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CINEMA

Clooney: “Mostro il lato nascosto degli Usa”

Se all'America di Bush tocchi il petrolio sono guai. Ne sa qualcosa George Clooney, che ha dovuto subire gli strali di parte dell'opinione pubblica americana per il suo Syriana, film prodotto e interpretato dall'attore e da Matt Damon e diretto dal premio Oscar per la sceneggiatura di Traffic, Stephen Gaghan. In genere le polemiche fanno bene a Hollywood e i film che ne sono oggetto hanno successo al botteghino. Per il thriller di Gaghan non è accaduto: costato 50 milioni ne ha incassati 22. Peccato, perché ancora una volta Clooney, dopo il suo affresco del maccartismo di Good Night and Good Luck, ha fatto centro andando a toccare quei nervi sensibili dell'America dai quali spesso Hollywood si chiama alla larga. Ora si spera nel più probabile successo europeo, in Italia arriverà a marzo, ma Clooney si dice comunque soddisfatto, anche perché molti critici americani hanno tessuto le lodi del film e un attore egiziano che ha fatto parte del cast, Amr Waked, ha dichiarato alla Reuters che per la prima volta un film americano è riuscito a ritrarre lo scacchiere mediorientale senza pregiudizi e stereotipi.

Ispirato a un'autobiografia dell'ex agente della Cia Robert Baer, intepretato dallo stesso Clooney, Syriana è un thriller politico sul rapporto tra l'industria petrolifera e le strategie di politica estera degli Stati Uniti. Come era successo per Traffic, Gaghan disegna un affresco di storie e personaggi destinati ad incontrarsi. Il Baer di Clooney è un agente di stanza a Teheran che cerca di non cedere ai ripetuti tentativi di corruzione, mentre Matt Damon interpreta un esperto petrolifero che assiste alla morte del figlio nella piscina di uno sceicco arabo.

Per molti, dentro e fuori gli Stati Uniti, lei sta diventando nel cinema di intrattenimento quello che Michael Moore rappresenta per il genere documentaristico. Si riconosce nel ruolo?

Nei film che faccio, negli impegni che prendo, non intendo mai dire al pubblico: questo è quello che dovreste pensare. Questo è l'errore che fanno alcuni liberal di Hollywood, incluso Moore. Il segreto, per me, è portare i riflettori su un'area poco illuminata della nostra storia e permettere alla gente di vedere quel che altrimenti sarebbe rimasto nascosto. Non dico che il petrolio è il diavolo o che la Cia lo è. Io dico: ecco cosa succede, parliamone.

Infatti si sta parlando di “Syriana” soprattutto in vista degli Oscar. Molti pensano che il film abbia le carte in regola per arrivare alla statuetta.

Chiariamo subito una cosa: non ho mai fatto un film, né mai lo farò, per vincere un Oscar. I premi non fanno per me. Mi sento a disagio all’idea che la gente possa mettere l'arte in competizione.

Ci vorrebbe far credere che non le importerebbe vincere l'Oscar?

Non la metterei in questi termini, ma per me le vere vittorie sono altre. Il successo al botteghino Good Night and Good Luck: quella è stata una vittoria, come lo è il fatto che quel film ha ricevuto le migliori critiche dell'intera stagione cinematografica. Con Good Night ho aperto il dibattito sul ruolo della televisione nell'informazione e nella formazione dell'opinione pubblica. La stessa cosa sta succedendo per Syriana, sono contento di quanto ho letto del film sui giornali, sono contento che Syriana stia facendo parlare di sé e che faccia crescere il dibattito su un argomento importante come quello della politica estera degli Stati Uniti in Medioriente.

Eppure qualcuno ci è andato pesante con le critiche. L’hanno accusata di sfruttare il delicato momento della vita del Paese per staccare più biglietti.

Siamo in democrazia, ognuno è libero di dire e pensare quello che vuole.

La scena che ha dato più fastidio riguarda la scelta di mostrare due persone “non cattive” che si trasformano in kamikaze.

Certo, la morale americana avrebbe voluto che li etichettassimo a priori come malvagi. Io rimango della mia opinione, mi considero un liberal da sempre e rispetto l'opinione altrui. E secondo me è interessante vedere come una persona normale possa diventare un terrorista, perché è così che accade.

Per questo film è ingrassato di una ventina di chili.

Ecco, fare Syriana è stato difficile non tanto per l'argomento trattato quanto per la fatica fisica. Ingrassare è stato deprimente, inoltre durante le riprese mi sono fatto male alla schiena proprio a causa del peso eccessivo, ho sofferto di mal di testa terribili. Posso parlare di un anno non certo fortunato dal punto di vista personale, ero depresso, ma l'esserlo mi ha aiutato ad intepretare il protagonista di Syriana, Bob, che doveva sentirsi tradito e solo.

Circola una leggenda secondo la quale, per interpretare Baer, lei ha fatto una dieta ingrassante a base di pastasciutta ma si è rifiutato di raparsi a zero per paura che i capelli non ricrescessero.

Leggende... Non c'era la necessità di radermi i capelli, quella di ingrassare sì. Un agente della Cia deve passare inosservato. Se rimanevo me stesso ero troppo riconoscibile. Con quei chili in più e la barba, chi vede il film non mi riconosce alla prima inquadratura. Era quello che volevo, sono orgoglioso di esserci riuscito.

Circola anche un'altra voce: che lei farà parte del cast di “Desperate Housewives”...

Davvero? Beh, se questo film, alla fine, si rivelerà un vero flop, potrei pensarci.

Intervista di Francesca Gentile – L'UNITA' – 31/12/2005

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