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Laura Guglielmi
– IL SECOLO XIX – 16/02/2002

Bordelli, commissario ai margini

Un commissario che sta dalla parte dei più deboli, un poliziotto che si fa amare subito dai lettori: è Il commissario Bordelli (Guanda, pag.203 € 13,50), il protagonista dell'ultimo romanzo di Marco Vichi, fiorentino, classe 1957. Un giallo che si inserisce nella grande tradizione dei De Vincenzi e dei Duca Lamberti “poliziotti complessi” e tormentati che raccontano un'Italia ingenua e cattiva che non sapeva di essere così noir”, scrive Carlo Lucarelli nella quarta di copertina.

Ecco che, dopo i commissari bolognesi, siciliani e milanesi, arriva un nuovo adepto tutto fiorentino, amico degli umili e nemico dei potenti. Tra i migliori amici di Bordelli, infatti, ci sono la prostituta Rosa e Botta il ladruncolo che ha imparato a cucinare succulenti piatti nella galere di mezzo mondo.

Se Carlo Lucarelli ci racconta la sua Bologna noir, Eraldo Baldini la ruspante Romagna, Carlotto il ricco nord-est, Vichi attraversa gli umori e gli odori della Firenze degli anni Sessanta. E ricostruisce la città come fosse una cartolina d'epoca. Tutto è come allora, dalle automobili all'uso del micidiale DDT contro le zanzare. Gli anni in cui “i giovani scappavano dalle campagne per fare soldi in città”, l'Italia dei primi frigoriferi e del boom economico. Quando in commissariato non c'erano i computer e il lavoro era tutto d'intuito.

Qual'è il motore della trama? Una ricca signora viene uccisa nella sua villa, i sospetti hanno un alibi di ferro. Ma il commissario riuscirà a risolvere il caso e a spedire in prigione i colpevoli.

Ben scritto, si lascia leggere d'un fiato, tanto che è già in classifica tra i libri più letti.

Perché ha scelto il nome Bordelli?

Cercavo un nome originale, che descrivesse il personaggio, un commissario che vive solo ed è piuttosto disordinato. Qui in Toscana, tra l'altro, molti si chiamano “Casini”.

Perché ha ambientato il romanzo negli anni Sessanta?

In quell'epoca si viveva in modo più semplice e la criminalità era molto meno feroce. C'erano piccoli delinquenti, ladruncoli, contrabbandieri, che commettevano reati per necessità, in un'Italia piena di speranze e di sogni che fingevano di essere ricca e invece era povera. Mi piaceva l'idea di questo commissario che ha molti amici fra i piccoli delinquenti e un legame molto intimo con una ex-prostituta. Ma forse anche perché quel periodo l'ho respirato da bambino. Ne ricordo con piacere sensazioni e odori: c'erano meno persone, meno macchine, meno rumore, era un'epoca meno malata. Anche se mi sento un po' vecchio a parlare così.

Gli italiani degli anni Sessanta in cosa sono diversi da quelli di oggi?

Credo che oggi siano più disillusi di allora e anche meno generosi. Però sono sempre provinciali – anche nel senso buono della parola – e politicamente creduloni. E poi c'è da chiedersi, un po' polemicamente: esiste davvero un'italianità universale in cui ci possiamo identificare tutti?

Cosa penserebbe Bordelli dell'Italia contemporanea?

Non sarebbe contento per niente, come non lo è ai tempi del romanzo. Ha combattuto contro i nazisti e si immaginava la Liberazione portasse a un'Italia tutta diversa. Invece dopo la guerra è deluso per il modo in cui si stanno mettendo le cose: certe differenze sono aumentate, i furbi e i ricchi si sono salvati, i poveri e gli ignoranti stanno pagando per degli errori che non hanno commesso. Per questo aiuta i piccoli delinquenti che si arrangiano per sopravvivere e fa amicizia con loro.

Lavorasse oggi starebbe dalla parte degli extracomunitari?

Mi pare ovvio. Bordelli sta sempre dalla parte dei più svantaggiati. Non frequenta persone “perbene”, con cui non riesce a legare. A parte il suo lavoro, vive ai margini della vita sociale. I suoi amici li sceglie tra gli “ultimi”. Gli capita di invitare a cena un ladruncolo che ha sorpreso a rubare, di comprare orologi falsi e grappa fatta in casa da vecchi amici contrabbandieri. Trova lavoro ai ladri più giovani. Se vivesse oggi avrebbe amici neri, cinesi e Rom.

Oltre a Bordelli qual'è il personaggio del romanzo che Vichi ama di più?

E' difficile dirlo...non saprei chi scegliere tra il Diotivede, Rosa, il Botta, Piras e il grande Totò. Ma sono affezionato a tutti, anche a quelli secondari, come Rodrigo, il Canapini, il Ganascia...sono tutte persone che ormai per me esistono davvero.

Quali scrittori italiani sente più vicini?

Se vicini vuol dire quelli che amo di più: Fenoglio, Primo Levi e Lucarelli, tra i contemporanei.

Questo romanzo è il primo di una serie con protagonista il commissario Bordelli...

Essendo dei gialli, preferisco non dire troppo...posso dire che accanto a casa di Bordelli abita un usuraio, un essere spregevole, che un bel giorno viene ammazzato. Ma non è detto che il prossimo romanzo sia proprio questo. Forse sarà un altro, dove Bordelli impazzisce dietro a un delitto mostruoso: una bambina trovata uccisa in un parco a Firenze.

Intervista di Laura Guglielmi – IL SECOLO XIX – 16/02/2002

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