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Enrico Deaglio
– IL SECOLO XIX – 11/09/2001

Quanto pesano quei 5 milioni di iscritti Cgil



Speriamo di no, ma è fortemente probabile che il congresso dei Ds del prossimo novembre si svolga nel pieno di una recessione economica mondiale. Con diversi nostri idoli capitalistici infranti, l'erosione del benessere generale, il panico dei risparmiatori e il nervosismo di un governo eletto sulla base di grandi promesse che non sa come mantenere.

I Ds, che dovranno dichiarare la loro visione del mondo, nominare un segretario e riproporsi come parte determinante in un futuro governo, sono a dir poco lacerati. Crollati nei consensi elettorali, con un partito oberato da debiti, divisi personalmente da profonde inimicizie, demotivati nelle idealità, i Ds arrivano all'appuntamento del congresso dovendo rispondere alla domanda: Che cos'è la sinistra? In che cosa di distingue dalla destra? Che cosa dobbiamo dire e (in un mondo mediatico) che facce dobbiamo mostrare in televisione per convincere la gente a votarci?

Non hanno molto da offrire, in compenso un grande capitale dissolto: il “più grande partito comunista d'Occidente” (fino al Muro) è ora un partito di grandi dimensioni solo nel centro Italia dove amministra con successo da mezzo secolo, ma è praticamente scomparso nella ricca Lombardia, resiste a fatica in Piemonte e in Liguria ed è crollato nel Mezzogiorno. Al malato in coma, Sergio Cofferati, segretario della Cgil ha offerto una possibile terapia: “difendere i lavoratori”. Che cosa vuol dire? Semplice: sinistra è, dice Cofferati, difendere i diritti, difendere le pensioni di chi ha lavorato e offrire a chi governa un patto tra questi lavoratori e pensionati e il governo (attuale o futuro) perché le periodiche stupidaggini del capitalismo non producano troppi disastri.

Cofferati sa di non avere la maggioranza dei consensi in un paese come l'Italia di oggi, ma – a mio parere – molto sciocco sarebbe chi volesse mettersi contro i suoi cinque milioni di iscritti alla Cgil. Che cosa dice Cofferati? Che una classe lavoratrice e di pensionati che viene trattata bene (in termini di soldi e di diritti) fa il bene del Paese, del suo umore, della sua economia. E che nessun Paese che ha trattato male i suoi lavoratori (licenziandoli con arbitrio, pagandoli poco, accusandoli quando le cose vanno male) ha mai fatto grande fortuna. Aggiunge Cofferati che lui non è il “signor no”, tanto è vero che ha una lunga lista di importanti contratti firmati. Quanto fa questo patrimonio in termini di voti? Certo non la maggioranza, ma probabilmente un bel quarto degli italiani votanti. Che poi possono essere in grado di fare delle buone alleanze.

Fino a pochi mesi fa, questa idea sembrava un retaggio del passato: tutti giuravano sulla Borsa, sulle stock options, sulla flessibilità del cervello. Obiettivi a portata di mano se solo si potesse licenziare la signora Maria che si ostina a fare figli e quel certo ragioniere cui si addebitano i guai della ditta. Ma ora che il marito di Alef ha commesso in Borsa un delitto un miliardo di volte più grande di quello dei Black Bloc a Genova, davvero ancora tutti pensano che per guidare l'economia occorra fondamentalmente uno yacht?

Sergio Cofferati ha minacciato un autunno caldo, ma non ha rotto un solo vetro. Marco Tronchetti ha devastato la Borsa. Se i Ds vogliono scegliere un capitalista dal volto umano, hanno l'opportunità di scegliere Sergio Cofferati; che peraltro è in linea con la loro storia.

Enrico Deaglio – IL SECOLO XIX – 11/09/2001

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