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CINEMA

Alla Cavani in Grinzane Pompeia

Il paesaggio forma e influenza gli artisti, gli artisti costruiscono i paesaggi: Liliana Cavani ha vinto la seconda edizione del Premio Grinzane Cavour Alba Pompeia che è nato con l'intento di contribuire alla salvaguardia del territorio inteso come luogo dello spirito. La giuria ha scelto la regista emiliana perché “nei suoi film la natura e le architetture partecipano dell'agire dei personaggi svelandosene un empatico dialogo”. La cerimonia di premiazione ha avuto luogo ieri nel Teatro sociale di Alba nell'ambito della Fiera del Tartufo.

Cosa ne pensa di un premio dedicato al rapporto tra gli artisti e il paesaggio?

I film non si girano solo a Cinecittà, ma anche in ambienti reali e quindi si operano delle scelte. Per Francesco, ad esempio, ho preferito l'Abruzzo e l'Umbria, per Il gioco di Ripley, invece, il Veneto. Ogni film ha un suo diverso rapporto con il territorio.

Quanto il paesaggio condiziona le reazioni dei suoi personaggi?

Molto, soprattutto in Francesco. Ho preferito cercare posti vergini invece che fare le riprese nei luoghi dove il santo ha vissuto, luoghi troppo densi di riferimenti. In quel caso la ricerca del luogo è stata particolarmente importante.

Quanto sono rilevanti gli elementi paesaggistici per la costruzione dei suoi film?

Moltissimo. Le faccio un esempio: Milarepa, un film del 1974 aveva come personaggio principale un santo tibetano, importante per loro come Dante per gli italiani. In quel periodo non si poteva entrare in Tibet, era occupato dalla Cina. Allora ho raggiunto il confine con il Nepal perché il paesaggio era simile, ma lì c'era la guerriglia. Non sapevo come risolvere il problema. Mi sono rivolta a Fosco Maraini, il padre di Dacia, che mi ha consigliato di fare dei sopralluoghi in Abruzzo perché alcune zone assomigliavano al Tibet. Così l'Abruzzo diventò il mio Tibet. Il film piacque molto.

Da Galileo a Francesco, da Lou Salomé a Ripley: quali sono i film dove i suoi personaggi sono più in sintonia con il territorio?

In tutti spero. Quando ho fatto le riprese de Il gioco di Ripley John Malkovich e gli altri attori stranieri sono rimasti piacevolmente stupiti di quanto fossero belli Asolo e i suoi dintorni. All'estero quando si pensa all'Italia si pensa alla Toscana come alla regione più bella e invece non è così.

Quanto Carpi e l'Emilia Romagna hanno condizionato la sua crescita artistica?

Mia mamma era di Carpi e mio papà di Mantova. Ho avuto la fortuna di crescere in luoghi circondati da opere d'arte. Carpi, ad esempio, ha un'architettura del tardo Quattrocento e dei primi del Cinquecento. Negli anni del liceo mi spostavo tutti i giorni da Carpi a Modena in littorina. Prima che cominciassero le lezioni, con i miei compagni ci rifugiavamo nel duomo che, d'inverno, era molto caldo. Con il suo pavimento in cotto, sembrava un accogliente casone di campagna. Poi ho frequentato l'università a Bologna e studiato in posti bellissimi, come la biblioteca dell'Archiginnasio con scranni del Quattrocento. Luoghi che mi facevano star bene. La mensa era affrescata dalla scuola dei Carracci. Non è certo la stessa cosa per chi cresce nella periferia di metropoli contemporanea.

Qual'è il film dove ha fatto più fatica per costruire il set?

Galileo. L'ho girato in Bulgaria per un vantaggio economico. Era una co-produzione. Il set lo ha costruito Enzo Frigerio. Alcune riprese sono state fatte anche in Italia, in posti meravigliosi e insostituibili come le tombe mediceee o l'aula anatomica di Padova.

Il film di cui è più soddisfatta?

E' difficile rispondere. Sono molto contenta de Il gioco di Ripley, anche se ha avuto un grande successo all'estero e un po' meno in Italia. Gli italiani hanno un modo diverso di vedere le cose.

A cosa sta lavorando ora?

A un progetto su De Gasperi per la televisione. Verrà girato soprattutto in Trentino.

Intervista di Laura Guglielmi – IL SECOLO XIX – 19/10/2003

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