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DAVIDE RICCIO

HO SOLTANTO SEMINATO

HO SOLTANTO SEMINATO
Ad Andrea Zanzotto


Ripetutamente, io ogni giorno

qualcosa ho di mio seminato

per molti anni ormai.


Molti mezzi raffinati ho sfruttato

della disseminazione antropocora,

più spesso anemocora

al vento della vanità,

gamica e agamica:

semi spore o frutti

per innesto o margotta

propaggini e talee

o divisione dei corpi

di bulbi tuberi o rizomi.

Ma poi stavo lì a guardare,

ad aspettare.


Ripetutamente, io ogni giorno

qualcosa ho di mio seminato

per molti anni ormai;

ma ogni giorno, ripetutamente

qualcosa ho di mio seminato

a caso in un qualunque semenzaio

o scemenzaio o in ogni suolo,

senza sapere di dover

poi anche seguire e coltivare.


E non sapevo però come seminare,

dal clima alla stagione al letto di semina,

in che diverse misure i semi interrare,

sotto quanto letamino decomposto

e quanto spessore di drenaggio,

quali mai fossero le premesse ottimali.


Tutto risultava poi carente o improprio:

mai plantula vigorosa germinava e sbucava

dal debole embrione malformato,

presto preda dei patogeni sempre in agguato.


Ripetutamente, io ogni giorno

qualcosa ho di mio seminato

per molti anni ormai.

Ma dove capitava

io seminavo a spaglio.


E se qualcosa nasceva e cresceva

io lasciavo senza poi diradare

e ripicchettare

e trapiantare nella torba

e mettere a dimora

e procedere a sarchiatura e rincalzatura

cimatura e pacciamatura

imbianchimento e forzatura

impollinazioni e tutori

e protezioni di tele serre e campane.


E nemmeno sapevo come

e quando e per quanto annaffiare,

come e quanto concimare,

con cosa poi,

se con stallatico, potassa o fosfati,

con la spargitura a mano o con il sovescio?

E non sapevo riconoscere

quali erbe infestanti levare,

vilucchio e pratolina

gramigna e millefoglio.


Non ammazzavo il grillotalpa e la dorifera,

la forficula gli afidi la cavolaia e la tentredine.

Non sapevo delle malattie fungine

né dei marciumi del colletto.

Non eliminavo per tempo gli elementi affetti.


Io seminavo e basta

ovunque alla volata:

poi stavo ad aspettare.


Talvolta qualcosa da sé ce l’ha fatta:

un aglio scalogno,

un cavolo riccio,

qualche cucurbitacea,

pochi ortaggi qua e là striminziti

e scorzobianca e scorzonera,

borragine, farragine e assenzio o angelica.

Mai bene vi ho mangiato,

né mai mi sarei

anche un solo giorno di ciò saziato.


Ripetutamente, io ogni giorno

qualcosa ho di mio seminato

per molti anni ormai.

Mi dicevo: ma come, ho tanto seminato

e così poco e male ogni volta raccolgo?

Dio, tu ce l’hai con me!

Perdonami, io non ero un contadino.

Io non lo sapevo.


Davide Riccio

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