A SCUOLA DI CINEMA

IL NEOREALISMO

“Tous les chemins mènent a Rome ville ouverte” G.L. Godard
(“Tutte le strade portano a Roma città aperta”)

Gli autori, i film

Vittorio De Sica

Il Neorealismo Italiano, di fatto non è una vera e propria scuola cinematografica, perché è privo di manifesti, programmi e documenti fondativi.
Ciò che accumuna questi artisti è un atteggiamento nuovo di fronte al ruolo del Cinema in un momento drammatico come quello del dopoguerra e della ricostruzione.

Già agli inizi degli anni quaranta, tre film come
Quattro passi fra le nuvole (A. Blasetti, 1941),
I bambini ci guardano ( Vittorio De Sica, 1942)
Ossessione (L.Visconti, 1943)

pur nella loro diversità, esprimono l'esigenza

di un nuovo approccio del cinema alla realtà,
di un allontanamento dai moduli logori del periodo fascista.

Nell'Italia distrutta dalla guerra, il cinema diventa agli occhi del mondo uno dei simboli della volontà di riscatto degli italiani

Con il neorealismo lo schermo è il punto di fusione perfetto tra finzione e realtà, come non era stato mai in nessun altro momento, se non forse alla sua nascita,

Cinecittà è inagibile e i cineasti scendono per le strade e là costuiscono i loro set, dimostrando al mondo che l'Italia intera è uno straordinario set naturale e i suoi abitanti sono capaci di raccontarsi in molte storie.



Produrre film in Italia è come costruire una casa cominciando dal tetto [...]. Eppure nei teatri di posa italiani si continua a girare film. Meraviglia come soltanto ora, che non si hanno più i mezzi di una volta, la cinematografia italiana corrisponda a quello che è l'animo del paese. [...] Cinecittà, ieri così lussuosa, oggi è diventata un campo di concentramento di profughi. Come se non bastasse la maggior parte degli impianti sono stati trasportati al nord. Restano solo quelle macchine da presa e quei riflettori che alcuni cineasti di buona volontà seppero nascondere[...]


“Cinema italiano, Manca tutto ma si lavora lo stesso” sta in Mondo Nuovo,I, n1, 19 marzo1945, pag24

Caratteristiche comuni:

    un atteggiamento di rifiuto della tradizione cinematografica italiana, considerata:
    convenzionale nella forma,
    artificiosa nei contenuti,
    lontana dalla realtà e dai suoi problemi,
    impregnata di la retorica fascista.

    Il cinema del dopoguerra non può isolarsi dalla società, ma deve diventare testimone e coscienza critica, grazie a registi impegnati in un progetto di rinascita nazionale che riscatti dal fascismo.

    i temi devono essere quelli della realtà contemporanea e delle sue problematiche sociali e civili (disoccupazione, emarginazione di adolescenti ed anziani, miseria quotidiana dei ceti popolari, ecc..);

    le scenografie sono reali, prevalgono gli esterni d'ambiente popolare e proletario.

    L'illuminazione tende alla naturalezza e al rispetto del dato oggettivo;

    vengono utilizzati attori non professionisti, quasi sempre appartenenti agli strati sociali che devono rappresentare per ridurre al minimo la distanza fra realtà e finzione

    Viene introdotto l'uso del dialetto o, quando non è possibile, di un italiano vicino alla lingua parlata e caratterizzato regionalmente.

La vittoria democristiana del 1948 determina una svolta culturale conservatrice, che fa entrare in crisi il Neorealismo e lo stravolge.
Il Cinema che si fa strada ora deforma il suo rapporto con la realtà, cogliendo di essa gli aspetti più pittoreschi e innocuamente popolari e rappresentando una provincia dominata dal campanile e da antichi valori contadini, poco turbati dalla nuova società.
Nasce Neorealismo rosa.
Il Neorealismo non sa reagire a questa involuzione e i suoi rappresentanti prendono strade diverse, più o meno collegate a quest'esperienza.



Gli autori, i film

1945

R. Rossellini

Roma Città aperta

1946


Paisà

1948


Germania anno zero

1946

De Santis

Caccia tragica

1948

De Sica- Zavattini

Sciuscià


De Sica- Zavattini

Ladri di biciclette

1948

Visconti

La terra trema

1949

De Santis

Riso amaro

1950

De Santis

Non c'è pace fra gli ulivi

1951

De Santis

Roma ore 11

1952

De Sica- Zavattini

Umberto D.