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IDA LEONE |
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Il padre di Giuseppe, mio nonno Luigi, nacque nel 1893 a Spinazzola (BA). Intraprese la carriera militare facendo l'Accademia di Modena e nel 1920 sposò Raffaella Frangione. Ebbero quattro figli:
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Giuseppe detto Pippo - n. 1921 * m. 1945 Emilia - n. 1923 * m. 1948 Antonio detto Tonino - n. 1927 * m. 1976 Serafina detta Romana - n. 1929 * vivente |
I figli nacquero in luoghi diversi, perché la carriera militare di mio nonno lo obbligava a frequenti trasferimenti. Partecipò alla campagna d'Africa, nel corso della quale pare contrasse la malattia (ameba) che poi lo portò alla morte nel 1945, anche se, visto con gli strumenti diagnostici di oggi, molto più probabilmente si trattava di un tumore. Dopo la nascita di Romana, le condizioni di salute di Raffaella peggiorarono rapidamente, probabilmente per una setticemia mal curata contratta in conseguenza del parto. Nel 1930 Raffaella morì, lasciando i figli ancora adolescenti. Romana era addirittura una neonata, e infatti venne affidata temporaneamente alla nonna materna. |
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Nel frattempo Luigi fu trasferito a Potenza, e divenne comandante del 48° Battaglione Fanteria. Nel 1937 si sposò per la seconda volta, con una giovane donna potentina, Ida (mia nonna). Si venne a creare il problema della "matrigna", nel senso che i figli del primo matrimonio non accettarono molto di buon grado l'entrata in famiglia della nuova moglie del padre. Nel frattempo nacquero altri due figli: Elio - n. 1938 *
vivente Giuseppe, il più grande dei ragazzi, e forse più insofferente degli altri, colse il servizio militare come un'occasione per allontanarsi dalla famiglia. Non abbiamo nessun elemento, né documentale né tramandato oralmente, relativo al suo percorso curriculare nell'Esercito. Forse si raffermò una volta finito il servizio militare, o forse venne obbligato a rimanere nell'Esercito dallo scoppio della guerra. Non sappiamo in quali località prestò servizio, anche se sicuramente fu a Rieti nel 1939 (vedi la foto con dedica) ed era a Cuneo dopo l'8 Settembre. Non sappiamo nulla dello spirito con il quale aderì alla Repubblica Sociale: una convinzione profonda? limpossibilità di fare diversamente? si lasciò trascinare dagli eventi? da un amico? da una donna? |
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GIUSEPPE LEONE 1921-1945 |
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La
foto ritrae Giuseppe e un pezzo della sua famiglia. |
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Che
fosse a Cuneo alla fine della guerra ce lo racconta da Elsa Spinelli,
lausiliaria della RSI con cui Giuseppe aveva forse una
relazione; il suo racconto di quei giorni è stato raccolto da
Ulderico Munzi, autore di "Donne di Salò", Sperling
& Kupfer, 2000.
Vedi: ULDERICO
MUNZI DONNE DI SALO pag. 57-62, IL SACRIFICIO DI
PINO
Giuseppe non avrebbe voluto
partire, sentiva che la situazione si stava facendo difficile e disse
testualmente ad Elsa: "Non partiamo. Restiamo qui, dai miei
parenti, a Cuneo; partiremo quando la bufera sarà passata".
Ma lei volle partire lo stesso e lui (per amore?) la seguì.
I "parenti di Cuneo" a cui fa riferimento la signora Spinelli sono lo zio paterno di Giuseppe, Gaetano, con la moglie e i figli, presso i quali anche Elsa Spinelli è stata ospite; ha però una piccola sbavatura del ricordo quando dice di aver conosciuto "il nonno" di Giuseppe. Infatti, il nonno paterno non si è mai mosso da Cassano Murge, in Puglia, e il nonno materno all'epoca dei fatti era già morto da molti anni. Più probabilmente si trattava del suocero di Gaetano, che con ogni probabilità, vista la veneranda età e l'atteggiamento patriarcale, era chiamato "nonno" da tutti, compreso il giovane Giuseppe.
Non mi risulta che Giuseppe sia mai stato in Grecia, nonostante le informazioni in questo senso di Bruno Maida: credo che una notizia del genere avrebbe fatto parte delle cronache familiari, in un modo o nell'altro, invece non l'ho mai sentito dire. Però tutto è possibile.
Il 1°
Maggio 1945 Giuseppe morì, nel modo descritto da Maida; la
notizia non venne data al padre, già gravemente ammalato, che
morì nell'Agosto dello stesso anno, a soli 52 anni.
Vedi
BRUNO
MAIDA PRIGIONIERI DELLA MEMORIA , pagg. 151 152
Di tutta la vicenda di Giuseppe in famiglia rimane un solo segno tangibile: un appunto, la minuta di una lettera che poi nonna Ida probabilmente scrisse, in risposta al cognato Gaetano. E la frase riportata da Maida nel suo libro, che lascia pensare che almeno una comunicazione, sia pure informale, lesercito dovette farla alle famiglie dei soldati uccisi (e tra parentesi i legami di parentela che ho illustrato valgono forse a spiegare il tono addolorato ma non straziato della frase di nonna Ida: non si trattava della mamma di Giuseppe, ma della seconda moglie del padre).
Da quel momento in poi anche per i miei familiari è buio totale: so che lo zio Gaetano e uno dei fratelli di Giuseppe, Tonino, che vivevano rispettivamente a Cuneo e a Brescia cercarono a più riprese di individuare il posto dove il corpo di Giuseppe era stato seppellito, e forse, alla luce delle informazioni che ho oggi, lo trovarono anche, ma pietosamente mentirono, trattandosi tutto sommato di una fossa comune. Si favoleggiava anche di una donna misteriosa che metteva fiori freschi su quella tomba; forse si trattava di Elsa Spinelli, forse è solo frutto della fantasia dei miei ziii per abbellire una morte obiettivamente terribile.
In
realtà la Spinelli, come ha documentato Ulderico Munzi, non
seppe per molti mesi della morte di Giuseppe, e quando lo seppe andò
a Collegno, riuscendo a recuperare alcuni effetti personali (il
portafogli, alcune foto, credo anche la divisa). Lei scrisse a zio
Gaetano, una letterina breve che forse cercava conforto, forse
notizie, senza avere il coraggio di chiederle direttamente. Lo zio
rispose con eguale ambiguità, con il frasario dannunziano che
gli era proprio, esaltando il sacrificio del nipote, dando poco
conforto e tutto sommato nessuna notizia.
Vedi: Lettera
di Gaetano Leone a Elsa 22 aprile 1946
Lettera
di Gaetano Leone a Elsa 17 luglio 1946
Oggi siamo in contatto con la signora Spinelli, che ci ha mandato due foto in originale di Giuseppe che custodiva da almeno 50 anni, promettendoci che sarebbe venuta a riprendersele di persona. Forse anche lei in questo modo ha chiuso un cerchio; forse il separarsi da quelle foto è stato un sacrificio simbolico con il quale ha pareggiato i conti con il passato e, chissà, con un pizzico di rimorso.
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