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CINEMA

Double Pitt

Intervista a Brad Pitt

E' lui la riluttante star del cinema con un prezzo di mercato che ormai ammonta a venti milioni di dollari a film. La sua presa sul pubblico rischia di spodestare Tom Cruise dal suo piedistallo in cima alla piramide del glamour hollywoodiano. Brad Pitt, con il suo corpo da modello, produce nei suoi fan un genere di reazione ormonale, isterica che non si vedeva più dai tempi in cui Elvis e i Beatles erano all'apice della carriera, ma per qualche strana ragione sembra più felice di interpretare parti bizzarre in film indipendenti come Snatch, in cui era uno zingaro assolutamente inverosimile. Lo potete trovare, spesso, in film come Fight Club, o Kalifornia, in cui fa il serial killer, o The Mexican con Julia Roberts, in cui la sua bionda bellezza finisce coperta di sangue, di fango, o di entrambe le cose.

Lungo la via che porta al successo, ha sposato la star di Friends, Jennifer Aniston, e insieme formano la nuova Coppia Più Bella di Hollywood.

Oggi torna sugli schermi con due nuovi film: Spy Game, con Robert Redford, a cui spesso viene paragonato – entrambi vengono da solide, agiate, taciturne famiglie protestanti, entrambi troppo belli per essere veri – e Ocean's Eleven, il remake del film degli anni Sessanta, una partita a Las Vegas che mise insieme tutto il Rat Pack (Brad interpreta il ruolo che fu di Dean Martin, e George Clooney quello di Frank Sinitra). Lo incontriamo per l'intervista in un hotel di Los Angeles: è alto e snello, con i capelli biondo chiaro spettinati, una classica camicia blu, pantaloni sportivi grigi e pesanti scarponi neri.

Robert Redford ti ha diretto ne “In mezzo scorre il fiume”. Ora vi siete ritrovati insieme sul set di “Spy Game”. Stavolta, sei riuscito a creare un rapporto più stretto con lui?

La prima volta che abbiamo lavorato insieme non avevo nessuna esperienza ed ero molto nervoso perché lui era Robert Redford. Stavolta, mi sono detto, sarà diverso. Potremo parlare, scambiarci storie, idee, a quattr'occhi. Ma appena arrivato sul set, sono ridiventato ragazzino.

Fra trent'anni, ti piacerebbe essere nei suoi panni?

Se guardiamo alla carriera, Redford ha recitato e diretto alcuni dei più grandi film prodotti negli Stati Uniti. E' arrivato in vetta. Da quel punto di vista vorrei assolutamente fare quello che ha fatto lui. Ma anch'io, come lui, voglio trovare la mia nicchia. Voglio trovare quello che fa per me invece di imitare qualcun'altro.

In “Spy Game” Redford è Muir, una spia della Cia, la vecchia volpe che sta per andare in pensione. Tu sei Bishop, il suo giovane protetto, che si caccia nei guai e deve essere salvato. Il tuo rapporto con Redford fuori dal set ti ha aiutato a creare il giusto feeling per il film?

Il rapporto tra mentore e protetto che Muir e Bishop hanno nel film somiglia molto al mio rapporto con Blob, ed è una delle cose a cui ho attinto per calarmi nei panni del personaggio.

E' la prima volta che interpreti una spia. Cosa pensi della Cia?

E' facile prendersela con agenzie come la Cia. Ma sul set ho imparato che il loro lavoro è incredibilmente complesso e che devono sacrificare moltissimo per portarlo a compimento. Se hanno successo, nessuno celebra i loro sforzi. E se muoiono nell'impresa, è lo stesso. Oggi quello che provo nei confronti degli agenti della Cia è un nuovo enorme rispetto.

Quindi, agenti segreti e star del cinema non hanno niente in comune?

Un parallelismo c'è, ed è che la mia identità di star del cinema è molto più immagine che altro. E' un po' come la copertura che un agente deve crearsi. Ciò che la stampa dice in giro di me non è sicuramente la verità. Potremmo anche essere completamente lontani dalla verità, come in genere sono le coperture degli agenti segreti.

E le differenze quali sono?

L'agente deve essere fedele alla sua copertura in tutto e per tutto, senza eccezioni. L'attore, invece, deve combattere la sua immagine perché è una trappola che vuole farti credere alla tua stessa mistica. Se lo fai, sei sulla strada sbagliata e rischi di distruggerti come attore perché finisci con l'essere ossessionato dalla tua immagine e non dal tuo mestiere. E' qualcosa che Bob è riuscito a evitare completamente e che mi sto sforzando duramente di evitare anch'io. E' questo l'addestramento che mi ha dato, con il suo esempio, non perché mi abbia detto qualcosa di specifico in proposito.

Il tuo personaggio si innamora. Secondo te, perché accetta di farsi coinvolgere?

Non siamo noi a scegliere di chi innamorarsi. E' l'amore a scegliere te. Nella vita reale non mi sono mai fermato a riflettere su questo argomento per quanto riguarda me stesso, e così non mi sono posto il problema neanche per Bishop. Nel mondo dello spionaggio, gli agenti non possono avere una vera storia d'amore con una donna perché ci sono troppe cose di cui non possono parlare, e perché una relazione funzioni bisogna essere aperti e ricettivi.

Ocean's Eleven”, invece, è un film corale, in cui i componenti del cast interpretano tutti ruoli che in passato sono stati ricoperti da membro del “Rat Pack”. Ti senti in qualche modo vicino a loro?

No, affatto. Non è per niente facile raccogliere quell'eredità. I ragazzi di Rat Pack era gente che si divertiva sul serio, ed era un tale spettacolo che non abbiamo nemmeno provato a tentare di emularli. Abbiamo solo cercato di divertirci anche noi, e c'è davvero un bel gruppo di gente.

Il set era a Las Vegas, la Città del peccato, e tra i tuoi colleghi c'erano George Clooney, Matt Damon e Julia Roberts, notoriamente tre scatenati. Avete fatto pazzie?

La notte ci incontravamo per pregare nella mia stanza. C'era un'atmosfera molto spirituale. Qualche volta abbiamo dovuto pregare più intensamente a favore di George ma ce l'abbiamo fatta. Certo, c'erano tantissime distrazioni ma è stato molto divertente.

Sembra che tu sia riuscito a farti lasciare in pace dai fan, a Las Vegas?

Me ne andavo in giro per il casinò in tutta libertà. Nessuno mi riconosceva anche perché portavo la parrucca di una delle controfigure di Austin Powers. E' stato fantastico e lo rifarei anche domani.

Com'è essere sposati?

Meraviglioso. La cosa che più mi ha sorpreso è il sentimento d'orgoglio che provo quando guardo Jennifer. Stiamo partendo insieme per un viaggio. Non è una cosa che riesco a esprimere bene a parole ma è veramente fantastico.

Intervista di Ivor Davis – L'UNITA' – 28/12/2002

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