| BIBLIOTECA | EDICOLA |TEATRO | CINEMA | IL MUSEO | Il BAR DI MOE | LA CASA DELLA MUSICA | LA CASA DELLE TERRE LONTANE |
|
LA STANZA DELLE MANIFESTAZIONI | NOSTRI LUOGHI | ARSENALE | L'OSTERIA | IL PORTO DEI RAGAZZI | LA GATTERIA |



MUSICA

Giovanna e Francesco, che bel fischio!

ll principe Francesco mi disse: “Facciamo qualcosa insieme Ivan, in fondo siamo nella stessa barca”.

“Non siamo nella stessa barca” gli risposi.

“Allora siamo nello stesso mare” disse il principe Francesco sorridendo.

Mi dava fastidio che fosse così alto e magro e sorridente e disponibile.

“Non siamo nella stessa barca – ribadii – e neanche nello stesso mare e a ben vedere neanche nello stesso pianeta”.

Il principe Francesco mi lasciò perdere.

Giancarlo Cesaroni, anima del posto, suonò la campanella.

Io iniziai il secondo tempo del mio recital al Folkstudio di Roma, in Via Sacchi.

Correva l'anno...farebbero meglio a stare fermi gli anni.

Ho sempre pensato che in quelle mie risposte ci fosse più invidia che sinistra coerenza di un sinistro di sinistra; ho anche pensato, poi, che fossero un po' sciocche e questo non perché, negandomi, mi fossi giocato Dio sa quale occasione, ma perché la storia di Francesco De Gregori, per quel che ne sapevo, mi diceva di ascoltarlo: epperò era quella una stagione, a mio avviso, in cui lui era tutto un po' troppo bravo, un po' troppo giusto, giusto in tutti i sensi, e io un po' troppo sbagliato in quasi tutti e lui tirava fuori una canzone dopo l'altra e tutte piuttosto belle alcune anche troppo come la donna cannone e titanic e viva l'Italia sempre alla grande, canzoni sciorinate all'aria come le lenzuola bianche stese di Ordet di Dreyer, canzoni che hanno tutti gli orizzonti, i quattro compresi che. Per dirla con George Brassens, crocifiggono il mondo.

Ora, sento il fischio del vapore e sono Giovanna Marini e Francesco De Gregori che mi si portano via per l'incanto del loro fare musica.

Un ottimo lavoro il cd Il fischio del vapore; bella boccia, direbbe il mio amico e compagno Stefano Arrighetti.

Hanno dimostrato, Giovanna Marini e Francesco De Gregori, che è possibile riproporre, anzi, proporre di bel nuovo i canti della nostra tradizione senza fare il verso al popolo, senza rincorrere la mode etnicistiche più o meno pizzicate e tarantolate che imperversano; l'hanno fatto riscoprendo una funzione per queste canzoni che, già nate come canti in funzione di monda e di filanda o di protesta sociale o di racconto o di o di o di, diventano “canti in funzione di testimonianza, di memoria, di storia orale” buone per il presente siccome lo furono nel passato. Hanno dimostrato, Giovanna Marini e Francesco De Gregori, che è possibile questo fare cultura senza pallosità, senza cercare o inventarsi gli avalli della grande cultura, delle accademie. Hanno dimostrato che è possibile far convivere il rispetto della filologia facendo nel contempo la filologia del rispetto culturale, sociale e politico e dunque umano: il che, alle corte, significa amore per questi canti e per la cultura che rappresentano. (A proposito di filologia: nel libretto c'è un errore un po' grave e greve; mi riferisco a I treni per Reggio Calabria di Giovanna Marini, laddove lei canta: “...ha detto Ciccio Franco a Sbarre” nel fascicolo è scritto: “Attento Ciccio Franco a Sbarre!”. E' opportuna la correzione).

De Gregori e Marini hanno fatto tutto questo divertendosi: magari discutendo e baccajando ma con la tensione di trovare il punto d'incontro, giusto quello che fa il capolavoro come accadde in Sacco e Vanzetti, nella Donna lombarda di Gualtieri, ne Il feroce monarchico Bava. Il livello è sempre alto e questo rende alle canzoni il senso compiuto della loro ragione d'essere: cantate ieri, cantate oggi. Anche i pezzi d'autore inseriti, siano essi di De Gregori, della Marini o di Bertelli, assumono la “popolarità” degli altri canti, in nulla e per nulla se ne discostano e diventano tasselli di un mosaico che crea cultura per l'universo mondo. Ci sono due versioni di O Venezia che sei la più bella canto risorgimentale di struggente bellezza; di mio preferisco la prima versione, con due accordi e due voci che, per paradosso, accade a volte, è più fedele alla stupenda lezione della Giovanna Daffini e risulta al mio corpo e alla mia mente più inventata: e questo è un ossimoro che si ripete nella Bella ciao (mondine) cantata da Giovanna Marini. La nitida semplicità della O Venezia...a due fa più grande e se possibile ancor più verdiana la versione per coro e banda della Scuola di musica del Testaccio. Una cosa mi ha colpito molto: secondo me Francesco De Gregori canta tutto il suo e anche il non suo in maniera molto omogenea, pressoché estraniata: canta in modo epico; in modo assolutamente epico cantava l'immensa Giovanna Daffini alla quale questo cd è più che idealmente dedicato.

Forse sarebbe piaggeria se io dicessi che ora mi sento nella stessa barca di Francesco. Forse, ma non credo che abbia molta importanza. Gli devo molto e devo molto a Giovanna Marini e a che a qualsiasi titolo ha partecipato alla manifattura di Il fischio del vapore: un lavoro nel quale l'anima dei grandi artigiani fa aggio sulle tecnologie industriali.

Il mio grazie è anche il grazie dell'Istituto Ernesto de Martino e di chi ogni giorno tutti giorni opera e fa nel nome della conoscenza critica e della presenza alternativa del mondo popolare e proletario. Che fu. Che è.

Ivan Della Mea – L'UNITA' – 09/12/2002



| MOTORI DI RICERCA | UFFICIO INFORMAZIONI | LA POSTA | CHAT | SMS gratis | LINK TO LINK!
| LA CAPITANERIA DEL PORTO | Mailing List | Forum | Newsletter | Il libro degli ospiti | ARCHIVIO | LA POESIA DEL FARO|