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CINEMA

Oscar, Comencini fa gli scongiuri e progetta un film tutto americano

L'idea di potere vincere un Oscar può essere terrificante ed esaltante allo stesso tempo: questa volta l'ambito onore di essere in ballo per la statuetta più famosa del mondo del cinema è toccato a Cristina Comencini, nominata nella cinquina dei film stranieri con il suo “La bestia nel cuore”. In questa intervista, la regista, giunta a Los Angeles, per partecipare a una lunga serie di eventi, compreso il Los Angeles, Italia film, fashion and food Fest, confessa i suoi timori, le sue aspirazioni e annuncia di avere nel cassetto un film tutto americano.

Partiamo con una domanda difficile. Cosa fa di lei una buona regista?

Registi si diventa, non si nasce e non so se sono una buona regista, so che ho sempre, in modo naturale e spontaneo, avuto un sesto senso per la direzione degli attori. Forse negli ultimi tempi sento molto di più la parte delle riprese, la costruzione delle immagini, i tagli delle inquadrature, ovvero penso al montaggio mentre sto girando.

E' più spaventata dall'idea di vincere o di perdere?

Non sono spaventata, ma diciamo che mi farebbe molto più piacere vincere. Ma sarà molto difficile, così com'è stato difficile entrare nella cinquina. Il mio è un film che fa il proprio lavoro, ma anche gli altri sono ottimi film. Mi affiderò, come faccio per tutto tranne che per il lavoro, al destino. L'ansia sta crescendo mano a mano che l'evento si avvicina, però è davvero già un premio essere qui.

E' pronta per la sfilata sul tappeto rosso?

Insomma, sono molto timida, una donna semplice e quello non è esattamente il mio ambiente preferito, però indosserò un bellissimo abito blu inchiostro che Prada ha disegnato apposta per me e spero di non sfigurare.

E il discorso? Una cosa pazza alla Benigni?

No, lui è bravo. Io molto meno...sono timida, se dovesse capitare dirò le cose che dicono tutti. Brevi ringraziamenti e poi cercherò di capire se è accaduto veramente, comunque davvero non penso a questa eventualità.

Sarà un po' come vivere una favola. Lo sognava da ragazzina?

L'Oscar in fondo è una cosa da sogno, no? Forse una favola, ma gli americani fanno diventare tutto, nel bene e nel male, una favola. E poi è un processo molto trasparente, non ci sono inghippi e per un italiano ciò è particolarmente apprezzabile. Non ho mai sognato di arrivare qui, però. Ero una bambina solitaria e selvaggia, un vero maschiaccio e ero pazza per le favole, ma le favole favole, quelle tradizionali.

Crede che un Oscar potrebbe contribuire a rilanciare il cinema italiano nel mondo?

L'errore è stato anche nostro, del nostro cinema. C'è stata cecità nel non volere una grande legge per il cinema come ad esempio esiste in Francia e accontentarsi invece di questi finanziamenti pubblici che rendono il cinema dipendente dalla politica. Politica che non ha mai capito la centralità anche strategica del cinema. Speriamo che la situazione megliori e che cambi il governo. Non faccio politica, ma è giusto essere impegnati politicamente, perché è la politica che fa le leggi.

Una stagione che ha premiato soprattutto i film al maschile...

E' vero, è una tendenza. Una sorta di involuzione, credo sia dovuto al fatto che ci siano poche donne registe e le storie diventano al maschile e credo non che non sia l'ideale. Negli Stati Uniti, poi, le registe sono ancora meno, in percentuale, di quelle che ci sono in Europa. C'è da porsi la questione, a mio parere. E poi c'è il crescente potere degli sceneggiatori, che sono quasi tutti uomini.

Le piacerebbe lavorare a Hollywood?

Questo potrebbe essere il momento giusto per farlo. Il copione, il film si chiama “La mia mano destra”, è stato scritto da Frederic Raphael, lo sceneggiatore preferito da Stanley Kubrick ed è un film che ha ragione di essere girato in inglese senza forzature e ho già la sceneggiatura in mano. Comunque se è vero che a Hollywood ci sono tante belle cose e che tante belle cose si possono fare, è vero che accade anche in Italia.

Ma qui i soldi non mancano e gli investitori credono nel cinema.

Vero, e infatti spesso i registi si rifugiano nei film indipendenti per trovare la loro libertà. Anche perché ultimamente si sono viste le stesse, solite, storie. Da noi, invece ci vorrebbe qualche grande produzione in più. Per noi il piccolo è normale. Siamo artigiani del cinema.

Con che attore le piacerebbe lavorare?

Ecco, perché non mi chiede con quale attrice vorrei lavorare?

Giusto, con quale attrice vorrebbe lavorare?

Glenn Close, Nicole Kidman, tante attrici fantastiche e anche Keira Knightley, bravissima in “Orgoglio e pregiudizio”. Quasi dimenticavo Jodie Foster. Per gli uomini invece mi piacerebbe lavorare con Tom Cruise, un grande attore. Mi ricordo la sua grandiosa performance in Eyes Wide Shot.

E con i registi? Se potesse assisterne qualcuno, chi sceglierebbe?

Roman Polanski, ma lui in America non lo fanno entrare. Dunque direi Martin Scorsese, anche se ultimamente le storie che racconta non sono particolarmente interessanti è sempre una regista con una gran capacità nervosa, regia pura la sua. Però lui quando dirige non si fa guardare da nessuno e si nasconde dietro ad alcuni paraventi e quindi non potrà accadere.

Lina Wertmuller, ultima regista italiana candidata all'Oscar, dice che dovrebbe vincere lei perché è brava.

Lina è una persona fantastica e anche se non ha mai vinto l'Oscar per noi tutti è come se lo avesse fatto. In fondo, per un cinema come quello italiano una nomination è già motivo di festa. E davvero lo è. La mia più grande soddisfazione è stata quella di fare conoscere un po' di cinema italiano e attrici come Giovanna Mezzogiorno o Angela Finocchiaro. Il pubblico americano ha subito riconosciuto il loro talento e se una parte del merito è mio, sono già contenta così.

Laura Pausini prima di vincere il Grammy ci aveva confessato di avere con sé una bacchetta magica. Lei ha un talismano?

A dire il vero sì, ma se dico cos'è non funziona più. Quindi vi dico solo che è una cosa che mi è stata regalata da una persona italiana in America. Una cosa importante e ora non mi resta che sperare bene.

Intervista di Andrea Carugati – IL SECOLO XIX – 27/02/2006

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