| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |

CINEMA

Tre film con Piera: la Festa è tutta per lei

“Giovinezza, bellezza e potere. Metterli da parte oggi è già un gesto rivoluzionario”. Eccola Piera Degli Esposti con quei suoi capelli arruffati e la faccia bella di chi non ha mai fatto la scelta più facile. Ieri è arrivata alla Festa con la nutrita “comitiva” di Giuseppe Tornatore, tra gli interpreti di La sconosciuta, nei panni di una governante, esperienza professionale di cui si “dice molto felice”. Ma seppure per quest'occasione si sono accesi i grandi riflettori, in realtà, Piera è alla festa per tanti motivi. Nello spazio mercato (chiuso appena l'altro giorno) interprete dell'opera prima di Manuel Giliberti, Lettere dalla Sicilia, nel ruolo di una lady inglese dell'Ottocento al fianco di Andrea Giordana. Poi, l'altro giorno alla Casa del cinema, autrice di quella celebre Storia di Piera scritta con Dacia Maraini e portata sullo schermo da Marco Ferreri. E, ancora, straordinaria interprete di un piccolo e prezioso film della sezione Extra: Tre donne morali, esordio nel lungometraggio del critico cinematografico Marcello Garofalo (prodotto da Donatella Botti) dove Piera è affiancata da eccezionali interpreti come Marina Confalone e Lucia Ragni. Tre donne diverse, tre esempi di “forsennato” rigore morale, nel tentativo di raccontare il degrado di oggi. Ecco allora l'ex maestra in pensione che parla del '68, del '77: “me le ricordo le facce - dice - di quei ragazzi, ora dirigono telegiornali che sembrano varietà”. La seconda è una pittrice, stravagante, insolita. E la terza è Piera Degli Esposti negli abiti di una ex suora che gestisce una sala un tempo a luci rosse, ed ora luogo di culto per esponenti della critica estrema, dove Freda si sposa ad Anghelopulos. “In epoca di bombe intelligenti spero di essere rimasta idiota”, dice di sé il suo personaggio di “persona scomoda che non si adatta e continua a dare fastidio come il sasso nella scarpa”.

Cosa sente ci sia di autobiografico in questo ruolo?

Sicuramente il regista ci ha portato del mio nel personaggio. Io sono sempre stata una donna da contropiede. Quando mi si voleva vedere bloccata a teatro nei ruoli drammatici di Fedra o Medea ecco che passavo ad Achille Campanile. Oppure dal teatro tornavo al cinema, come mi è successo a partire da L'ora di religione di Bellocchio in poi…

E scomoda ci si sente?

In un mondo che rincorre veline e potere si diventa scomodi semplicemente non adattandosi a tutto questo. Ed io non mi adatto per non tradire la mia immagine. Questa è per me la moralità. Il trionfo della passione di un'idea di ricerca, che sia a teatro, al cinema che vinca sopra ai giochi di potere ai quali è difficile resistere. Sono per le botteghe, per gli artigiani, per il talento, una parola ormai sconosciuta, a fronte di un mondo in cui le donne fremono per non invecchiare mai. Ecco, il talento deve tornare di moda. E in questo senso Marcello Garofalo ha compiuto il suo primo gesto morale da regista mettendo da parte bellezza, giovinezza e potere e puntando su tre attrici di talento.

Quali sono state le sue scelte scomode nella vita?

Per esempio non accettare i soldi facili. Quasi venticinque anni fa rifiutai di fare da testimonial per una casa di fucili da caccia. Erano davvero tantissimi soldi ma non esitai un momento, nonostante fossero anni in cui non ero ancora stata accettata. Come pure ho rifiutato di posare in foto osate..sono i prezzi che si pagano per rimanere se stessi…

E in quali lavori si è sentita più “se stessa”?

Molly cara di Joyce per la regia di Ida Bassignano, la Maria da bassifondi di Calenda, la Madre coraggio, nella Storia di Piera scritta con Dacia Maraini. Ma il personaggio che mi sento più mio è Clitennestra, così poco compreso perché giudicato crudele, ma in realtà tante volte vittima.

A quale altro sostantivo vede necessario affiancare l'aggettivo morale?

La politica, magari. Anche se certe volte è costretta a venire meno al rigore morale. Io sono figlia di un sindacalista ed ho sempre guardato agli uomini che hanno i loro cassetti di merceria in cui tengono la storia. Morale è chi sente la storia, chi non cerca di rinnegarla o è ossessionato dal trasformismo. Ed oggi per fortuna sono tornata a vedere fisionomie che mi riportano alle feste dell’Unità. Uomini che tengono conto della storia, capaci di ritornare alle persone, che tornano a camminare a fare passeggiate. E questo passeggiare non è strapaese ma il piede dell'uomo che tocca la terra.

E questa Festa romana come l'ha trovata?

Piena di gente di tutte le età, un abbraccio familiare al cinema e già per questo bisogna guardarla con gioia. Sembrava che le persone amassero solo la tv e la discoteca, la Festa ci ha dimostrato che non è così.


Intervista di Gabriella Gallozzi – L'UNITA' – 19/10/2006

| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|