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ANDREA CAMILLERI

Le tentazioni di Montalbano

Il cruccio di Camilleri, da qualche tempo, è dare una svolta alla vita di Salvo Montallbano. Il commissario dei suoi romanzi, interpretato da Luca Zingaretti nella fiction televisiva di grande successo, ha superato la cinquantina, è percorso da inquietudini esistenziali e ha una vita sentimentale ancora precaria. Il suo rapporto con Livia, che vive a Boccadasse e che di tanto in tanto vola da lui a Vigata, è fatto di tenerezze ma anche di incomprensioni e di silenzi talvolta imbarazzati . E poi c'è quella valchiria di Ingrid, l'amica che cala dalle nebbie del Nord e si installa nella sua casa lambita dal mare, la quale lascia immaginare, ma solo immaginare, uno svago erotico per il solitario commissario. I lettori maschi che hanno "tifato" per un rapporto non platonico tra Montalbano e Ingrid, lontano dagli occhi di Livia, sono probabilmente la stragrande maggioranza. Il Montalbano fedifrago, sia pur per una notte, piace a un esercito di appassionati frequentatori delle storie poliziesche di Camilleri. “È vero, ho ricevuto tantissime testimonianze, lettere, email e messaggini - conferma divertito Andrea Camilleri - ci sono moltissimi lettori che non accettano l'idea di un siciliano che si neghi ai richiami del sesso. Soprattutto in Sicilia, dove il brancatismo ha solide radici.

E nella prossima avventura Camilleri sottoporrà per davvero a dura prova la fedeltà di Salvo. Metterà sulla sua strada due donne forti e terribili, entrambe possibili assassine. Ed una, in particolare, lo tenterà parecchio. Il libro si intitola "La luna di carta" e uscirà tra un paio di mesi. Sarà il nono della fortunata serie. Con il decimo, successivo libro Camilleri farà calare il sipario sul commissario che ha rischiato per l'autore di diventare un serial killer di altri personaggi. “Quando mi accingevo a raccontare altre storie, ecco che mi si parava davanti Montalbano, deciso a non farsi soppiantare da nessuno e a impormi la sua personalità” ha raccontato lo scrittore di Porto Empedocle. Che ha visto le storie del suo commissario tradotte nelle lingue più disparate. Persino in giapponese. Chissà come avranno tradotto in quella lingua le espressioni del dialetto siciliano usate da Camilleri per recuperare parole contadine che si sono perse nel tempo. Come "cataminarisi", ad esempio, che sta per "muoversi". “Non ne ho proprio idea - ride lo scrittore - e la cosa incuriosisce anche me. In Francia, in Spagna, in Germania ho degli amici che mi relazionano sulla qualità delle traduzioni. Ma ciò che hanno fatto di Montalbano in Estremo Oriente è un proprio un enigma”.


Da alcuni giorni è in libreria il nuovo romanzo di Camilleri "Privo di Titolo". Prende le mosse da un episodio della storia siciliana: l'uccisione a Caltanissetta del diciottenne Gigino Gattuso. Fu ammazzato a colpi di pistola il 24 aprile del 1921 nel corso di una rissa tra tre camerati, tra cui lo stesso Gattuso, e un muratore comunista. La vittima divenne un martire fascista e a lui è dedicata tuttora una strada a Caltanissetta e un vicolo a Palermo. Chi fu l'assassino? Secondo l'estrema destra il muratore, il "bolscevico" (versione diventata ufficiale), secondo la sinistra un suo amico camerata che lo aveva colpito involontariamente. Lo scrittore siciliano smonta pezzo per pezzo la verità ufficiale facendo parlare personaggi e documenti e si serve dell'episodio per mostrare come si può costruire una solenne mistificazione. Il "Secolo d'Italia" ha reagito denunciando "l'infortunio di Camilleri", l'Unità ha ironizzato invece sul "finto martire". “Quando si saranno placate le polemiche, e spero presto, - dice lo scrittore - si parlerà solo del romanzo e dell'altro episodio di storia siciliana, esemplare di come il potere può costruire una realtà virtuale per celebrare se stesso: la fondazione di Mussolina, una città dedicata al Duce nei pressi di Caltagirone , ma esistita solo grazie ad un fotomontaggio eseguito per placare le insistenze di Mussolini che chiedeva notizie sull'avanzamento dei lavori”.


Camilleri, il "giallo" o thriller è diventato lo strumento narrativo più frequentato. Come lo spiega?


E' lo strumento ideale per diffondere idee e spunti che diversamente, sarebbe più difficile diffondere. Nel libro "Giro di boa" , ad esempio, con Montalbano protagonista mi servo dello schema del giallo per raccontare fatti inerenti il G8 di Genova. Pensi che proprio per quel contributo sono stato invitato a partecipare ad una assemblea del sindacato di polizia, cosa che mi ha molto gratificato.


Anche l'editoria italiana sembra afflitta da monocultura da best seller. Non si corre il rischio di abbassare la qualità delle proposte e di danneggiare i giovani autori?


Non credo. Nel mercato italiano c'è bisogno di sfornare libri che abbiano acquirenti e lettori. Giova all'intero settore, anche perché da noi si legge poco. E avere tanti lettori non vuol dire necessariamente abbassare il livello. Non dimentichiamo che il nostro è un piccolo mercato esposto alle incursioni di scrittori popolari come Dan Brown e Stephen King che guidano sempre le classifiche di vendita ad ogni loro uscita.


A proposito di Dan Brown, ha letto "Il Codice da Vinci"?


Non ci sono riuscito. Sono arrivato a metà, poi l'ho mollato. È una sciocchezza dal punto di vista storico e culturale.


Milan Kundera teme che l'oblio corroda il grande romanzo. Quello che richiede più tempo e consente all'oblio, appunto, di allestire il suo cantiere. Lei che pensa?


Il romanzo con la erre maiuscola non corre questo pericolo. Lavora, lentamente, nella memoria del lettore. Se leggi Il Gattopardo non lo scordi più, come se leggi, da adulto però, i Promessi sposi.


Che rapporto ha con la morte?


La trovo disdicevole, citando una celebre battuta. Ma l'aspetto con serenità.


Del caso di Terri Schiavo, la donna americana in coma tenuta in vita per 15 anni e alla quale hanno staccato il tubo che la alimentava che pensa?


Sono favorevole all'eutanasia ma trovo atroce farla morire in questo modo. È una tortura intollerabile.


Per quale opera vorrebbe essere ricordato?


"Il Re di Girgenti" che racconta un episodio accaduto a Girgenti nel 1718 nel trapasso dalla dominazione sabauda a quella austriaca in Sicilia. Il popolo ebbe ragione della guarnigione sabauda e proclamò re un contadino di nome Zosimo. Il quale poi, tradito dai nobili del luogo, finì i suoi giorni sul patibolo.


Il suo prossimo libro, Montalbano a parte?


Sarà un romanzo storico, basato su un fatto accaduto ad Agrigento nel 1945: l'arcivescovo Peruzzo, di Alessandria, che s'opponeva al latifondo e fu assassinato da alcuni ex frati.


Intervista di Renzo Raffaelli – IL SECOLO XIX – 23/03/2005


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