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MUSICA

Le onde di Cammariere

La musica segue traiettorie che non sono sempre prevedibili: c'è quella che arriva dritta allo stomaco, quella che riflette le immagini della memoria, quella che si infila nelle pieghe dell'anima e non se ne va più.

La musica di Sergio Cammariere, come un'onda, si abbatte lieve sulla battigia dei sentimenti di chi la ascolta.

Le onde, il mare – dice – sono la mia vita. Qualcuno dice addirittura che quando suono, tra le mie gambe e quelle del pianoforte scorrono le correnti marine”.

Dopo Sanremo, da cui è tornato nella sua Crotone con sotto braccio il terzo posto e i premi della critica, Cammariere ha iniziato a portare in giro il suo “Dalla pace del mare lontano”.

Cammariere, la critica dice che lei è il nuovo Paolo Conte.

Conte è un grande maestro, ma, davvero, mi sembra un po' troppo.

Sarà, ma quel pianoforte, e quegli accordi...

Lui è il vero chansonnier italiano, però musicalmente si rifà al Dixieland, diciamo sino a Thelonious Monk. Io vado oltre il be-bop, parto da Keith Jarrett: il mio approccio è più sperimentale.

Come Conte, però, lei adesso va alla conquista della Francia.

Sì, incredibile, vero? Parto il 17 da Parigi e poi l'Europa e anche il Giappone.

Nelle sue canzoni lei canta sempre del mare.

Il mare è la mia patria, la mia anima. Io vengo dalla Magna Grecia, sono un mediterraneo. Il mar ionio ha cullato i miei sogni di ragazzo.

Che erano?

Ad esempio quello che sto vivendo adesso. Nella mia vita le onde sono state l'input. I miei sono dei concerti marini, succede di tutto.

Ad esempio?

Parlo, mimo, canto, non c'è copione. Voglio che le mie canzoni diventino di tutti, che il pubblico se ne appropri.

Dopo il successo che ha avuto a Sanremo sarà più facile.

Sanremo, oltre che un traguardo, è un evento mediatico: i fans che si collegano al mio sito sono quadruplicati di colpo.

Cammariere, dove vuole arrivare?

Che ne so, al Metropolitan di New York!

Il “cantautore piccolino”, come si definisce nel suo disco, è diventato grande.

Io sono lo stesso di sempre, quello che ha vinto il Premio Tenco nel 1997.

Già, Tenco: le piace?

Molto. Restando ai genovesi oltre a De André ammiro anche Bruno Lauzi e Gino Paoli.

Possiamo dire che lei si ispira alla scuola genovese?

Di più: ho partecipato all'omaggio a De André al Carlo Felice, Genova è la mia patria.

Intervista di Francesco Caldarola – IL SECOLO XIX – 11/05/2003



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