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Vincitore del Film Festival di
Torino (ex equo con il giapponese Nuvole di ieri di
Tsubokawa Takushi), e in precedenza a San Sebastian e Cottbus,
ora ospite al Trieste Film Festival, Jan Cvitkovic ha confermato
con Odgrobadogroba - Di tomba in tomba di essere uno dei
più talentuosi nuovi autori europei. L'atmosfera
drammatica, rigorosa fin dal suo bianco e nero, il ritratto senza
speranza di una famiglia tra mancanza di lavoro, alcol,
solitudine e follia del suo film d'esordio Kruh in mleko -
Pane e latte diventa qui una compresenza di commedia
grottesca e di dramma. Ne abbiamo parlato con il regista a
Portoroz, al Festival del cinema sloveno dove ha ricevuto
l'ennesimo premio.
Odgrobadogroba è
stilisticamente un film del tutto diverso da Pane e
latte.
Sarebbe noioso fare film che si
assomigliano tutti. Non credo negli stili. Penso che le persone
si trasformino e il modo in cui si esprimono cambi di
conseguenza. Credo che il motivo per cui alcune persone tengono
uno stile per tutta la vita è che hanno trovato un modo
per avere successo. Invece se sei un artista devi cercare. Io
sono cambiato nel periodo tra i due film, è mutato il mio
modo di vedere la vita. Per questo i due film sono molto
diversi.
I critici e i selezionatori di festival
tendono a preferire chi ha uno stile ben definito e
riconoscibile.
La gente tende a essere molto
conservatrice, a volere essere confermata nei suo giudizi. Credo
che questo atteggiamento sia stupido. Se il tuo sguardo sul mondo
e sulle cose non cambia, resta sempre lo stesso, puoi tenerlo in
tutti i lavori. Ma è il mio mondo interiore che subisce di
anno in anno dei mutamenti, anche di mese in mese.
Nei
titoli di coda ci sono ringraziamenti a molti scrittori, ma
nessun regista...
Ho ringraziato le persone che mi
piacciono, quelle cui per qualche motivo mi sento legato, che mi
hanno dato qualcosa. Ho messo scrittori come Carver, Salinger,
Moravia, Böll, Babel, John Irving e Patrick McCabe, e
artisti perché non vedo molti film e mi piace più
leggere che andare al cinema. Anche se ho visto il bosniaco Days
and Hours di Pjer Alica e mi è piaciuto molto, trovo
che sia un capolavoro. Credo che fra quanti fanno cinema ci sia
un'alta percentuale di persone noiose. In generale trovo che gli
scrittori e gli scultori, gli artisti che lavorano da soli, che
stanno a lungo in solitudine, siano molto più
interessanti.
Lei si dedica anche a queste
attività?
Scrivo poesie e mi piace lavorare la
pietra. Ne ricavo degli oggetti, non posso considerarmi uno
scultore. Una volta pensavo di scrivere romanzi, ora preferisco
la poesia, la trovo più forte, più immediata, più
potente.
Qualcuno, parlando di Odgrobadogroba,
ha fatto riferimento ai film di Kusturica. C'è una
relazione?
Non credo che ci sia un legame con i suoi
film, solo la presenza della band in una scena può far
pensare a lui, ma credo che il mio film sia lontano dai suoi.
Quando faccio i film non mi pongo molte domande, non sono molto
razionale. Le idee mi arrivano dal subconscio, non penso cosa
mettere, lascio che le cose affiorino. Se vengono da dentro, dal
profondo, sento che sono giuste.
Il padre della
famiglia tenta più volte il suicidio e questo tema è
presente in diversi film sloveni. Perché?
Dipende
dal fatto che la Slovenia ha uno dei tassi di suicidi più
alti in Europa. Anche due miei amici si sono suicidati. Sul Carso
verso in confine con l'Italia, dove vivo, accade spesso.
Purtroppo è un fatto piuttosto frequente, per questo
ritorna spesso nei nostri film.
In Odgrobadogroba
c'è anche una sequenza di Maciste. Come
mai?
In origine volevo usare Ben Hur, ma la
Warner Bros non ci ha dato il permesso. Abbiamo cercato un film
simile e un amico ha trovato a Udine, fra tanti film italiani,
questo. Sono contento di averlo scovato perché mi piace
ancora più di Ben Hur. La cosa curiosa è che
la Warner ci ha detto di no perché il nostro film è
troppo violento: ma Ben Hur lo è dieci volte di
più!.
Per la seconda volta recita in un suo film
Sonia Savic. Ha scritto il ruolo di Ida, così sensibile e
selvaggia insieme, per lei?
No, non ho scritto per
lei. Però è come se in qualche modo l'avessi avuta
in testa mentre scrivevo. Poi mi sono accorto che solo Sonia
poteva fare quel personaggio. Anche nella vita reale è una
donna disconnessa dal mondo, vive in un mondo suo, è
insolita. E il personaggio vive in un mondo tutto suo. La prima
volta, per Pane e latte, non sapevo chi chiamare. Poi vidi
una sua foto su un giornale, le scrissi una lettera e andai a
Belgrado a incontrarla. Non recitava al cinema da quasi dieci
anni ma accettò.
In questo film si nota che ogni
personaggio è ben caratterizzato. Come avete
lavorato?
Molti degli interpreti non sono attori.
Quando scrivevo aspettavo a lungo che le cose mi venissero alla
mente e così anche nella scelta degli attori. Solo a
Gregor Bakovic, che è il protagonista Pero, ho pensato
mentre scrivevo, gli altri li ho trovati durante il casting: ho
aspettato di trovare le persone giuste e alla fine è
andata bene. Con loro ho fatto una lunga e intensa preparazione
con loro, avevo solo 35 giorni di riprese e dovevo arrivare
pronto. Non abbiamo fatto nessuna vera prova sulla sceneggiatura,
ma abbiamo fatto altro, improvvisazioni, esercizi fisici. Abbiamo
cercato di creare uno spirito comune del gruppo e quando c'è
stato abbiamo cominciato. Credo che un modo per fare un bel film
avere uno spirito comune, delle idee comuni tra gli attori e la
troupe.
A proposito di Burger, lavorate insieme da
anni, come vi siete conosciuti?
Ci siamo conosciuti
nel 1988, io studiavo archeologia, lui economia, nessuno dei due
pensava di fare cinema. Siamo diventati amici. Poi Janez è
andato a Praga a studiare cinema al Famu. Ora abbiamo una casa di
produzione insieme, la Staragara, con la quale abbiamo prodotto
Odgrobadogroba.
Quando ha deciso di fare
cinema?
Non l'ho mai deciso. È successo che nel
`98 avevo bisogno di soldi, c'era un concorso per sceneggiature
di corti con un grosso premio in denaro, ho scritto una storia,
ho partecipato e ho vinto. E così ho cominciato. Poi ho
scritto In folle con Janez e sono seguite altre
cose.
Progetti per il futuro?
Mi è
stato chiesto di fare un documentario sulle Olimpiadi invernali
di Torino ma sarò in Nuova Zelanda in quel periodo e ho
risposto di no all'invito. Ho qualche idea per il cinema ma non
ho fretta, vedremo se troverò i soldi. Per questo film ho
impiegato quasi quattro anni, di cui un anno e 3 mesi per il
montaggio: non abbiamo fatto un montaggio classico ma una cosa un
po' strana, ci è servito tempo.
Intervista di
Nicola Falcinella IL MANIFESTO 29/01/2006
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