BIBLIOTECA | | EDICOLA | | TEATRO | | CINEMA | | IL MUSEO | | Il BAR DI MOE | | LA CASA DELLA MUSICA | | LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | | | NOSTRI LUOGHI | | ARSENALE | | L'OSTERIA | | LA GATTERIA | | IL PORTO DEI RAGAZZI |
|
DAVIDE RICCIO |
||
HO SOLTANTO SEMINATO |
||
Ripetutamente, io ogni giorno
qualcosa ho di mio seminato
per molti anni ormai.
Molti mezzi raffinati ho sfruttato
della disseminazione antropocora,
più spesso anemocora
al vento della vanità,
gamica e agamica:
semi spore o frutti
per innesto o margotta
propaggini e talee
o divisione dei corpi
di bulbi tuberi o rizomi.
Ma poi stavo lì a guardare,
ad aspettare.
Ripetutamente, io ogni giorno
qualcosa ho di mio seminato
per molti anni ormai;
ma ogni giorno, ripetutamente
qualcosa ho di mio seminato
a caso in un qualunque semenzaio
o scemenzaio o in ogni suolo,
senza sapere di dover
poi anche seguire e coltivare.
E non sapevo però come seminare,
dal clima alla stagione al letto di semina,
in che diverse misure i semi interrare,
sotto quanto letamino decomposto
e quanto spessore di drenaggio,
quali mai fossero le premesse ottimali.
Tutto risultava poi carente o improprio:
mai plantula vigorosa germinava e sbucava
dal debole embrione malformato,
presto preda dei patogeni sempre in agguato.
Ripetutamente, io ogni giorno
qualcosa ho di mio seminato
per molti anni ormai.
Ma dove capitava
io seminavo a spaglio.
E se qualcosa nasceva e cresceva
io lasciavo senza poi diradare
e ripicchettare
e trapiantare nella torba
e mettere a dimora
e procedere a sarchiatura e rincalzatura
cimatura e pacciamatura
imbianchimento e forzatura
impollinazioni e tutori
e protezioni di tele serre e campane.
E nemmeno sapevo come
e quando e per quanto annaffiare,
come e quanto concimare,
con cosa poi,
se con stallatico, potassa o fosfati,
con la spargitura a mano o con il sovescio?
E non sapevo riconoscere
quali erbe infestanti levare,
vilucchio e pratolina
gramigna e millefoglio.
Non ammazzavo il grillotalpa e la dorifera,
la forficula gli afidi la cavolaia e la tentredine.
Non sapevo delle malattie fungine
né dei marciumi del colletto.
Non eliminavo per tempo gli elementi affetti.
Io seminavo e basta
ovunque alla volata:
poi stavo ad aspettare.
Talvolta qualcosa da sé ce l’ha fatta:
un aglio scalogno,
un cavolo riccio,
qualche cucurbitacea,
pochi ortaggi qua e là striminziti
e scorzobianca e scorzonera,
borragine, farragine e assenzio o angelica.
Mai bene vi ho mangiato,
né mai mi sarei
anche un solo giorno di ciò saziato.
Ripetutamente,
io ogni giorno
qualcosa ho di mio seminato
per molti anni ormai.
Mi dicevo: ma come, ho tanto seminato
e così poco e male ogni volta raccolgo?
Dio, tu ce l’hai con me!
Perdonami, io non ero un contadino.
Io non lo sapevo.
Davide Riccio