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Enrico Deaglio
IL SECOLO XIX – 13/10/2001

I falsi pacifisti di casa nostra

La marcia Perugia-assisi ha una grande storia, legata alle idee di impegno e di giustizia laica di Aldo Capitini e a quelle di impegno e di giustizia cristiana di una importante parte del mondo religioso. E' stato un appuntamentp, nei decenni, per giovani che lì si sono formati ad avere idee aperte, che hanno scelto il volontariato contro la miseria, l'oppressione e le guerre; e per adulti che hanno militato per idde socialiste, ma anche liberali, radicali, ecologiste, meridionalistiche, e soprattutto pacifiste.

Per gli organizzatori è sempre stato un vanto che vi partecipassero anche uomini politici: una forma con cui la politica ufficiale poteva confrontarsi con il sale di idee diverse, spesso più avanzate di quelle che circolavano nelle sezioni dei partiti.

E' quindi veramente orribile quello che sta succedendo alla vigilia di questa marcia, Luca Casarini, il leader delle Tute bianche, e Francesco Caruso, il portavoce delle Rete NoGlobal, hanno rispettivamente promesso contestazioni verbali e ceffoni se si presenteranno al corteo i vertici dell'Ulivo, da Fassino a D'Alema a Rutelli ad Amato.

In breve, hanno minacciato insulti e botte, dichiarando che la marcia dovrà essere essenzialmente l'espressione – decisa e pugnace – di chi si oppone agli Stati Uniti d'America; i quali Usa vengono accusati di affamare il mondo; uccidere i bambini iracheni; sostenere Israele: e in questo momento di procedere allo sterminio del popolo afghano.

Che tutto questo venga detto, praticamente ogni sera in televisione, dall'indomani della strage di New York, aggiunge una considerazione sconsolata sulle virtù umane dei loro autori, perché nulla è più atroce del disprezzo per le vittime.

Ma non c'è che dire, i Casarini e i Caruso sono persone tenaci. Dategli dei missili sovietici puntati sull'Europa e vi diranno “e che sarà mai?”. Dategli un Saddam e prenderanno la sua parte; dategli un Milosevic e vi spiegheranno le sue buone ragioni; dategli Hamas e lo preferiranno al debole Arafat; dategli Un Bil Laden e troveranno parole di comprensione, oppure vi diranno: ma sei sicuro che è stato lui? Non so quale dei dittatori o dei terroristi preferiscano, ma sicuramente odiano gli Stati Uniti d'America. In nome della pace, ben s'intende.

Che cosa c'entra tutto ciò con la marcia Perugia-Assisi? Potrebbero ridurla al nulla, nel senso che queste dichiarazioni ne uccidono lo spirito. Peggio ancora, sarebbe grave se queste posizioni si impossessassero della manifestazione. Purtroppo è facile che questo avvenga, perché è facile fare i bulli nei confronti delle persone pacifiche.

Adriano Sofri ha fatto sapere ieri che andrebbe volentieri, se non ne fosse impedito, alla marcia Perugia-Assisi con una bandiera americana. Sarebbe bello lo facessero in molti. E non solo in ricordo delle vittime – una strage di lavoratori che provenivano da tutto il mondo, organizzata da un miliardario dal lucido delirio – ma anche per assistere, sostenere, consigliare le decisioni che vengono prese a Washington. Nell'ora più difficile di un Paese che è sempre stato, e speriamo sempre sarà, anche il nostro.

Enrico Deaglio – IL SECOLO XIX – 13/10/2001




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