Valley, essere circondato dagli arredi appartenuti allo scienziato svedese più di cent'anni fa deve fare un certo effetto. Da alcuni anni Bruce Sterling si divide tra letteratura e giornalismo. “It's amazing” (“è incredibile”), esordisce ridendo. E spiega, indicando il piano di sotto: “Mi diverto a vedere tutta questa gente che parla di robot”. E dà così il “la” all'intervista anche se spesso paela a ruota libera, saltando di argomenti in argomento.

Secondo lei, a che cosa serve la fantascienza?

E' una forma popolare di intrattenimento, serve per fare soldi. E' un'industria, ma culturale. Poi voi italiani siete esperti di “fantascienza”, (ripete la parola tre volte, con enfasi), Italo Calvino, è stato un grande scrittore di fantascienza.

In che senso?

Beh, parlava di città invisibili, creava delle situazioni veramente fantascientifiche, del cosmo.

Che cosa si è avverato di quello che gli scrittori di fantascienza ipotizzavano 20, 30 anni fa?

Mettiamola così: 20 anni fa sarei rimasto sorpreso pensando che oggi avrei girato addosso con tutta questa roba”. Sterling si svuota le tasche. “Adesso ho in mano un telefonino, ed è uno dei mezzi di comunicazione più diffusi al mondo. Qui in Italia, ad esempio, vedo solo gente che gita con questa cosa attaccata all'orecchio. E questo – mostra una sorta di “memory stick”, un congegno grande come un mignolo – contiene 20 libri, decine di fotografie e i miei appunti per i prossimi articoli”. Infine tira fuori dalla valigetta un “i-book” Macintosh. “E' incredibile cosa può fare. Ecco, quello che voglio dire è che 20 anni fa si pensava ad una futura comunicazione globale, ma adesso è realtà, ci facciamo i conti tutti i giorni. Voglio dire, io “ho” un telefonino in mano, è parte della mia vita.

E tra 20 anni, quali cambiamenti prevede?

Credo che i cambiamenti principali si avranno nel campo della biotecnologia e della medicina. Non si chiamerà nemmeno più medicina, ma “commercializzazione di medicine” Ci si concentrerà sulla salute, in particolare sull'alimentazione, e sulla produzione di sostanze che serviranno al benessere fisico e all'estetica. Ci sarà una rivoluzione. La gente non dovrà più indossare gli occhiali, come me, e tutto quello che verrà prodotto per le persone ammalate verrà usato da quelle sane per aumentare le proprie capacità. Oggi succede con il Viagra, è un prodotto fantastico: lo hanno inventato come cura medica contro l'impotenza e lo comprano soprattutto i giovani per migliorare le prestazioni sessuali! Insomma, a 70 anni se ne dimostreranno 50, e a 50 le donne faranno figli come oggi le trentenni.

Ma non ci sono rischi?

Ci sono sempre rischi. Ma forse è meglio avere in tasca un cellulare piuttosto che una pistola...La verità è che una donna non vuole avere figli a 50 anni, è che non vuole avre i 50 anni. E se si trova un modo per arrivare a questo, allora siamo sicuri che avrà uno sviluppo.

Lei aveva affermato che nel 2010 ogni persona avrebbe avuto un computer. Mancano 6 anni, crede che questa prospettiva si avveri?

Diciamo che chiunque avrà una ragione per avere un computer, potrà permetterselo.

Lei è impegnato nell'ecologia, ha fondato il movimento Viridian Green. Quale futuro avrà il pianeta?

Sono ottimista, la mia città, Austin, in Texas, è diventata la capitale dell'energia pulita nel mondo, ed è un buon segno. Anche in Texas ci si sta allontanando dal petrolio e si pensa all'energia alternativa. Dovremo adeguarci, le risorse finiscono e bisogna cambiare prospettiva. Credo che, alla fine, si raggiungerà una certa stabilità, un equilibrio anche nel mercato, tra importazioni ed esportazioni. La gente vuole vivere sempre meglio, e alla fine questo desiderio non è impossibile da realizzare.

Parliamo del cyberpunk. Come è iniziata la sua carriera di scrittore di questo genere?

E' una domanda che mi fanno sempre: “Perché scrive?” e io rispondo “Scrivo e basta”. Ora, poi, scrivo meno “science fiction” e mi dedico più al giornalismo e meno alla speculazione. Forse perché, a 50 anni, ho più passato che futuro...

A che cosa sta lavorando ora?

Tra poco uscirà il mio ultimo libro “Tomorrow Now”, dove affronto le differenze tra ventunesimo e ventesimo secolo, cosa è cambiato e cosa continua a cambiare.

La gente conosce più il cyberpunk per merito del cinema. Che cosa ne pensa?

Non amo il cinema, ma solo gli effetti speciali. Non voglio andare a vedere “Il signore degli anelli”, ma parlare con il ragazzo che ha creato gli elefanti che vedo sullo schermo. Io dico, queste persone non creano la figura di una sedia sullo schermo, “fanno” la sedia. E allora chiedo loro: dimentica il film, e “dammi” la sedia. Voglio sapere come si arriva a questo effetto speciale, è questo che mi interessa veramente.

Veniamo al convegno. Quale ruolo deve avere l'etica nella tecnologia?

E' indispensabile, per non arrivare a creare dei mostri. Bisogna affidarsi al senso comune, avere responsabilità.

Tra quanto crede che ciascuno, come sostengono i robotici, avrà un robot al suo fianco?

Non penso accadrà mai. Nessuno vorrà avere vicino un robot-persona, ma solo una macchina che sia utile per soddisfare le sue necessità. In America stanno diventando tutti matti per un aspiravolvere che fa tutto da solo, costa 200 dollari. Me lo posso permettere, ma non lo compro, perché ho paura che possa fare del male ai miei gatti.

Intervista di Paolo Isaia – IL SECOLO XIX – 31/01/2004

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