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CINEMA

Il clown che sconfisse Hitler

La storia del mondo. Anzi del mappamondo. Quello con il quale gioca Charlie Chaplin/Adenoyd Hinkel nel Grande Dittatore. Una foto d'epoca ci mostra che un mappamondo indentico si trovava nel vero studio di Adolf Hitler al Reichstag, progettato da Albert Speer. Chaplin aveva sicuramente visto quella foto e vi si era ispirato per la scenografia del suo film. Poi, in un filmato girato dal grande documentarista sovietico Roman Karmen, vediamo quello stesso studio dopo la presa del Reichstag da parte dell'Armata Rossa. Tutto è in macerie, il pavimento è coperto da cumuli di calcinacci. Solo un oggetto è rimasto intatto. Il mappamondo.

Tutto ciò è visibile nel magnifico documentario The Tramp and the Dictator mostrato alle Giornate del cinema muto di Sacile. Il film, della durata di 55 minuti, è diretto dall'inglese Kevin Brownlow e dal tedesco Michael Kloft. Serve anche come “trailer” del restauro del Grande Dittatore, film che tornerà sugli schermi a Natale (anche in Italia, distribuito dalla Bim). La copia inglese del documentario – la stessa vista a Sacile – sarà inserita come “extra” nel Dvd del film, anch'esso in uscita a Natale, assieme ai 25 minuti di pellicola in 16 millimetri, a colori, girati da Sidney Chaplin (fratello di Charlie) sul set, 25 minuti ritrovati in due vecchie valigie conservate da anni in una cantina di villa Chaplin a Vevey, un documento inedito e inaspettato che è la vera “chicca” del film di Brownlow & Kloft. Del film esiste anche una versione italiana che Brownlow ha definito “terrificante”: ma purtroppo l'acquisizione dei diritti tv consente alle varie televisioni di manipolare simili documentari a piacimento. “E' come se avessero messo il film in un frullatore”, dice Brownlow: gli chiediamo quale tv italiana sia responsabile dello scempio e non rimaniamo granché sorpresi quando ci risponde “Mediaset”. Entrando nel dettaglio, otteniamo un'informazione che è anch'essa una chicca: “Hanno rimontato il film, distruggendone il senso, e hanno tolto diverse sequenze per inserire più materiale d'archivio su Mussolini”. Che zelo!

Comunque, sappiate che il Dvd conterrà la versione inglese in tutto il mondo. Le immagini a colori girate da Syd Chaplin sul set sono ovviamente emozionante, e ci permettono di scoprire che i soldati simil-nazi che maltrattano Charlie nel ghetto indossavano camicie kaki e grotteschi pantaloni rossi (il film, va da sé, era in bianco e nero). Ma forse l'aspetto più affascinante del documentario è il modo in cui gli autori ricostruiscono le “vite parallele” di Chaplin e Hitler.

Pochi lo ricordano, ma i due erano quasi “gemelli”: Chaplin anticipò Hitler di 4 giorni, nascendo a Londra il 16 aprile 1889; il dittatore lo imitò malamente il giorno 20, stesso mese e stesso anno. La voce fuori campo di Kenneth Branagh ha buon gioco nel ricordare che negli anni '10, mentre Chaplin diventa famoso interpretando un vagabondo “il “tramp” del titolo), Hitler è un vagabondo sul serio e vive di espedienti nei bassifondi di Vienna. Il 1914 vede Chaplin esordire in Kid Auto Races mentre Hitler appare in una foto dei dimostranti che salutano con gioia l'ingresso della Germania nella prima guerra mondiale. Nel '16 Chaplin firma il famoso contratto da 1 milione di dollari all'anno mentre Hitler disegna manifesti per il cinemino delle truppe, al fronte. Alla fine degli anni '20 Chaplin rifiuta il cinema sonoro mentre Hitler trova in esso una formidabile arma propagandistica (era, a suo modo, un oratore incredibile): e di nuovo Branagh sottolinea con sarcasmo come il sonoro fosse stato inventato da ebrei (i Warner) per un film in cui si parla di ebrei (Il cantante di jazz).

Quando Hitler va al potere, la propaganda nazista non perde occasione di vituperare “l'ebreo Chaplin”: Charlie, dal canto suo, non smentisce. Sidney Lumet, intervistato nel film, chiosa: “Anch'io da ragazzo pensavo che Chaplin fosse ebreo. D'altronde venivo da un quartiere dove chiunque fosse divertente era ebreo.” Chaplin concepisce l'idea del Grande Dittatore in un momento davvero speciale. Ha ragione Brownlow a sottolineare il suo coraggio: “Allo scoppio della seconda guerra mondiale il 96% degli americani era contro l'intervento e l'antisemitismo era diffusissimo. Un “eroe americano” come Henry Ford aveva sovvenzionato il putsch di Monaco nel '23 e aveva fornito alla Germania gli autocarri che si accingevano ad invadere la Polonia. Hitler aveva una foto di Ford nel suo studio”.

Le riprese del Grande Dittatore iniziano 6 giorni dopo l'inizio della guerra; quando Hitler entra a Parigi, Chaplin pensa seriamente di fermarsi. Poi, per fortuna, va avanti: conclude il film dopo 559 giorni di riprese, ed è ricompensato da un successo immenso. Vide, Hitler, il film? Quasi sicuramente sì. Ce lo conferma Reinhard Spitzy, un ex Ss assistente di Von Ribbentrop intervistato da Kloft: una copia del film fu importata ad uso del Führer, il quale – dice Spitzy – “si sarà sicuramente divertito alle scene che lo ritraggono insieme a Mussolini”. Brownlow aggiunge, non senza ridere amaro, che Spitzy è uno dei tanti “riciclati” dopo Norimberga e che attualmente sta scrivendo un libro sull'umorismo nel Terzo Reich, “argomento che gli sembra sottovalutato: chissà cosa ne penserà Mel Brooks?”. L'inglese Brownlow ricorda che fra i nazisti sdoganati ci fu anche il famoso Werner Von Braun: “Dopo la guerra scrisse un'autobiografia intitolata I Aimed at the Stars (Miravo alla stelle). In Inghilterra, ricordando le V1 da lui inventate, la ribattezzarono I Aimed at the Stars but I Hit London (Miravo alle stelle ma ho colpito Londra)”. Bisogna continuare a ridere dei violenti e dei pazzi: nulla li fa maggiormente arrabbiare, e prima o poi una risata li seppellirà.

Alberto Crespi – L'UNITA' – 16/10/2002

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