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MONI OVADIA


Ovadia: “Pugnalata ai pacifisti d'Israele”

Attore di vasta ispirazione, autore teatrale sensibile ai temi della politica, Moni Ovadia ha travasato sulla scena il suo essere ebreo e, contemporaneamente militante di sinistra, il sondaggio europeo che indica Israele come una delle massime minacce alla pace lo ha choccato e indignato.

Ovadia, torna a risuonare una parola tremenda: antisemitismo. E' un fatto ciclico, nella vecchia Europa. Neppure l'Olocausto ha cancellato il pregiudizio dell'Ebreo malvagio e inaffidabile?

E' indiscutibile la latenza di questa idea, malgrado le dichiarazioni del Sommo Pontefice. L'antisemitismo riemerge con forme nuove, con circonlocuzioni, sollecitato dalle domande di un sondaggio predisposto in modo imbarazzante.

Chi lo ha commissionato aveva un retropensiero?

Come si fa a dirlo? Rivela sicuramente in chi l'ha compilato un desiderio capzioso di provocare determinate risposte. Non arrivo a dire che l'intenzione fosse malevola ma certamente si è espresso con una goffa e impropria genericità.

Si può liquidare la vicenda come un soprassalto di antisemitismo e basta?

Bisogna tirare il fiato e contare fino a dieci. Ho letto su La Stampa l'articolo di Fiamma Nirenstein, che conosco bene e capisco sia molto sensibile a questi temi anche per via della sua storia personale. Molte delle cose che dice sono vere. Ma non condivido le sue conclusioni.

Cioè?

E' vero che nell'ambito della sinistra esistono strati dove si annidano insofferenze, vecchi stereotipi riciclati del tipo: la lobby ebraica onnipotente. O discorsi raggelanti come: “non c'erano ebrei nelle Twin Towers”, oppure la guerra degli ebrei all'Iraq, un tema che accomuna estrema destra ed estrema sinistra.

Un connubio sospetto?

Gli unici manifesti identici sulle questioni che riguardano le zone calde del mondo riguardano la Palestina e sono tanto dell'estrema destra (Forza Nuova), quanto dell'estrema sinistra. E' curioso che non ci si indigni per i Curdi, per il Tibet...

Si tratta di atteggiamenti anti-israeliani o antisemiti? Non è la stessa cosa criticare la politica di Sharon e attaccare gli ebrei come popolo. Lei non è mai stato tenero con Sharon.

Io sono niente in confronto a certi israeliani come Grossman e altri che vanno giù ancora più duri. Ecco dove mi dissocio dalla Nirenstein: quando dice che la sinistra è il luogo dove si genera l'antisemitismo. Fa lo stesso errore che commettono quelli che non distinguono fra Israele e popolo israeliano. Io resto orgogliosamente di sinistra, nonostante le latenze inquietanti che permangono in quell'area politica. Criticare come il governo Sharon gestisce la questione palestinese è sacrosanto. Se si accusa di antisemitismo chi critica Sharon si fa un errore madornale e si banalizza l'antisemitismo. Anche gli israeliani criticano in maniera fiera e dura il loro governo. Ma quando dalla critica si passa a dire che Israele è solo un esercito e un occupante non si dà profilo umano al popolo di Israele e non si riconoscono i problemi interni che il Paese ha attraversato. Israele è circondato da Paesi arabi che sono tutt'altro che fari di democrazia. Non si riconoscono a Israele le sue ragioni.

Il sondaggio in questo non c'entra.

Per definire i sondaggi userei la vecchia definizione che ne dava la diplomazia tedesca: chiffon de papiers: cartaccia, al 99%, con tutto il rispetto del mio amico Mannheimer che lo humour rende un grande sondaggista. In generale i sondaggi sono banderuole nel vento. Il problema è che parlando di Israele spesso si omologa il Paese al governo. Questo rivela una latenza antisemita. E accade esclusivamente per Israele.

E per gli Stati Uniti.

Attenzione, gli stati Uniti sono effettivamente un Paese molto demonizzato. Io critico ferocemente la politica di Bush ma non mi reputo antiamericano. Le cose che dico io le dice anche l'ex presidente Jimmy Carter. Bisogna sempre distinguere, purtroppo invece si tende ad accorpare, a non distinguere, a non vedere le contraddizioni. E' vero che Iasraele ha il sacrosanto diritto di difendersi, ma non ha alcun diritto di occupare la terra di un altro popolo. Se si cade in questo equivoco, si fa il gioco del pregiudizio. Bisogna essere lucidi. Israele ha il diritto di difendersi dal terrorismo, ma occupare terre altrui non è difendersi dal terrorismo. La Siria occupa militarmente il Libano da più lustri e sui giornali non appare una riga di protesta. Appena Israele fa una una pernacchia, Dio ci salvi!

Conclusioni?

Chi sarà fottuto da questi pregiudizi? I palestinesi, che sono i più deboli. E gli israeliani e gli arabi-israeliani: sugli autobus salgono i poveracci, mica i ricchi. Ma quando si apparenta Jenin e Auschwitz si dice un'idiozia. Si banalizza Auschwitz e la realtà di Jenin. Affermando che Israele è il massimo pericolo per la pace si dà una pugnalata ai pacifisti israeliani.

Intervista di Renzo Parodi – IL SECOLO XIX – 05/11/2003

 


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