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Salgari il rivoluzionario

Paco Ignacio Taibo II è scrittore torrenziale, un grande affabulatore, un uomo che viaggia per il mondo con al seguito un serie di leggende portatili. Del tipo: beve litri di Coca Cola, fuma tre pacchetti di sigarette al giorno, ha scritto tanti libri quanti sono i suoi anni che oggi ammontano (entrambi) a 55. Nelle librerie italiane, a partire dal gennaio scorso, ne sono arrivati ben cinque: tre riedizioni ("Come la vita", "Giorni di battaglia", "Il fantasma di Zapata") e due in prima edizione italiana: "Sogni di frontiera" e "Fantasmi d'amore" entrambi editi da Marco Tropea e incentrati sulla figura del suo eroe più amato e popolare: lo sgarruppato detective messicano Belascoaran. E' atteso, invece, per il prossimo ottobre, un ponderoso "aggiornamento" (cento pagine) di "Senza perdere la tenerezza", la sua magnifica biografia di Che Guevara.

Ma Paco Taibo II è anche un grande e irresistibile provocatore culturale, fondatore, patrocinatore e organizzatore del più pazzo festival noir del mondo: la Semana Negra di Gijon. Per chi non avesse mai avuto modo di assistere una sua "performance letteraria" l'occasione si presenta adesso ed è duplice: alla Sala Sivori di Genova venerdì prossimo (ore 17) nell'ambito della rassegna "Provincia d'autore" curata da Sergio Buonadonna e, sabato e domenica, alla Fiera del Libro di Torino. In entrambe le occasioni Paco Taibo II parlerà di Emilio Salgari. "Quando il mito passò da Genova"è il titolo della sua conferenza genovese; "Paco Ignacio Taibo II rilegge Emilio Salgari"è quello del primo incontro torinese (il secondo è dedicato alla letteratura noir).

Paco Taibo II come mai proprio Salgari?

È una passione che mi porto dentro da sempre, dalla più tenera infanzia quando Salgari era l'Autore, il mio scrittore preferito molto più di Verne, Cooper o Dumas. È sui suoi libri che mi sono formato, come uomo prima ancora che come scrittore. Il mio antimperialismo ha origini salgariane molto più che leniniste. Non è una battuta.

In questa passione, un ruolo particolare spetta al "Corsaro Nero"...

Sì e non riesco a capacitarmi del fatto che Ventimiglia, dove Salgari fa nascere il suo Corsaro, non abbia dedicato una statua a questo straordinario personaggio.

L'anno scorso aveva addirittura fatto un appello al sindaco di Ventimiglia. Come è andata a finire?

Non benissimo. Pare che il sindaco abbia risposto "il corsaro chi?". Io comunque insisto. Non ha senso che una città non celebri un suo figlio così illustre. Mi si dirà che è"solo" un personaggio di fantasia. Ma è proprio questo il bello. Celebrare il Corsaro Nero significa superare la linea di confine in cui la letteratura si interseca con il mondo della realtà. Un mondo in cui è lecito domandarsi: è più reale Cervantes o don Chisciotte? Chi è esistito sul serio, chi rimarrà nella memoria collettiva, Sandokan o quel pazzo di capitan Salgari che per sbarcare il lunario scriveva venti pagine al giorno fumando cento sigarette e che era così povero da doversi fare l'inchiostro da sé?.

Lei però non ha mai scritto nulla su Salgari...

Lo sto facendo. Sto riscrivendo "La tigre della Malesia". Sarà un romanzo di sesso, droga, rock'n'roll e, soprattutto, di politica. Il teatro è lo stesso nel quale Salgari ha ambientato molti suoi libri: il sud-est asiatico, l'oceano indiano, il Vietnam, la Birmania. Gli anni sono quelli del colonialismo del secolo diciannovesimo, il più spregiudicato e violento. Ma quello che vivono le mie "Tigri della Malesia"è anche l'impero impazzito dei nostri giorni dove Bush ha le sembianze della strega di Biancaneve. È una storia che Salgari non ha potuto vedere ma che certamente gli sarebbe piaciuto scrivere.

Quando sarà finito?

Non lo so. Il fatto è che mi sto divertendo troppo a scriverlo. È un po' come riscrivere il "Manifesto del partito comunista" in stile salgariano. Eppoi, dopo quella del Che, mi sono impelagato in un'altra biografia: quella di Pancho Villa.

A proposito del Che, lei sostiene che anche lui era un grande lettore di Salgari.

Sì. Nella "listas de lecturas", il quaderno dove, a partire dall'ultima infanzia e per tutta l'adolescenza il Che ha annotato tutti i libri che leggeva, ho trovato ben sessantadue titoli di Salgari. Più che sufficienti a dimostrare una passione. O no?

Intervista di Andrea Casazza – IL SECOLO XIX – 03/05/2004

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