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Messico e favole

C'è sempre da prepararsi fisicamente, prima di affrontare un faccia a faccia con Paco Ignacio Taibo II. Uno si allena alla sue sparate sui romanzi polizieschi e si ritrova a discutere di politica. Oppure, dal calcio si arriva a parlare di Cuba. Misteri della letteratura che questo ometto baffuto, messicano al 100% (ma nato a Gijon, Spagna, nel 1949), sembra conoscere alla perfezione. [...] E l'arrivo di Taibo in Italia quasi coincide con l'uscita dell'ultima puntata – last but not least – delle avventure del suo personaggio preferito, l'investigatore Héctor Belascoàran Shayner, Stessa città, stessa pioggia che i tipi della Marco Tropea hanno sapientemente ristampato (era uscito nel '94) qualche settimana fa (pp. 158, € 11), in contemporanea con la ristampa de La lontananza del tesoro (Saggiatore, pp. 329, € 11) del 1995.

Iniziamo dalla fine, Paco. Ma il tuo Belascoàran, non era morto? Che ci fa vivo e vegeto nel tuo ultimo libro?

Ebbene sì, HBS è resuscitato. Perché Semplice: la resurrezione è un'arte messicana, viene praticata con frequenza. Si ritorna dal niente. In Messico, lo Stato ha il vizietto di sparire e riapparire a suo piacimento e noi messicani, per vendetta, pratichiamo la resurrezione. Questo romanzo è basato su fatti completamenti irreali, come la resurrezione per l'appunto. Ma alla fine, il libro mi è venuto fuori iperrealista. Non so come ci sono riuscito...

Come inizia quest'ultima storia di HBS?

Con una domanda che una ragazza con la coda di cavallo fa a Belascoàran: “Che si prova a essere morti?”. E lui le risponde: “De la chingada”, un modo tutto tutto messicano per definire uno stato di malessere che abbraccia tutto. Orribile, schifoso. Ma dopo questa prima domanda, nel romanzo, non si parla più del tema della morte. Con quest'ultima storia ho voluto dimostrare che la letteratura è sostanzialmente una convenzione tra scrittore e lettore. E' un patto di sangue: il personaggio resuscita, bene, e adesso scriviamo un romanzo realista. Se questa convenzione viene accettata, il libro funziona. Ma occorre avere una notevole complicità con il lettore.

Al centro dei tuoi romanzi giganteggia città del Messico. Com'è cambiata in tutti questi anni?

Ho scritto le nove storie su Belascoàran in un arco di tempo di quindici-venti anni. In qualche maniera, Città del Messico era il secondo protagonista di tutte le storie, un protagonista mutante che mi produce a volte stanchezza e a volte amore puro. Certo, è cambiata. Come, in maniera minore, è cambiato tutto il Messico. E' un paese mutante che, ciclicamente, tende a sparire: adesso sembra non esistere più, assorbito da questo nuovo esotismo pop – quello della gente che, su Internet, ammira le piramidi maya e poi va a passare una settimana sulle spiagge di Cancun – e dalla stessa mentalità dei messicani, capaci di vivere completamente immersi in uno stile di vita kafkiano. Messico tende all'irrealtà con una velocità sorprendente.

Stai parlando di un “mexican/kafkian way of life”?

Ti racconto una storia. Durante le feste natalizie, molti messicani si vestono da Babbo Natale per fare un po' di soldi. I bambini si fermano, si fanno fare la foto con loro e le madri pagano. Ho assistito a una scena tra due Babbo Natale che ci fotografa benissimo. Il primo diceva a una signora: “Non lasci suo figlio sulle ginocchia di quel tipo. Sicuro che lo palpeggerà”. E l'altro Babbo Natale gli rispondeva: “Stai zitto che sei un Babbo Natale ubriaco fino al midollo”. Per me, questa scena è degna di una pagina di Borges.

Parliamo del tuo festival noir, la “Semana negra” di Gijon. Quest'anno durerà del 4 al 13 luglio.

Il sottotitolo dell'edizione di quest'anno è: “eclettismo, consultare dizionario”. Presenteremo libri che spaziano da storie gialle scritte da e sugli indios all'anniversario di Van Gogh. In una parola: sarà un delirio. Una volta mi chiesero una definizione per questo festival e, senza pensarci troppo, risposi: è una Disneyland per trotskisti. Per adolescenti trotskisti.

Quali saranno i libri e gli autori che presenterete?

Uno su tutti: James Grady, quello dei Sei giorni del condor. E poi ci saranno scrittori scozzesi, israeliani, spagnoli, argentini. Ma ci sarà spazio anche per discutere: parleremo della Galizia e della rinascita del romanzo storico, di fumetti e di fantascienza. In una parola: eclettici. Durante le giornate della “Semana negra”, regaleremo un libro sulle “Variazioni sulla stanza di Van Gogh ad Arles”.

E per quanto riguarda i giallisti italiani?

Dobbiamo aspettare che i vostri scrittori siano tradotti in spagnolo. Per noi che parliamo spagnolo, uno scrittore è metafisico fino a quando non lo traduciamo: esiste, lo sappiamo, ma non abbiamo idea di quel che ci racconta. Valerio Evangelisti è stato ospite del festival di Gijon, quando aveva già pubblicato in spagnolo due romanzi. Quest'anno Bruno Arpaia verrà a presentare la sua ultima opera. L'anno prossimo presenteremo al pubblico di lingua spagnola Marcello Fois; già è nella lista segreta che custodisco nella mia testa. Negli anni passati abbiamo ospitato Carlo Lucarelli. Dobbiamo solo aspettare le loro traduzioni in spagnolo.

Passiamo al tuo impegno politico. Prima del G8 a Evian, hai scritto un articolo dove definivi gli otto grandi dei “marziani”...

Durante il G8 ho deciso di sconnettermi da loro. Per me, quei tipi non esistono. E' meglio ignorarli. Per di più, ero già al lavoro per la “Semana negra” e mi sono detto: ma vadano a fanculo! Lo ripeto: quei tizi sono dei marziani. Gli otto “grandi” sono come l'acqua di laggiù, di Evian, che per un bevitore come me di Coca-Cola non ha nessun sapore.

Ma il presidente messicano, il conservatore Vicente Fox, non lavorava proprio per la tua bibita preferita?

Ah, cerchi di fregarmi, eh? Allora ti racconto la vera storia del “mio” presidente. Per anni è stato a capo della Coca-Cola del Bajio, una piccolissima regione centrale del Messico. E' un ramo molto piccolo della Coca-Cola messicana. Mentre Fox era alla direzione della CC del Bajio, quella bibita aveva la fama di avere un sapore schifoso perché gli operai che lavoravano alle sue dipendenza, per vendetta politica pisciavano nei depositi della fabbrica. Nessuno voleva berla. Alla fine, fu espulso dalla multinazionale perché inetto. Dunque, il percorso occupazionale di Fox non fa una piega: se uno è un pessimo amministratore locale della più grande multinazionale del mondo, sarà un ottimo presidente messicano. La destra è così, non c'è niente da fare: ricicla le cose più strane e assurde. Un altro esempio? C'è un tizio che non avrebbe potuto lavorare nemmeno come autista di Al Capone e la destra lo trasforma in presidente della nazione più potente del mondo...

Come hai vissuto le settimane della guerra in Iraq?

Non ho scritto niente: sono stato giorni e giorni nelle strade a manifestare. Molti scrittori hanno dato la loro opinione su questa guerra e, da parte mia, sentivo che non avrei potuto fornire un punto di vista originale. In Messico, dopo la fine dei bombardamenti, si è rafforzata l'idea che abbiamo assistito alle prima di una lunga catena di guerre. Forse un giorno scriverà qualcosa. C'è una logica imperialista dietro questa guerra. E' fin troppo facile prevedere quello che succederà nei prossimi anni.

Parliamo un po' di America Latina. Che ne pensi del nuovo Brasile di Lula?

Sono contento ma non mi passerebbe per la testa di usare Lula in un romanzo. Se facessi una telenovela, userei l'ex presidente argentino Carlos Menem. Ma Lula no. La letteratura ha bisogno di distanza e il nuovo presidente brasiliano è ancora troppo fresco.

Nelle ultime settimane, a sinistra si fa un gran parlare di Cuba, dopo le tre fucilazioni e le settantacinque detenzioni. Cosa ne pensi?

La questione di Cuba è troppo complicata. Facciamo così: buttate via tutte le altre cose che vi ho detto a datemi l'intera pagina per parlare di Cuba! Seriamente: è indispensabile una critica, da sinistra, nei confronti della rivoluzione cubana. Ma, insieme alla critica, occorre anche un'autocritica, perché non è giusto attaccare Castro su dittatura e partito unico, visto che tutta la sinistra latinoamericana e parte di quella europea hanno passato anni ad ammirare l'evoluzione della rivoluzione all'Avana. Dobbiamo fare autocritica e separare la questione di un Paese sotto assedio come Cuba da quelle della violazione del diritto d'opinione e della dissidenza. E poi, alcune posizioni di violenta critica a Cuba provenienti dall'Europa mi hanno fatto proprio ridere: ma come? Voi che avete ideato un regime basato sul controllo d'opinione attraverso i massmedia e fondato sul “valore” della mediocrità!

Volevo chiederti qualcosa sul Milan campione d'Europa. Sai chi è il presidente di questa squadra?

Ah! sì, sì. Conosco personalmente il presidente del Milan. Eccome se lo conosco! Bene, rispetto i tifosi milanisti, ma spero che qualsiasi squadra latinoamericana, nella sfida col Milan per la Coppa Intercontinentale, vinca. Sarebbe un atto di giustizia divina ma, visto che Dio non esiste... In ogni caso sono tranquillo: io sono un tifoso dell'Atalanta.

Come? Dell'Atalanta?

E' la squadra più rognosa che abbia visto giocare in Italia. E poi, sinceramente, ho visto i suoi tifosi: hanno il Che nelle loro bandiere. Conosci altre squadre italiane così “di sinistra”?

Forse il Livorno, anche loro in serie B.

Serie B? Mmm, mi piace. Politicamente, faccio il tifo per qualsiasi squadra di serie B. Mi dici che sono i più a sinistra tra i tifosi italiani? Allora lancio un appello dalle pagine de l'Unità: tifosi livornesi, a settembre tornerò in Italia e se mi inviterete, sono disposto a venire allo stadio con voi a vedermi una partita del Livorno.

Per Taibo, la distanza tra le mura della Basilica di Massenzio e le gradinate dello Stadio dell'Ardenza di Livorno non è poi così importante.

Intervista di Leonardo Sacchetti – L'UNITA' – 16/06/2003

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