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25 aprile

RECENSIONE
di IDA LEONE

PRIGIONIERI DELLA MEMORIA

Prigionieri della memoria – Storia di due stragi della liberazione
(Grugliasco e Collegno, 30 aprile-1° maggio 1945)
FrancoAngeli Editore, 2002 , 224 pagine, 18
Libri di Bruno Maida su Internet Bookshoop


Il libro racconta i fatti avvenuti a Grugliasco e Collegno, due cittadine alle porte di Torino, tra la sera del 29 Aprile ed il tardo pomeriggio del 1° Maggio 1945: di come i tedeschi in ritirata compiono una strage di civili e partigiani, lasciando sul terreno 67 vittime, forse 68, e di come il giorno successivo parte della popolazione di una delle due comunità, insieme ad un gruppo di sappisti locali, si vendica uccidendo 29 militi della Repubblica sociale.
E’ quindi la storia di due stragi e di un centinaio di persone fucilate, legate da un particolare e complesso intreccio di due fenomeni che caratterizzano la fase finale della seconda guerra mondiale e delle Resistenza in Italia, ossia la scia di sangue lasciata dalle truppe tedesche in ritirata e la resa dei conti, atto finale, sebbene con lunghe appendici, della guerra civile.

Da oltre 50 anni, il 30 aprile Grugliasco e Collegno ricordano i "66 martiri" con discorsi e manifestazioni. Nessun segno apparente ha invece lasciato la strage del 1° maggio a Collegno: sepolta, forse dimenticata, entra a forza nell’identità collettiva dopo un lunghissimo silenzio, grazie ad un articolo apparso il 30 aprile 1998 su "Il Corriere di Rivoli, Collegno e Grugliasco" titolato "Dopo i 66 martiri ci fu una vendetta" a firma di G. Lava.

A Bruno Maida, storico di professione, viene affidato dai sindaci delle due cittadine il compito di ricostruire la specifica vicenda e il contesto nel quale si inserisce. Appare subito chiaro che, sebbene l’uccisione dei militi fascisti sia il centro della ricerca, solo una ricostruzione contestuale della stage del 30 aprile avrebbe potuto tentare di rispondere agli interrogativi che progressivamente si stavano accumulando.

Le chiavi di lettura della vicenda raccontata vanno ricercate proprio nella duplicità di sentimenti e di agire, nell’interrogarsi angosciato, nella topografia del terrore di quegli ultimi difficili giorni del secondo conflitto mondiale.

Prigionieri della memoria ha il pregio di abbandonare determinati cliché storiografici e di ricostruzione locale degli eventi. Ad esempio, si cerca di dimostrare come la dinamica della strage nazista del 30 aprile non è legata alla semplice brutalità o malvagità dei tedeschi, ma trova una sua spiegazione nei concreti atti di guerra compiuti da singoli e da gruppi, anche se – sia ben chiaro – nessun attacco contro la colonna nazista che attraversò i due paesi può giustificare il massacro che ne seguì. Per di più, popolazione locale e tedeschi non solo agiscono secondo logiche diverse ma non comprendono niente della logica dell’altro.

L’altro elemento che emerge in tutta la sua complessità abbracci all’analisi e il giudizio della strage del 1° maggio, nella quale la brutale e concreta vendetta non esaurisce la molteplicità dei significati simbolici e rituali che riveste. Se la "vendetta" certamente domina in una parte consistente di coloro che sono stati direttamente o indirettamente colpiti dalla furia tedesca, nondimeno è più utile cercare di comprendere i meccanismi e le ragioni di un bisogno epurativo, liberatorio che rappresenta, ribaltate, le forme espositive della morte che il fascismo ha ampiamente utilizzato, fino ad una saturazione che ha come possibile finale la rimozione e l’oblio.

Prigionieri è attraversato dal problema di una memoria indivisa che deve essere scomposto per diventare la base di una storia per tutti. Ciò significa, da un lato, ripercorrere la vicenda delle due stragi nel modo più puntuale possibile, dall’altro andare a ritroso per tracciare il percorso di istituzionalizzazione della memoria come fondamento politico e di identità di due comunità non solo ferite ma "scarnificate". Questo indirizzo a due direzioni si incrocia continuamente, riverifica la memoria e cerca di far emergere gli eventi dimenticati. E questa parte di memoria sommersa, che torna ad essere pubblica, ritrova tutti i dubbi, le contraddizioni, le bugie così come i valori di libertà e giustizia per cui, consapevolmente o inconsapevolmente partigiani e civili sono morti a Grugliasco e Collegno il 30 Aprile del 1945.


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