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CINEMA

America, le "streghe" son tornate

Aveva detto parlando del suo nuovo film, seconda regia dove è anche tra gli interpreti, che lo sentiva oggi più che mai necessario, perché la figura che ne è protagonista aveva saputo ricordare all'America che senza diritti civili non esiste democrazia. Ecco così Good night and good luck, la frase con cui Edward R. Murrow, giornalista pioniere dell'allora giovanissima tv (siamo negli anni 50), salutava gli spettatori della Cbs. Che non è comunque una biopic, non racconta come dice lo stesso Clooney del suo periodo a Londra come reporter radiofonico di guerra o di quando era agricoltore, ma si concentra sugli anni tra il `53 e il `54, quando Murrow è tra i pochi a opporsi al senatore McCarthy e alla sua "caccia alle streghe" arma assai potente per sbarazzasi di ogni dissenso che, bollato come "comunismo", diventa pericoloso attacco al paese e alla sua libertà. Quale però? Quella del terrore o quella della costituzione? La questione, e bastano pochissimi minuti di film pure se poi il "tema" del maccartismo è sempre assai scottante e spesso materia di rimossi, riguarda quel momento come il nostro contemporaneo. Le leggi speciali, il Patriot act, il pericolo strisciante di un'ambiguità della sicurezza nel cui nome si può e si deve accettare: può essere la sgradevolezza del recinto metaldetectato intorno al palazzo del cinema o la più generale restrizione dei diritti civili. Figlio di un anchorman, cresciuto "dentro" alla tv, protagonista del suo cinema, all'incontro Clooney arriva con i suoi attori, il magnifico David Strathaim che è visocorpo nervoso di Murrow e nella classifica seduttiva ha superato lo stesso (nel film è Fred Friendly, inseparabile autore e producer di Murrow), Patricia Clarkson e Grant Heslow coautore della sceneggiatura.

Come è arrivato a Good night and good luck?

Oggi come allora si sfrutta la paura per limitare la nostra libertà. Negli Usa la nuova proposta sulla sicurezza nazionale permette all'Fbi di investigare sulla vita di una persona senza che questi neppure lo sappia. È un passo pericoloso. E purtroppo l'informazione è completamente assente. Mio padre ha lasciato il suo lavoro proprio perché la tv era diventata sempre più spettacolo senza spazio per le notizie. È un fatto ciclico: c'è un periodo in cui si usa la paura per attaccare le libertà civili e per fortuna poi si va avanti. Ce la faremo anche stavolta.

Dunque è un film sull'oggi?

Mi sembrava giusto entrare nel dibattito che c'è negli Stati uniti, specie adesso che il Patriot act farà il suo secondo passaggio al senato. Bisogna discuterne visto che si sta attaccando la nostra libertà. Però, anche se tutti sanno come la penso, non avevo in mente di fare un film contro l'attuale amministrazione. L'aspetto storico è centrale, sono un fan di Murrow, ma se ci si vedono riferimenti all'attualità mi fa piacere.

Ha scelto il bianco e nero e una forma "documentaria".

Era la soluzione che mi permetteva di armonizzare il film coi materiali d'archivio. Non ho mai pensato di usare un attore per McCarthy... volevamo farlo vedere di persona come Murrow, che ha usato solo la sua voce. Nessuno eguaglia McCarthy come McCarthy. Forse gli daranno un premio da attore non protagonista.

Il film racconta il maccartismo attraverso l'informazione, i media, il loro potere.

Quando ero ragazzo c'erano tre network negli Usa. Avevano tutti le stesse informazioni che il pubblico prendeva e interpretava. Ci sono stati alcuni momenti che hanno segnato la storia americana. Come quando Walter Cronkite, un uomo di cui gli americani si fidavano, tornò dal Vietnam dicendo che era una guerra sbagliata. O come quando Murrow disse che McCarthy era un criminale. Il punto non era che le persone da lui accusate fossero o meno delle spie. Ciò che contava era che se accusi qualcuno con le prove chiuse in una busta sigillata, senza concedere di vederle e senza mostrare la faccia dell'accusatore, distruggi tutto quanto di grande ha fatto l'America. Oggi questo tipo di giornalismo non è più possibile. Il sistema televisivo è frammentato e questo fa sì che si scelga il canale che dice le cose che vuoi sentire. Se vai su Fox saprai che ci sono buoni e cattivi senza mai un fatto, contano solo le categorie.

Questo permette il controllo dell'informazione?

La tv può avere un potere enorme, oggi l'informazione viene in maggioranza dalla televisione. In tv si fa politica, con la televisione è stato eletto Kennedy. Oggi c'è sempre più controllo dei capitali sulla televisione, ecco perché l'informazione è messa in un angolo, non frutta denaro e è pure pericolosa... Un tempo l'informazione poteva controllare gli altri poteri: non era solo un diritto ma una responsabilità. Ora invece non si fanno più le domande che contano. Chi ha creato il documento che provavamo che Saddam cercava di comperare uranio dalla Nigeria? Sappiamo adesso che era falso ma non sappiamo chi lo ha inventato. Per queste domande non c'è più spazio.

Intervista di Cristina Piccino – IL MANIFESTO – 02/09/2005

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