BIBLIOTECA | | EDICOLA | | TEATRO | | CINEMA | | IL MUSEO | | Il BAR DI MOE | | LA CASA DELLA MUSICA | | LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | | | NOSTRI LUOGHI | | ARSENALE | | L'OSTERIA | | LA GATTERIA | | IL PORTO DEI RAGAZZI |

Autointervista di Carmelo Bene
CAFFE' LETTERARIO Alice.it

'L MAL DE' FIORI

Autointervista dell'autore

"Prima di questo 'L mal de' fiori non mi ero mai imbattuto in una nostalgia delle cose che non furono mai in nessuna produzione artistica (letteratura, poesia, musica). Sono da sempre stato privo d'ogni vocazione poetica intesa come mimesi elegiaca della vita come ricordo, rimpianto degli affetti-paesaggi, mai scaldato dalla 'povertà dell'amore', sempre nei versi del poema ridimensionato nella sua funzione di 'amor facchino', cortese o no. Riscattato dall'o-sceno demotivato, divino, svuotato una volta per tutte dell'affanno erotico nel suo ossessivo ripetersi senza ritorno


Relegato alle elucubrazioni del Lombroso, il bello/brutto non ha mai sollecitato il sentimento di nessun poeta sempre assillato da una più che smorfiata critica della ragion pratica che, come una veste stregata (camicia di forza), l'ha condannato alla stupidità dell'arte (Rimbaud). Eccettuati certi 'privilegi della dannazione' byroniani etc... Malridotti alla menzogna letteraria d'un satanismo d'accatto... Questa missione del poeta spessissimo civile-sociale pur se vissuta a volte da qualcuno come disillusione! È un problema? Tutt'altro: non si danno problemi (l'a b c di Deleuze). Così come in teologia non si danno risposte, ma domande, domande che grazie al cielo continuano sole a divertirmi... Finché l'esercitazione poetica è diventata un allenamento di massa. Sono subissato da infinite mortificanti missive giovanilistiche e no, impregnate di uno sformato verso libero, sintomatiche emulazioni di un qualcosa che i sedicenti autori già da lettori ritengono valore poetico: orrida 'voce'. Le fonti consacrate dei vati ne sono più che responsabili, dal momento che hanno sempre proposto una 'poesia' comunicativa, edificante, a volte satura di decadentismo smidollato, spacciandola impunemente come opera d'arte.


Siamo sempre stati vittime d'una poesia che innanzitutto si è sempre beotamente illusa d'essere nel discorso autoriale che tramava. Come se si potesse essere autori di qualcosa! Come se (siamo o no quel che ci manca?) fosse scontato che l'essere parlante sia nel discorso in fieri e non s-parlato dal discorso stesso. Qualunque fare dovrebbe essere un fare altro da ciò che facciamo, (anche volendolo nessuno è autore di niente). L'esito non coincide con l'intento come l'effetto non è mai la causa... Questo 'L mal de' fiori è una ricetta farmaceutica di controindicazioni: struttura, dialettica, sociale, prossimo-lontano, il non esserci, etc... Non si può che confermarsi 'stranieri nella propria lingua'. Il plurilinguismo (crogiuolo di idioletti, arcaismi, neologismi di che trabocca il poema) è il contrario d'una accademia di scuola interpreti. È 'Nomadismo': divagazione, digressione, chiosa, plurivalenza, etc. Il testo intentato è (deve essere) smentito, travolto dall'atto, cioè de-pensato. Poesia è l'immediato nella ruminazione orale d'uno scritto già estraneo a noi dicenti. Scritto in Voce. Voce come ri-animazione (rigor-mortis) del morto orale che è lo scritto.


Questo 'L mal de' fiori è un ventaglio di differenze in che il passato è niente anche laddove si illuse a esser presente. Questa mia esercitazione poetica non è contemporanea non soltanto al quotidiano eterno dell'oggi, ma nemmeno al passato che infatti è dovunque sentito come mai stato. Mai stato presente a se stesso. Da qui la nostalgia paradossale tributata a quanto mai fu. L'arte, infatti, è il resto di che mai fu, sia essa prosa, musica, immagine, architettura che nella sua consistenza ingombrante strazia l'aria siccome svenuta sui gradini di una chiesa magari del Borromini.


L'opera d'arte non è categoria estetica assoluta nemmeno nella differance... Nel 'mal di questi fiori' si fa sempre più solare il fatto che laddove il tutto possa sembrare una eruzione vulcanica, è invece somma-sottrattiva che, mediante le più svariate soluzioni chimico-linguistiche, via via si svuota. L'attentato alla forma è simultaneo alla forgia della forma stessa. Ecco quanto non è mai stato.

Roma 16 maggio 2000
Carmelo Bene




'l mal de' fiori. Poema di Carmelo Bene
Presentazione di Sergio Fava
Pag. 153, Lire 49.000 - Edizioni Bompiani

| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO |
LA POESIA DEL FARO|