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MUSICA

l Nuovo Mito e i Ragazzi Caparezza: «Fuori dal tunnel meglio un libro che fare soldi»

Il successo. Una canzone ironica e disperata, "Sono fuori dal tunnel", che diventa un tormentone. Una massa di capelli così riccia da dare il nome al cantante, Caparezza. E ora, Michele Salvemini di Molfetta, 29 anni (nella foto), un mix di Woody Allen e Frank Zappa, in scena questa sera al Goa-Boa di Genova, è una star.
Piace ai bambini perchéè buffo, e naturalmente ai giovani per la sua vena dissacrante.

Caparezza, i giovani cercano il successo, lo vorrebbero a qualsiasi costo. Lei canta cose scomode, per nulla allineate, eppure è diventato popolare. Si cambia da star?
«No, però cambia chi ti conosceva prima. Ora tutti mi vedono con occhi diversi, e non trovano più lo sfigato come tanti altri. In realtà la vita continua e io non mi penso meglio di altri: sono soltanto uno che sa esprimersi bene. E pensare che le canzoni sono una comunicazione passiva...»

Le canzoni sono passive?
«Sì, e anche il cinema: sono comunicazioni che si subiscono. Durano un certo numero di minuti è finisce lì. La lettura di un libro, invece, è più attiva: un libro puoi anche finirlo in cinque anni, se ti soffermi su ogni pagina. È proprio vero: un libro ti cambia la vita».


Però lei fa canzoni, no?
«Sì, ma è anche vero che qui siamo tutti esperti di musica e cinema, chiunque esprime opinioni. Quindi tutti possiamo esaltare la nostra creatività: la differenza fra un cantante e un architetto è solo che il primo diventa famoso più facilmente».


È il suo caso con "Fuori dal tunnel"?
«Perchéè diventato un tormentone? Non me l'aspettavo neppure io. È stato il terzo singolo estratto da un album, "Verità supposte", uscito un anno fa. Se avessi immaginato un tale successo, "Sono fuori dal tunnel" usciva peri primo. Solo che non è un tormentone, non è stato costruito a tavolino. È stata la gente a farne un successo come, paradossalmente, ci sono brani di musica classica che possono diventare tormentoni».


Caparezza, nelle sue canzoni lei non è certo un tipo tenero: ha dei nemici?
«Probabile, ci sono persone che la pensano in modo diverso da me. Per fortuna, dico io, altrimenti non saprei che dischi fare».

E chi è il suo nemico?
«Non è una persona, ma un'attitudine ad apparire. Non mi piacciono quelli che, per sentirsi inglobati in un pensiero di massa, sacrificano l'essere all'apparire. Vuole un esempio?»

Mi faccia l'esempio...
«Trovo assurdo che nel Meridione ci sia gente che si fa le lampade per abbronzarsi. E solo per un canone estetico: abbiamo il sole tutto l'anno, che te ne fai delle lampade? Così come trovo assurdo raggranellare soldi per la macchina di lusso. O ancora, sempre al Sud, famiglie modeste che fanno a gara, in matrimoni più pomposi possibile, per non sembrare modeste».

A parte "Fuori dal tunnel", quale delle sue canzoni la rappresenta di più?
«"Follie preferenziali" che è stata sostenuta solo dalle radio alternative. Mi piace perché sono soddisfatto del testo sul terzo millennio: "io preferisco ammazzare il tempo, preferisco sparare cazzate, preferisco fare esplodere una moda, prefersico morire d'amore, preferisco caricare la sveglia, preferisco puntare alla roulette, preferisco il fuoco di un obiettivo, preferisco che tu rimanga vivo". Ammetto di avere una visione egoistica della musica: deve rappresentare le mie idee, quando ci riesco il cerchio è chiuso».


Intervista di Renato Tortarolo – IL SECOLO XIX – 16/07/2004


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