| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |

Vincenzo Consolo
L'UNITA' – 03/09/2002

Tutti gli avvocati del Reame

Avvocati: avvocatoni, avvocatini, avvocatucci... (qualcuno ha osato chiamarli anche avvocaticchi, e subito, come una freccia, è scoccata la querela). Sì, sono loro oggi, i principi dei fori, i duchi conti, marchesi, baroni cavalieri fanti di forucci e foricchi, sono loro che hanno un ruolo importante nel Parlamento e nel Governo. Sono ministri, sottoministri, portavoce portasilenzio portagesto del Capo, portavoce di Camera e Senato, presidenti di Commissioni ministeriali. Loro che nello stesso tempo sono gli avvocati difensori presso tribunali corti d'appello o d'assise di eccellenti imputati di corruzione, difensori di mafiosi e di imputati di strage.

Hanno nomi ci città meridionali, questi avvocati, o d'arcaico mondo pastorale, da Magna Grecia. Sono loro gli eroi attuali, loro che hanno fatto definire questo nostro attuale il Governo degli avvocati. E sono loro che ogni giorno appaiono su giornali e tivù. Su quest'ultima, è una gioia sentirli, ma soprattutto vederli: immobili, rigidi, occhio nella telecamera, faccia di marmo in cui soltanto le sottili labbra si muovono per emettere parole secche, átone, in sequenza rapidissima, come se avessero dentro la bocca un congegno elettronico. Il tono e il senso di quella incalzante sequela di parole somigliano a uno slogan pubblicitario. Sicchè, quando concludono (si fa per dire, ché potrebbero in quella monotona ecolalia continuare all'infinito) ci si aspetta di sentir trillare un telefono al cui capo s'intuisce che c'è il loro dio e padrone. E loro, scattando, commossi, “Cavalier Mussosconi!” esclamano.

La storia degli italici avvocati del passato l'ha scritta Gaetano Salvemini. E bisognerebbe andare a leggere o rileggere quelle sue pagine apparse nel secolo scorso su La Voce e Il Ponte...Leggere ad esempio le pagine intitolate L'Università di Napoli, La piccola borghesia intellettuale nel Mezzogiorno d'Italia, Per l'Università di Messina, La mafia del Nord, Lettera a un amico siciliano...

“Cocò” chiama Salvemini il tipico giovinotto della provincia meridionale che approda all'Università di Napoli. Quell'Università che sfornava ogni anno circa seicento fra medici e avvocati, dei quali la più parte non era capace di scrivere dieci righe senza almeno dieci errori di grammatica, abbruttita e disfatta moralmente.

Cocò, rivoluzionario all'Università, fra i più bravi a rompere vetrate e a fracassare panche, tornato a casa laureato e analfabeta, elemosina un impiego al municipio o in banca. “Dove il partito dominante è solido e potente, Cocò gli striscia umile ai piedi e chiede un tozzo di pane” scrive. E in generale, degli intellettuali: “Gli spostati della piccola borghesia intellettuale finiscono quasi tutti col diventare professionisti della politica peggiore: non avendo niente da fare, possono dedicare tutto il loro tempo alla vita pubblica; conquistano i primi posti nelle file dei partiti, diventano uomini di fiducia, i depositari dei segreti, i guardiani e i padroni delle posizioni strategiche più delicate (...) Per essi non esiste una scala di valori morali obiettivi. Il merito consiste nell'avere un protettore potente. Sarebbero capaci di presentarsi innanzi a un possibile patrono in ginocchio, strisciando la lingua per terra”. E Salvemini concludeva: “La corruzione il governo la fa, non solo permettendo la compera dei voti, ma distribuendo, per mezzo del deputato ministeriale, impieghi, porti d'arma, grazie sovrane, condoni di imposte, sviamenti di processi, ecc.”. Non sappiamo perché, partendo dagli avvocati nel Parlamento e al Governo, ci siamo imbarcati nelle citazioni dell'irritante e anacronistico Salvemini. Altri tempi erano quelli di cui egli parlava, altri tempi. Oggi, vivanoi, è diverso, oggi gli avvocati sono diversi. Innanzitutto non sono più distinguibili gli avvocati dei fori di Napoli o di Palermo da quelli dei fori di Padova o Milano, non sono più distinguibili i Porzio dai Carnelutti. Oggi nessun avvocato ha più il gesto ampio e la voce drammatica, la frase ampollosa; oggi tutti, freddi, composti, sciorinano secche frasi nella stessa lingua neutra, incolore, assolutamente priva di echi, scorie regionali o dialettali. Non si distinguono più oggi insomma i Cocò dagli Ambrogio. Hanno tutti oggi la stessa preparazione giuridica, gli stessi principi morali, la stessa ideologia, lo stesso impegno professionale e politico. Quelli al Governo poi o in Parlamento, hanno tutti grandissima sapienza legislativa, acume giuridico, brillante intelligenza di regolamenti e cavilli. Sono loro che presentano opportuni, oculati disegni di legge che vengono subito approvati dalla maggioranza dell'una o l'altra Camera. “Vi abbiamo fregati!” dicono poi con iattanza agli oppositori.

Per la seconda volta ci chiediamo – e i lettori ci scusino – perché ci siamo imbarcati in tutto questo discorso del Governo degli avvocati, quando era nostra intenzione di scrivere sul girotondo o manifestazione di protesta del prossimo 14 settembre nella piazza del Popolo a Roma. Ma certo una qualche relazione deve pur esserci tra girotondi e avvocati se finora in Parlamento si sono votate leggi e sono in corso di votazione disegni di legge, come quello famoso del legittimo sospetto, che sono tutti a favore e nell'interesse degli eccellenti signori dell'attuale Governo e dei loro affiliati o che tendono a demolire, ad annullare l'autonomia e l'autorità della Magistratura, a vanificare la Giustizia. Il sublime pazzo Don Chisciotte, vedendo passare per un sentiero della Mancia un gruppo di galeotti incatenati e scortati, decide di liberarli credendoli innocenti. Ma Sancio Panza, col suo semplice buon senso, fa osservare al Cavaliere dalla trista figura: “Badi la signoria vostra che la giustizia, che è poi lo stesso Re, non fa né prepotenza né offesa a gente di quella risma, e altro non fa che punirla dei suoi reati”. Viva Sancio dunque, e viva girotondini che girano in piazza per la difesa del Re, cioè dello stato, della Giustizia, della Democrazia.

Vincenzo Consolo – L'UNITA' – 03/09/2002




| UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | MOTORI DI RICERCA |