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25 aprile

BRUNO MAIDA

PRIGIONIERI DELLA MEMORIA

Bruno Maida, PRIGIONIERI DELLA MEMORIA
pagg. 151 – 152

"Anche la famiglia di Giuseppe Leone ha fatto un notevole sforzo per cercare tracce, ormai estremamente labili. Nato a Spinazzola, in provincia di Bari, nel 1921, con un padre militare di carriera, e primo di sei fratelli, lo scoppio della guerra coglie Giuseppe mentre sta svolgendo il servizio militare a Rieti. Forse sceglie di restare nell’esercito, forse viene richiamato pochi mesi dopo. Sta di fatto che prima dell’8 Settembre – come si legge in un attestato di frequenza ad un corso per "cacciatori di carri" datato aprile 1943 - fa parte del 132° Battaglione carri semoventi della divisione di fanteria motorizzata "Brennero", il cui teatro d’operazione è l’Albania. Questa divisione, alla data dell’armistizio, fa parte del IV Corpo d’Armata agli ordini del generale Carlo Spatocco. Con sede a Durazzo, il IV Copro d’Armata è inquadrato nella 9° Armata, agli ordini del generale Renzo Dalmazzo, a sua volta dipendente dal Gruppo d’Armate Est, con sede a Tirana e comandate dal generale Ezio Rosi. La divisione "Brennero" presidia appunto il settore di Durazzo. Dopo l’8 Settembre riesce a mantenersi compatta e in parte si salva dall’accerchiamento delle forze germaniche. Due dei suoi battaglioni si uniscono alla divisione "Firenze", un altro raggiunge Corfù dove prende parte ai combattimenti. Il 24 Settembre, tuttavia, il grosso delle truppe consegna le armi ai tedeschi e si imbarca per l’Italia il giorno dopo, dal porto di Durazzo, su cinque piroscafi, scortati da due torpediniere e da un incrociatore. Non sappiamo tuttavia se la sua divisione è stata internata in Germania o se abbai aderito immediatamente alla RSI. Vi è comunque il ricordo delle ultime ore fatto dall’ausiliaria Elsa Ravelli che lo incontra durante la ritirata:

"Il Pino mi disse: <<Elsa, non stare a seguire la colonna della Littorio, non andare a Milano, sai, ci sono grossi guai che stanno per venire giù come la grandine. Ascolta. Elsa, andiamo dai miei nonni che stanno vicino a Cuneo>>. Disse ancora che in quella casa non mi sarebbe successo mai nulla. Gli risposi di no. Pino era innamorato di me. Insomma, era più lui a provare un sentimento […]. Aveva i capelli grigi nonostante i suoi 23 anni: si chiamava Giuseppe Leone, era un meridionale di Bari trapiantato al Nord. Ho cercato per anni e anni il suo corpo…[…]"

La famiglia invece viene presto a conoscenza della morte di Giuseppe (non il padre, le cui condizioni di salute sono gravi e che morirà qualche mese dopo senza avere notizie della sorte del figlio) come testimonia una lettera della madre del settembre 1945 nella quale si legge: "Anche per il povero Pippo il destino è stato crudele, così giovane è stato tolto dalla vita terrena il 1° Maggio a Collegno pr. di Torino, fu trovato per terra morto nella via Italo Balbo". Annotazione precisa sul luogo ma che dimostra altresì che non sono invece note le circostanze nelle quali la morte del figlio si verifica."


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