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CINEMA

Stiller, un'America da ridere

Los Angeles
Si è fatto conoscere con successi come "Ti presento i miei" e "Tutti pazzi per Mary". Ora il suo talento comico è apprezzato da tutti e Ben Stiller sta galoppando sulle ali di una carriera in ascesa. Dopo "Starsky & Hutch" e il simpatico "Envy", ora l'attore sta lavorando al sequel di "Ti presento i miei", che si intitola "Meet the Fockers" e che vede nel cast attori del calibro di Al Pacino, Robert De Niro e Barbra Streisand.


Intanto è sugli schermi americani con "Dodgeball", piccolo film che racconta di uno sport poco conosciuto, il dodgeball appunto. Il film è stato accolto molto bene dal pubblico americano. Costato poco, 20 milioni di dollari, ne ha guadagnati più di cento in poche settimane di programmazione, in Italia uscirà a settembre.


"Dodgeball: A True Underdog Story" vede protagonisti oltre a Ben Stiller, la moglie Christine Taylor e Vince Vaughn e racconta la storia del gestore di una vecchia palestra (Vaughn) che, sommerso dai debiti, si vede costretto a cedere l'attività al proprietario di un grosso centro fitness (Ben Stiller), uno di quei centri molto in voga in certi luoghi dell'America, Los Angeles soprattutto, dove è nato e si è alimentato il mito, e la macchietta, del fisico prestante e alestrato.


I piani di entrambi però cambieranno quando gli avventori della piccola palestra di Vaughn decideranno di iscriversi ad un torneo di dodgeball che si terrà a Las Vegas e che prevede, per i vincitori, un sostanzioso premio in denaro.


Come "Zoolander" questo film prende di mira una particolare categoria di uomini. Prima è toccato ai modelli, ora ai palestrati?


Osservo e poi agisco. Come ho fatto per il mio film "Zoolander", ho frequentato palestre e osservato un certo tipo di persone e poi ne ho creato la caricatura.


Qui a Los Angeles la categoria è nutrita. Non ha paura della reazione di questi energumeni?


Mi so difendere e poi penso che al mondo ci sono tanti differenti tipi di persone e che è impossibile badare a non offendere nessuno. Credo che questo film sia un'ironica presa in giro di chi è ossessionato dal proprio aspetto fisico ma credo anche che si tratti di uno scherzo inoffensivo e bonario.


Lei cosa voleva raccontare?


Questi ragazzi tendono a prendersi così sul serio, sono proprio immersi nella passione per il loro fisico in una maniera che è tutt'altro che virile. Sono ossessionati dal loro aspetto, si fanno le lampade e la ceretta, si tingono i capelli. Hanno una visione distorta dell'estetica, la pongono al di sopra di ogni cosa. Alla fine risultano decisamente vuoti dentro e insicuri. Probabilmente non hanno idea della realtà della vita e di chi realmente sono.


Quindi il suo personaggio non è cattivo?


No, è un disadattato. È sempre sopra le righe. È ridicolo, veramente ridicolo, ma non cattivo.


In questo film recita accando a sua moglie. Non è la prima volta. Vi piace lavorare insieme?


Certe volte è proprio necessario. Ho potuto girare certe scene solo perché avevo davanti lei, non un'estranea. Nella scena in cui tento di conquistarla non so se sarei riuscito ad essere così disgustoso e viscido con chi non mi conosce a fondo. Però non credo che lei vorrà ancora lavorare con me. Almeno non faremo mai più un film sul dodgeball insieme. Una volta le ho tirato una pallonata che le la faccia sembrava dovesse esploderle! Peraltro ho anche spaccato due cineprese.


E' vero che nessuno voleva fare questo film?


Esattamente. Ho girato tutte le case di produzione di Los Angeles e nessuno voleva farlo, pensavano che un film sul dodgeball non potesse funzionare. Ci credevamo solo io e Vince Vaughn. Poi la Fox ha detto di si e siamo partiti. Il film ha avuto un successo incredibile e io mi sento come uno che passa il tempo a dire "ve l'avevo detto!".


Dopo Zoolander non ha più diretto nessun film. Tornerà a farlo?


Dopo Zoolander avevo deciso di tornare a recitare soltanto, almeno in un paio di film. In realtà sono diventati di più, ma ora penso di essere pronto a tornare dietro la cinepresa. Sto lavorando alla sceneggiatura di un film che spero di dirigere. Il mio sogno da bambino era quello di diventare regista».


E chi è il suo regista preferito?


Ce n'è più d'uno. Albert Brooks, di cui amo soprattutto "Modern Romance" and "Lost in America" e poi naturalmente Woody Allen. Amo i film di Woody Allen.


Come spettatore cosa preferisce? Commedie o film drammatici?


Alla fine della giornata di lavoro voglio distrarmi con qualcosa di diverso da un'altra commedia. Qualcosa come "Master & Commander", qualcosa che mi trasporti in un mondo totalmente differente, che mi faccia sognare, magari anche piangere.


Intrvista di Francesca Scorcucchi – IL SECOLO XIX – 19/08/2004


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