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MUSICA

Byrne il folletto


Uno straordinario folletto. Uno stregone buffo e geniale della musica contemporanea. È David Byrne, fondatore dei Talking Heads, re di un mix fra pop, jazz, sound latino e adesso anche opere, che lunedì si esibirà all'Arena del Mare, nel Porto Antico, per "Live in Genova 2004".

Byrne, cosa proverà a suonare nella capitale europea della cultura?

La soddisfazione di vedere come la gente può cambiare una città. Ricordo Glasgow, qualche anno fa: sempre ai margini, un po' esclusa, poi si è risvegliata con l'arte, la musica, tanti interessi culturali. E questo genere di cose succede in città che si mobilitano, che diventano più riflessive e allo stesso tempo più dinamiche. Forse sta succedendo anche a Genova, no?.

Lei, con i Talking Heads, è diventato un'icona pop, però ha sempre rifiutato questo ruolo. Perché?

Perché non ho mai cercato di attingere a uno stile o a un'attitudine particolare. Non mi interessava quello che facevano gli altri, ma ho sempre cercato la libertà nel creare. Soprattutto sono sempre stato attento che il successo non distruggesse il mio lavoro. Perché il successo ti può rubare facilmente la libertà. E io ho cercato di riconoscere sempre che tipo di popolarità avevo.

E la sua vita è cambiata?

Oh sì, ero una persona timida e una delle ragioni per cui ho fatto musica è che la gente potesse parlare con me e io con loro. Effettivamente, la mia vita è cambiata....

E' stato difficile innovare quello che c'era già?

Sì, a volte, lo è stato molto. Perché il problema non è seguire la curiosità o l'entusiasmo, ma saper scegliere fra l'istinto e la tentazione di fare quello che già conosci, o quello che piace al pubblico.

La sua musica può essere arte contemporanea?

Sì, per alcuni aspetti è arte contemporanea, per altri versi è troppo popolare. Puoi pensare a un museo o un galleria d'arte, ma poi la musica che raggiunge la gente è divertente proprio perché popolare.

Lei è musicista, fotografo, ha vinto un Oscar e fa film: fa tanto rinascimentale...

A me, francamente, sembra naturale. Guardi che non nutro alcuna ambizione, ho soltanto molti interessi. Tutto qui.

Nell'ultimo album canta arie di Verdi e Bizet. È la sua nuova avventura?

Per me sì, per molta gente invece è familiare. Perché puoi anche essere un buon interprete d'opera, ma la gente queste arie le canta normalmente. Ovviamente, i cantanti lirici ottengono risultati splendidi, ma chiunque può cantare un'opera in macchina o al ristorante.

Cosa trasmette al suo pubblico, in concerto?

Dal palco vedo tanta gente che sorride. Non so cosa significhi, ma immagino che si stiano divertendo. Perché questo è un lavoro che ti può far stare serio, ma anche trasmetterti felicità.

Sono tempi duri, gli artisti possono aiutare la gente?

Sì, se proponiamo un'alternativa, un nuovo equilibrio. Possiamo suggerire un nuovo modo per stare al mondo, e di starci meglio.

La sua New York è ancora ricca di energie?

Sì, gli americani sono divisi sull'amministrazione Bush: alcuni approvano, altri no. Qualche volta penso di perdere la mia fede nell'umanità. Ma a New York succede qualcosa di miracoloso: un mix di culture e modi diversi di intendere la vita che mi fa sperare bene.

Intervista di Renato Tortarolo – IL SECOLO XIX – 08/07/2004

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