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degli uomini e della storia


PRIGIONIERI DELLA MEMORIA



Di che si occupa BRUNO MAIDA

Bruno Maida (1964) svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Storia dell'Università di Torino.

Scritti di Bruno Maida

Bruno Maida, Prigionieri della memoria
Storia di due stragi della liberazione

Libri di Bruno Maida su Internet Bookshoop

LA STORIA DI PINO nei documenti e nei libri

Sulle tracce di Pino, di Ida Leone

Mio Zio, Giuseppe Leone di Ida Leone

Lettera di Gaetano Leone a Elsa 22 aprile 1946

Lettera di Gaetano Leone a Elsa 17 luglio 1946

BRUNO MAIDA – PRIGIONIERI DELLA MEMORIA pagg. 151 – 152

ULDERICO MUNZI – DONNE DI SALO’ pag. 57-62

La ricerca di Ida

Alla ricerca di notizie sulla morte di un mitico zio, scomparso giovanissimo nel lontano Piemonte alla fine della seconda guerra mondiale, Ida incontra lo storico Bruno Maida che l'aiuta a ricostruire l'amara verità: lo zio è stato massacrato nelle stragi di Grugliasco e Collegno, due cittadine alle porte di Torino, tra la sera del 29 Aprile ed il tardo pomeriggio del 1° Maggio 1945.
Ma è morto nella seconda strage, quella dimenticata, perché era militante della Repubblica Sociale e non ha avuto diritto alla pietà che invece dovrebbe essere riservata a tutti i morti, specialmente se hanno vissuto poco più di vent'anni e anche se erano schierati dalla parte sbagliata. Ida cerca di ricostruire la vita dello zio, ma essa appare come scritta su carta velina sia nel ricordo familiare che in quello della stessa donna per seguire la quale è morto e si ha l'impressione che ci si sia occupati molto poco di scoprirlo quando era vivo: niente è riportato dei suoi pensieri, dei suoi desideri, delle sue speranze. Se c'erano, si ha l'impressione che non interessassero veramente a nessuno. D'altronde doveva essere la normalità, per questa generazione nata all'ombra dell' ”Obbedire e combattere”.n questo senso a troppi ragazzi come questo (nati, cresciuti e morti durante una dittatura) è stata rubata non solo la vita, ma, con la possibilità di lasciare un segno originale nel mondo, la memoria di loro.

Anche a tanti anni di distanza, non è facile parlare di questi morti e si rischia di esporsi a critiche, com'è successo anche a Maida, perché è facile che il desiderio di verità e chiarezza storica venga equivocato come un'operazione di revisionismo storico, il che, almeno in questo caso, non è.
Se leggiamo queste storie si ha la triste impressione che questi giovani siano stati usati dal governo in cui loro credevano con cinica determinazione, come carne da macello da usare sulla scacchiera della storia e ci si fa l'idea che, mentre questi giovani combattevano per un ideale, seppure in disfacimento, i loro comandanti erano occupati a cercare individuali strade di salvezza.
Non si assolve nessuno e un po' ci si interroga su di noi: come succede al protagonista di una altrettanto discussa canzone di De Gregori, VEDI
Il cuoco di Salò, che ci costringe a porci una domanda, fondamentale anche per l'uomo di oggi che la situazione internazionale chiamerà prima o poi a scelte di campo radicali:
“Io, se mi fossi trovato in quelle situazioni, con i dati che avevano loro a disposizione, da che parte mi sarei schierato?
Avrei avuto il coraggio e la determinazione di chi dette la vita per opporsi al fascismo o invece mi sarei cercato una cucina calda per superare l'inverno, fidando che tutti gli eserciti hanno bisogno di un cuoco?
Io sarei stato capace di di schierarmi dalla parte della giustizia o sarei stato usato senza che nemmeno me ne rendessi conto?”
( Elvi)

Sulle tracce di Pino, di Ida Leone

Giuseppe Leone era un ragazzo meridionale, vissuto durante il ventennio fascista:anzi, la sua vita coincide quasi perfettamente con la durata del regime, visto che è nato nel 1921 ed è morto nel 1945.

La mia famiglia, per le circostanze violente e particolari della sua morte, non ha mai recuperato il suo corpo, così di fatto di lui non esiste una tomba. Per me è sempre stato un fantasma, a metà fra la favola e il mito: sentivo parlare di lui da mio padre, ma più che di lui si parlava della sua morte, e aleggiava il rimpianto di non averlo mai trovato.

Devo supporre fosse vivace e un po’ spaccone, come l’età e la retorica del tempo consentivano e anzi forse imponevano. Lo devo supporre dalle rare foto che esistono di lui a casa mia, e dall’unico episodio che lo riguarda raccontatomi da mia zia, la quarta dei sei figli di mio nonno tutti morti o – come mio padre e mia zia – troppo piccoli per ricordare altro. Dunque: mia zia, dopo la morte di sua madre, viveva a Bari con la nonna materna. A mio nonno questa situazione non andava giù, ma la bambina si rifiutava di tornare dal padre a Potenza; era una casa piena di uomini, mentre la nonna barese aveva solo lei e la viziava come meglio poteva. Giuseppe, all’epoca sedicenne, dovette promettere o forse scommettere con il padre che lui sarebbe riuscito a riportare la sorellina a casa, senza che lei si accorgesse di nulla. Andò a Bari con un amico d’infanzia, e invitarono la piccola a fare una passeggiata con la promessa di un gelato. In realtà si incamminarono verso la stazione. Mia zia, che era stata messa in guardia dalla nonna, si rese immediatamente conto di quello che stava succedendo e piantò un tale strepito in mezzo alla strada che per non essere arrestati i due giovani dovettero riportarla dalla nonna. E Giuseppe tornò scornato dal padre, senza la sorella.

Nell’autunno del 2000 mio padre, emozionato, mi ha mostrato un articolo pubblicato su Repubblica: si parlava della doppia strage di Collegno, e del lavoro di uno storico, Bruno Maida, che cercava di ricostruire i fatti. Era la prima volta, secondo mio padre, che si parlava della morte dei soldati della RSI: e fra quei soldati c’era di certo anche Giuseppe. Mi sono messa in contatto con Maida, e abbiamo messo insieme i frammenti di informazioni in nostro possesso: lui ha raccontato a noi la verità sulla sua morte, noi abbiamo raccontato a lui quel poco che sapevamo di Giuseppe Leone.

Un ragazzo come tanti.
Ida Leone


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