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La musica della bellezza

La ragazzina è cresciuta, c'era da aspettarselo, ventinove anni sono abbastanza per decidere cosa si vuole dalla vita. Parliamo di Zadie Smith, la celebre scrittrice di origini giamaicane che abbiamo incontrato a Siena, dove ha partecipato al convegno organizzato dall'università di Siena Memoria e disincanto. Le mille voci di Gregor von Rezzori, lo scrittore e intellettuale mitteleuropeo scomparso nel 1998 del quale ricorre quest'anno il novantesimo della nascita.


L'abito da sera non le sta più largo e la voce si è fatta più sicura, sembra uscita da un salotto buono d'Inghilterra fine '800 quando si ferma a sorseggiare una tazza di tè, se non fosse per quello sguardo che ogni volta la tradisce. Diretto, pulito, inequivocabile ma pur sempre dal basso in alto, come forse le hanno insegnato a Willesden, l'umile sobborgo di Londra dov'è nata nel 1976 da padre inglese e madre giamaicana. Giura di tornarci appena può, ma non deve essere facile e non deve capitare spesso. Non per la fama, anche se il mondo anglosassone (e non solo) la adora, piuttosto per una vita che ormai la vuole intellettuale a tempo pieno.


Questa è oggi Zadie Smith, la giovane inglese che a 24 anni sorprese il mondo con il romanzo Denti bianchi, caso letterario del 2001, presto definito la “Bibbia del multiculturalismo”, pluripremiato e tradotto in più di venti lingue, fino alla versione cinematografica realizzata due anni più tardi. Milioni di copie vendute, poteva essere l'inizio di una carriera radiosa, hanno rischiato di tradursi nell'inizio della fine. Troppo successo, c'è stato un momento in cui avrebbe preferito non averlo mai scritto quel libro, per paura di non riuscire a scriverne un secondo altrettanto ribollente, straccione, multietnico e soprattutto vero. E invece nel 2003 esce L'uomo autografo, ambientato ancora a Londra, nel quartiere di Mountjoy, dove “gli abitanti fondano la propria vita sul principio del compromesso”. Un mondo dal quale fuggire: Zadie lo fa rifugiandosi nello studio. Dopo essersi laureata alla Cambridge University comincia a viaggiare molto, negli Stati Uniti, in Italia; ogni luogo è un luogo d'apprendimento, un modo per accrescere quel bagaglio culturale e letterario che le permetterà presto di saltare dall'altra parte della cattedra per dedicarsi all'insegnamento, presso Harward. Le sue lezioni stupiscono per rigore e completezza, l'età è un dettaglio ininfluente di fronte a tanto sapere dispensato. Ama associare ogni autore a un filosofo, trovare gli infiniti punti di contatto, provare nuove combinazioni, e altre ancora. Poi però pensa che qualcuno sta aspettando un suo nuovo libro e allora molla tutto, riprende a scrivere.


E' per questo che torno in Toscana, per la tranquillità. A Donnini, non lontano da Firenze, si ripete ogni anno quella esperienza intellettuale che già fu di von Rezzori, un divertente scambio di idee fra scrittori di tutto il mondo, un'opportunità che forse andrebbe aperta anche agli studenti. Luoghi come questo esistono anche a Yaddo, negli stati Uniti, o in Scozia, ma il tagli istituzionale che là viene dato finisce per ridurne le potenzialità”.


Parla come se Denti bianchi e L'uomo autografo non le appartenessero più. Dov'è finita la sua Londra colorata e caotica, l'Inghilterra dai tanti volti, la sua voglia di indagare come cambia il mondo, come cambiamo noi?

L'uomo autografo, il mio secondo libro, era molto diverso da Denti bianchi, e il prossimo romanzo, On Beauty (Sulla bellezza, ndr.), sarà diverso ancora.

Un titolo quanto mai ricorrente nella storia della letteratura. Voglia di recuperare una certa classicità?

Al contrario – sorride – sarà classico rispetto ai romanzi precedenti ma totalmente libero da ogni riferimento a quella tradizione britannica che ha caratterizzato finora i miei scritti. Ho lavorato molto sul romanzo americano del '900, leggendo le opere di Wharton ed Henry James. Credo che tutto il romanzo risenta di questi studi ma aspetto il giudizio di critici e lettori. Arriverà presto, visto che il libro è ormai completato.

E' possibile accennare la trama? Di cosa si tratta?

Molto brevemente, la storia si sviluppa nel panorama universitario, dove s'intrecciano le vite di due famiglie, una inglese, l'altra statunitense. Lo definirei un romanzo divertente, ma non caricaturale.

Di nuovo quei personaggi che credono di conoscere il mondo per aver visto un film o magari anche solo sentito una canzone. E se invece di scrivere romanzi, avesse fatto la musicista, oppure la sceneggiatrice?

Mi hanno chiesto spesso, dopo l'uscita di Denti bianchi, di scrivere sceneggiature, ma ho sempre risposto di no. Non fa per me, è una pelle che non mi appartiene. Però sto scrivendo un musical per il teatro, da non credere, vero?

Zadie Smith sorride di nuovo, fa segno di non volerne parlare, di non voler aggiungere altro. Porge la mano per i saluti, lasciando tante domande senza risposta, meno che una: “L'anello? Mi sono sposata lo scorso 11 settembre”. Vorremmo chiederle perché proprio quel giorno, e con chi: qualcuno dice un poeta. Vorremmo ma non possiamo, Zadie si è già alzata, le mani a sistemare i capelli raccolti dietro. Scortese? “Macché timida”, giurano coloro che la conoscono bene. Parla poco, è vero, ma scrive tanto, e per lei è questo quello che conta. Poco più tardi la vedi in piedi, in mezzo alla gente, a leggere un racconto di qualche anno fa. La voce sicura, lo sguardo pulito, diretto, inequivocabile. E' proprio vero, la ragazzina è cresciuta.

Intervista di Claudio Lenzi – L'UNITA' – 26/09/2004




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