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Altre ricette di Elvi

Di ELVI MORCHI

IL CASTAGNACCIO


Con i primi freddi cominciava la stagione del castagnaccio.

E per la strada battuta dal vento, la gente si sporgeva dal marciapiede per vedere se dal fondo al Borgo

arrivava l'odoroso carretto di Bombolo con le sue teglie calde e profumate.
Quando arrivava lo ottorniavano festanti, adulti e bambini.

Io guardavo sgomenta, l'acquolina in bocca, l'omone, mentre tagliava i preziosi quadretti con precisione e

li appoggiava su un quadrato di carta gialla prima di passarli al cliente impaziente di riscaldarsi un po'.

“E te, 'un tu lo v'oi te i' ccastagnaccio?” mi diceva alla fine del primo giro.

“ 'Un mi garba a me...” rispondevo, arrossendo sotto il suo sguardo poco convinto, umiliata da quella strana tortura che,

mentre mi faceva desiderare quel dolcetto all'inverosimile per il profumo che emanava,
nello stesso tempo mi impediva di assaggiarlo a causa del suo gusto, che non riuscivo a tollerare minimamente.

Mi succedeva la stessa cosa con i ditali che ci facevano le donne più anziane per addolcirci le sere di freddo, quando eravamo
stati chiusi in casa tutto il giorno per via del tramontano:

allora pressavano un po' di farina di castagne nel ditale per cucire e lo conficcavano nella cenere del caldano che tenevano tra i piedi, sotto la seggiola.
Ne traevano fuori un chicco compatto, dalla forma del ditale, che si scioglieva in bocca e che nessun bambino di quei tempi piuttosto spartani, avrebbe mai potuto rifiutare.

Io invece avrei scoperto solo molto più tardi che non potevo mangiare nessun dolce a base di castagne, nemmeno i marron glacés,
pur adorando le caldarroste e le ballotte, le castagne bollite coi semi di finocchio selvatico.


Nel frattempo ho provato a cucinare per anni il castagnaccio nelle domeniche d'autunno, secondo la tradizione, nell'assurda speranza di poterlo un giorno assaggiare anch'io.

E' andata a finire che, quando ho imparato a farlo proprio come quello dei nostri vecchi, tenero ma non molle e con la crosticina leggera, ho smesso di farlo, perché tanto a me non piace nemmeno. :-))
Però lo consiglio, dato che è un dolce sano e ha un buonissimo profumo.



Castagnaccio

Dosi per 8 porzioni:
300 gr di farina dolce di castagne toscane
una manciata di uvetta sultanina
una manciata di pinoli
sale fino
olio extra vergine di oliva toscano
rosmarino
acqua fredda

( mio suocero, cui il castagnaccio riusciva particolarmente bene, a volte aggiungeva ai pinoli dei gherigli di noce e qualche pezzo di fico secco)

Dopo aver messo a bagno l’uvetta, versare la farina di castagne in una terrina, unire il sale e due cucchiai di olio d'oliva, mescolare con un cucchiaio di legno, aggiungendo a poco a poco l'acqua, fino ad ottenere una pastella morbida e senza grumi.

Ungete la piastra del forno e versarci il composto.
Aggiungere poi l’uvetta ben scolata e i pinoli.
Cospargere di rosmarino e distribuite l’olio rimasto.
Infornare a fuoco già caldo a 200°C per circa 30 minuti, stando attenti a non toglierlo dal forno fino a quando non si sarà formata una crosticina leggera con le crepe.

Ottimo col Vin Santo.


IL CASTAGNO, UN ALBERO, UNA CIVILTA'
di Alessandro Bottacci

sul sito dedicato a Vallombrosa




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