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DAVIDE RICCIO

IL REFLUSSO GASTRICO


Brutale, primordiale istinto di sopravvivenza. Svegliato nel cuore della notte da un soffocante reflusso gastro-esofageo di corrosivo cocktail di acidi biliari e cloridrico, pepsina, tripsina e lisolecitina, uno scatto a sedere sul letto, rantoli, la broncocostrizione, bruciore al faringe. Una corsa nel buio in tinello a cercare la scatola delle compresse masticabili di magnesio e alluminio idrossido gel secco gusto menta aroma polvere, all’angosciosa fioca fluorescenza cool daylight della lampadina a risparmio energetico prima che si stabilizzi in tutti i suoi 21 Watt. Push through del blister a base alluminio e laminato plastico, rompe e mastica voracemente la medicina. Sente già sollievo. E si rammenta del sogno che stava facendo. Una casa nell’ultima periferia, dove inizia la campagna. Una collinetta al modo delle case degli Hobbit di Contea, più alta però, ai cui piedi un ingresso senza porta, ovvero un buco alto mezzo metro, largo non più di uno. Bisognava mettersi carponi. Superato il cunicolo ci si poteva rimettere in piedi. Ma dentro era praticamente una grotta con il corridoio in salita e le stanze ai lati senza una sola pur piccola superficie piana da potervi mettere qualcosa, antri cavernosi non di pietra, ma dall’apparenza di argilla cotta al forno, rossa, come se tutta la “casa”, tana di talpa od altro animale selvatico, fosse stata scavata o scalpellata dentro un enorme unico mattone. Ricordava le case nel tufo in Cappadocia. E pensava: “Beh, però è grande, ha molte stanze, e il prezzo è buono, ce la posso fare. Finalmente potrei cambiare casa”. Lungo il corridoio, che saliva a un piano superiore senza scale, una gamba sprofondò tutta dentro una spaccatura. Ci pensò, ma non credette nemmeno per un attimo che lì dentro qualche orribile creatura immonda vi si annidasse. Attese tuttavia un attimo conferma, immobile, che niente davvero lo mordesse. Facendo forza sulle braccia, si tirò fuori e continuò la visita. Salì al piano di sopra, quindi sbucò nel retro dall’altra porta, questa volta normale, a due battenti con ampie vetrate, che dava all’interno di un elegante, antico cortile porticato. E il cortile era il medesimo su cui la Mole Antonelliana poggiava la solida quadrangolare base classicheggiante. Alzò lo sguardo, e la Mole svettava cupola, tempietto a due ordini e guglia in un bel cielo crepuscolare blu d’oriente fosforeo. Pensò: “C’è molto lavoro da fare dentro, ma una volta messa a posto, questa casa, ai piedi del simbolo della città, varrà davvero un mucchio di soldi”.

Poi quel brutale, primordiale istinto di sopravvivenza. Svegliato nel cuore della notte da un soffocante reflusso gastro-esofageo di corrosivo cocktail di acidi biliari e cloridrico, pepsina, tripsina e lisolecitina, uno scatto a sedere sul letto, rantoli, la broncocostrizione, bruciore al faringe. Una corsa nel buio in tinello a cercare la scatola delle compresse masticabili di magnesio e alluminio idrossido gel secco gusto menta aroma polvere, all’angosciosa fioca fluorescenza cool daylight della lampadina a risparmio energetico prima che si stabilizzi in tutti i suoi 21 Watt. Apertura a spinta del blister a base alluminio e laminato plastico, rompe e mastica voracemente la medicina i cui frammenti si infilano fra i molari. Segue un po’ di sollievo e torna sotto il piumone. Che senso attribuire a quel sogno? In una frazione di secondo prima e durante, aveva probabilmente sognato l’interno del suo apparato digerente e se stesso risalirvi dall’antro dello stomaco al distretto duodenale, passando per l’angusto sfintere esofageo lungo pareti di rossa carne, le mucose e le fibre muscolari dei visceri, affondando la gamba in un’ulcera o in un’ernia jatale, fino ad affacciarsi alla cavità orale, tra le colonne, i portici dei denti, al trionfo più alto della Mole che fende lingua di cielo, della megalomania dell’Antonelli e della propria di aspirante scrittore da assurgersi un giorno a simbolo anch’egli della sua lingua e della sua città, ma invero ancora un modesto produttore di materiale gastrico refluito, come questo ennesimo. Fuori, una facciata è a posto. E’ dall’altra parte, ed è dentro, più dentro che c’è da fare… Sempre che lui creda infine sia questo un affare su cui davvero investire, per iniziare, cambiare giorno per giorno una grotta in pregiata casa.

Davide Riccio

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