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Il Giornale della Musica n135
Antonio Trudu

Sul podio Totò Scannagatti



Chi ricorda in quale dei 97 film di Totò un incauto farmacista vende al posto del prescritto sonnifero un improbabile "suonifero" che provoca in chi lo beve un’irrefrenabile voglia di cantare, o in quale un sedicente tenore canta "Una voce poco fa" accompagnato da Totò che "suona" una sedia usando un ombrello come arco? E da quale opera di Verdi è tratto uno dei motivi conduttori di Siamo uomini o caporali?, il tema di Sonia?

Avete mai notato quanto sia importante la musica nei film di Totò? Oltre che nelle colonne sonore - spesso di ottima fattura e talvolta composte da autori importanti come Ennio Morricone (Uccellacci e uccellini), Renzo Rossellini (Dov’è la libertà?), Nino Rota (Totò al giro d’Italia, Napoli milionaria, Totò e i re di Roma), Roman Vlad (I tre ladri) - la musica fa continuamente capolino nei film interpretati dal "principe della risata". Ora nei buffi nomi dei protagonisti (Aristide Tromboni, Cosimo Trombetta, Mardocheo Stonatelli), ora con la citazione di frasi tratte dai libretti dei melodrammi più popolari ("Pietà, pietà signori" nel Medico dei pazzi, "Suleima, schiavo non sono di questa tua vana gelosia" e "A te la mala Pasqua" in Totò le Mokò), ora con l’utilizzazione dei motivi di opere come Carmen (in Fifa e arena viene citato il tema di Escamillo) o Aida (il tema di Sonia non è altro che quello della "gelosia di Amneris".

Non di rado la musica diventa una sorta di emanazione sonora dei personaggi interpretati dal grande comico napoletano. I movimenti disarticolati della marionetta Totò non sarebbero pensabili senza la musica. E che cosa diventerebbe la "camminata internazionale" senza un adeguato sottofondo musicale? In qualche caso, poi, è proprio la musica che completa la caraterizzazione di Totò (come nella Banda degli onesti, dove sottolinea l’incedere claudicante del portiere Antonio Bonocore) o che definisce la collocazione della vicenda in un contesto fantastico. Esemplare, a questo proposito, Totò al giro d’Italia, dove, dopo aver cantato "Una voce poco fa" e dopo aver battutto assi del pedale come Coppi, Bartali e Bobet, Totò intesse con loro un surreale concertato sulle note della Sinfonia del Barbiere di Siviglia di Rossini.

Ma assai spesso la musica fa proprio parte della narrazione, assumendo un ruolo più o meno importante nelle vicende del film. In Fermo con le mani! Totò il vagabondo si improvvisa direttore d’orchestra, rivelando inattese e singolari qualità; in Animali pazzi c’è la somministrazione del "suonifero", mentre in San Giovanni decollato, nel quale il comico interpreta un portiere-ciabattino "amante della moseca", i festeggiamenti in onore del santo sono resi più solenni dalla presenza di una stonatissima banda di suonatori ambulanti che suona musiche di Giuseppe (sic) Rossini. E il discorso potrebbe continuare con Totò sceicco, in cui dalle tasche dell’impeccabile divisa del maggiordomo saltano fuori un campanello, un fischietto e una trombetta che servono a chiamare i soccorsi per issare la pesantissima marchesa, con L’oro di Napoli, in cui Totò interpreta un "pazzariello", con Rita la figlia americana, il cui il comico dirige una banda davanti a un pubblico pagato perché sopporti le sue storpiature di Bach e di Beethoven.

Sebbene non conoscesse la musica e non fosse in grado di suonare alcuno strumento, Antonio de Curtis è autore di numerose canzoni delle quali componeva sia il testo sia la musica. Canzoni che si ascoltano nei suoi film, ora cantate da lui stesso, ora interpretate da cantanti professionisti come Roberto Murolo, Giacomo Rondinella e Achille Togliani. Un po’ con lo stesso spirito nei film di Totò venivano utilizzati anche gli sketch "musicali" tratti dalle sue riviste, come quello del contrabbasso (la sedia suonata con l’ombrello nel Medico dei pazzi ne è una variante) o quello della banda dei bersaglieri. In qualche modo ha una funzione musicale anche la squillante pernacchia che troviamo in Totò nella luna e nei Due marescialli.

In due film, comunque, la musica assume un ruolo assolutamente fondamentale. Nel primo, Totò le Mokò, un musicista ambulante viene chiamato ad Algeri a dirigere la banda di delinquenti del defunto Pepé le Mokò, con esilaranti malintesi causati dall’ambiguità di parole come "piano", "trombone", "banda" e l’inevitabile lieto fine, quando Totò, musicista di strada abituato a suonare tanti strumenti contemporaneamente, usando da solo una vera e propria artiglieria, riesce a sgominare l’accolita del redivivo Pepé e, grazie alla taglia, a coronare il sogno di avere una banda tutta sua da dirigere. Il secondo, Totò a colori, è la summa dei film "musicali" di Totò. Criticato per la sua frammentarietà, a una lettura meno superficiale si rivela come uno dei più coerenti ed efficaci proprio grazie alla presenza costante e unificante della musica che dà un senso "drammatico" alla vicenda di Antonio Scannagatti, un compositore un po’ matto il cui nome è tutto un programma.

Il film è un’autentica girandola di battute, di doppi sensi, di scenette di irresistibile comicità. Dalla presentazione del compositore che suona una strano contrabbasso in topless e che scrive la sua Epopea italica (dove Cristoforo Colombo fa rapire Elena di Troia), alle prove della banda nella stalla; dal concerto per Joe Pellecchia (in onore del quale viene suonata La foca imbalsamata), ai nomi dei due editori milanesi Tiscordi e Sozzogno, ai quali il "cigno di Caianiello" da 15 anni invia ogni giorno le pagine della sua composizione; dal dialogo con Tiscordi che scambia Scannagatti per l’infermiere che gli vuole fare un’iniezione sulla "Scala", al balletto di Totò travestito da Pinocchio, a Totò che dirige la marcia dei bersaglieri inseguito dall’onorevole Trombetta. Per non parlare del travolgente, memorabile "duetto" tra Scannagatti e Trombetta nel vagone letto.

Insomma, nei film di Totò la musica è una presenza costante, un ingrediente che ci aiuta a gustare meglio quei film, magari già visti tante volte, e a coglierne alcune finezze che possono sfuggire agli spettatori meno attenti o poco sensibili a questa pur fondamentale componente dell’arte cinematografica.

Che in un film interpretato dal grande Antonio de Curtis alla musica non potesse essere affidato un semplice ruolo esornativo, lo capì benissimo Pier Paolo Pasolini il quale in Uccellacci e uccellini fece declamare da un cantastorie (Domenico Modugno) i titoli di testa e di coda, che contengono una sintesi felicissima delle qualità dell’indimenticabile comico napoletano: "L’assurdo Totò, l’umano Totò, il matto Totò, il dolce Totò".

“Sul podio Toto' Scannagatti” di Antonio Trudu, pubblicato in "Il Giornale della Musica" n. 135, febbraio 1998, p. 29


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